Passa ai contenuti principali

La legge elettorale e la lezione del referendum: mai sottovalutare gli elettori

La legge elettorale è ancora in discussione ed è probabile che ci riservi altre sorprese. Nonostante ciò, si può azzardare qualche commento sui punti che sembrano chiari e sugli sviluppi probabili. Innanzi tutto, quale vantaggio intendono trarne, i partiti che hanno raggiunto (almeno fin qui) l’accordo. E perché due punti sono considerati “irrinunciabili”: la soglia di sbarramento e il no al voto disgiunto (su quest’ultimo punto però con tensioni all’interno dei Cinquestelle).

Le ragioni di un accordo a sorpresa...
Per la soglia del 5% la spiegazione è facile, l’idea di spartirsi in quattro un “premietto” di maggioranza. Non un premio a un solo vincitore ma un bottino proporzionalmente ripartito.
Meno facile la risposta sul marchingegno mini-collegi uninominali / maxi-collegi proporzionali con l’impossibilità di esprimere un voto disgiunto (la croce sarà messa su una e una sola casella per ogni partito). A ben vedere c’è una certa “irragionevolezza” nel concedere all’elettore la possibilità di scegliersi un rappresentante “di prossimità” ancorato al territorio che lo elegge e però negargliela lasciando una sola scelta tra il partito, con la sua lista, e quel rappresentante. Si dà per scontato che in questo modo ”verrà sempre premiato il simbolo, a tutto vantaggio dei grandi partiti, e a danno della libertà di scelta dei cittadini[1]. Se non è una porcata, una cosa da magliari[2]: se non un Porcellum, un Fraudulentum…


Per PD e Cinquestelle l’idea è di far leva su persone conosciute nel territorio, con una immagine meno logorata, perché facciano da traino al voto di partito: entrambi con in testa la sfida per il primo posto, che darà diritto all’incarico iniziale (esplorativo) per la formazione del governo. Per la Lega può servire a rafforzare la loro immagine di partito territoriale (il loro “vantaggio competitivo” in molte aree del nord). Forza Italia invece potrà sfruttare qualche nome di richiamo, destinato poi a restare a casa, salvo ripescaggio con la candidatura nel listino proporzionale. Che in quel partito sarà l’unico modo per varcare la porta del Parlamento, le cui chiavi sono saldamente nelle mani del Capo.

...una nuova conventio ad excludendum
Al di là di questo, il vantaggio principale sarebbe quello di impedire che un candidato, “non allineato” con nessuno dei quattro partiti possa farcela in un territorio per le sue posizioni o per l’attività svolta. Impedendo il voto disgiunto, su questo si incentrano i commenti critici, l’elettore che, pur apprezzandolo, non intende rinunciare al voto “di appartenenza” per il partito nazionale sarebbe scoraggiato dal votarlo. Si consideri che i vincitori nei collegi uninominali sono eletti (sembra) anche se il partito collegato non supera la soglia: con questo sistema sarebbe invece scongiurato il rischio di ritrovarsi eletto un “estraneo” in barba allo sbarramento.


La tecnica del waterboarding: un gioco d'azzardo contro la democrazia...
C’è un disegno di prospettiva in questo complicato marchingegno? La risposta degli osservatori è quasi unanime: quello di arrivare a una composizione del Parlamento tale per cui l’alternativa secca sia tra un’intesa PD-Forza Italia e il ritorno al voto
Scavando un po’ oltre, ci si accorge che l’intesa PD-Forza Italia sarebbe possibile solo se si verificassero insieme svariate condizioni: il PD avanti al M5S; FI avanti alla Lega; nessun altro partito oltre il 5% (a parte quello di Alfano, che però è il più lontano dalla soglia); dulcis in fundo, convergenza di tutti, in PD e FI, su Renzi premier: tra tutte, la condizione che viene data maggiormente per scontata mentre appare sempre più irrealistica.
Dunque la prospettiva sembra essere, banalmente, il ritorno al voto. 
Un marchingegno concepito per dare la massima forza cogente all’argomento del “voto utile”, in una campagna elettorale all’insegna dell’azzardo, come premessa per una strategia che non saprei come altro definire se non di “waterboarding[3]. Mettere l’elettore di fronte a un voto senza esito, anche ripetutamente, finché non si risolve a portare uno dei partiti alla maggioranza assoluta.



...che può essere sconfitto. Da un'alternativa di sinistra
Ho già scritto in precedenza[4] che questo assassinio della democrazia può essere sconfitto, questa idea sradicata dalla nostra vita politica. In cui ha invece preso piede già con il Porcellum, poi con le larghe intese, da Monti a Gentiloni passando per Letta e Renzi, fino alla prospettiva di un’elezione-ricatto.


La pentola però può uscire senza coperchio e dare un risultato inatteso. Perché possono essere rovesciate le premesse. Il no al voto disgiunto può far sì che candidati riconosciuti e democraticamente selezionati dal basso facciano da traino per una formazione di sinistra che superi abbondantemente la soglia. Basta puntare sulla possibilità che la loro credibilità faccia premio sul senso di appartenenza, in fortissimo declino per tutte e quattro le formazioni oggi prevalenti. Che un programma alternativo sia considerato preferibile (e realistico) rispetto a una politica che assomma clientelismo, populismo, affarismo e cinismo portando a un aumento delle diseguaglianze e a un progressivo smantellamento di diritti fondamentali.
Significa programma condiviso e primarie per i candidati.
Non sono utopie.

E non è troppo tardi perché i giochi sono fatti. Né troppo presto perché non siamo preparati.

Il tempo è ora.







NOTE
[1] M. Villone “Al tedesco taroccato do 5 e mezzo”, Il Fatto quotidiano 6/6/17. Nonostante questo giudizio aggiunge tuttavia il dubbio che difficilmente la Consulta potrà rinvenirvi una “manifesta irragionevolezza” tale da portarla a bocciare il testo. 
[2] Riferimento all’omonimo film con Alberto Sordi: memorabile la battuta sulla “lana mortaccina” spacciata per lana vergine.
[3] La tecnica di tortura che sfiora ripetutamente l’annegamento resa famosa per essere stata autorizzata da Bush nel 2006 per gli interrogatori nella base di Guantanamo
[4] http://giovanniprincipe.blogspot.it/2017/04/sistema-elettorale-e-crisi-della.html In quel post qualcuno ha letto una difesa del maggioritario in quanto vi sostenevo tra le altre cose che “non la legge elettorale maggioritaria ma il sistema politico costruito sulle macerie del teatrino delle marionette berlusconiano è un attentato ai diritti del popolo sovrano”. In altre parole, è la convergenza al centro e la negazione di ogni possibile alternativa ad aver soffocato la democrazia, e le leggi elettorali sono state sfornate negli ultimi quindici anni al solo scopo di favorire questa deriva autoritaria. Non sfugge a questa caratteristica quella che sta venendo fuori, anche se può dar luogo a una classica “eterogenesi dei fini”, come qui sostengo







Commenti

Post popolari in questo blog

Cinquestelle e sinistra. Una conclusione

Se la sinistra si unisse all’attuale opposizione al governo Conte in una campagna per farlo cadere in nome dell’antifascismo darebbe un colpo letale ad ogni residua, flebile speranza di recuperare un ruolo significativo sulla scena politica italiana per il prossimo futuro. Deve invece prioritariamente ricostruire un suo profilo riconoscibile su un progetto convincente, chiaro nei presupposti di valore.
Questa affermazione, con cui ho chiuso il post precedente, non solo non è una dimostrazione del settarismo identitario che impedisce alla sinistra di ritrovarsi ma è la condizione per riuscire in questo arduo compito. Lo è in base a banali considerazioni dettate da un’analisi appena obiettiva della situazione politica attuale. Mi sono impegnato a motivarlo e provo a farlo di seguito.

Riassunto delle puntate precedenti. - Il governo ora in carica era ufficialmente abortito per la pretesa di Salvini di rappresentare la coalizione di centrodestra anziché solo la Lega e per il rifiuto dei Ci…

Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia. Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.

Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra
Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è pre…

Combattere la destra a fianco della destra?

L’unico modo sensato, per la sinistra, di rapportarsi al governo Conte è confrontarsi con i Cinquestelle in modo chiaro e forte, criticandoli per le contraddizioni, le ambiguità, le concessioni alla destra ma sfidandoli in modo propositivo sulle cose da fare. Perché il pericolo principale che incombe è che si realizzi la prospettiva su cui sta lavorando la destra, in pieno accordo con il PD: far fuori i Cinquestelle per dar vita a un “governo di salute pubblica” di cui la Lega sarà chiamata a far parte con o senza Salvini. E, ancora una volta, senza passare per le elezioni. Questo è il disegno che la sinistra deve sconfiggere: un compito arduo, che diventa impossibile se al momento della rottura viene meno la forza organizzata e la presa elettorale dei Cinquestelle.
Chi lavora per un governo "di salute pubblica"? È questa la conclusione cui sono giunto negli ultimi post, partendo dalla considerazione che Salvini è, sì, la destra estrema ma è in missione per lo schieramento di …