Passa ai contenuti principali

ELEZIONI Amministrative - Referendum

AVVERTENZA
Si sente dire che siamo in una campagna elettorale permanente. Lo si dice in senso, giustamente, critico nei confronti del governo che, più ancora dei partiti che un po’ lo fanno “per mestiere”, è continuamente impegnato a “raccontare” la situazione sociale ed economica del Paese in un modo distorto, funzionale a una comunicazione propagandistica celebrativa del suo operato.
È però vero anche in un altro senso, del tutto fisiologico e da considerare in un’accezione positiva. Le istituzioni e i partiti infatti dovrebbero monitorare continuamente le istanze che salgono dai cittadini, i loro umori intesi non tanto come mode del momento ma come giudizio sintetico sulla qualità della loro vita e delle aspettative che nutrono per il loro futuro.
A questo compito deve dedicarsi in particolare la sinistra. Non esistono più i partiti di massa che fino agli ultimi decenni del secolo scorso avevano antenne ben piantate nel corpo sociale. Grazie a quelle riuscivano comunque, benché la comunicazione funzionasse soprattutto dall’alto verso il basso, a raccogliere messaggi su ciò che animava l’elettorato di riferimento. Oggi servono altri strumenti: in particolare ci si affida molto ai social, ma si può fare uso della grande quantità di dati (big data) che ci vengono offerti quotidianamente. Chi può permetterselo, attinge anche a dati a pagamento forniti da specialisti del marketing e della comunicazione, non solo commerciale. Molti dati sono però disponibili al solo prezzo di un’applicazione metodica, certosina, sulle banche aperte al pubblico.
In particolare, sono resi pubblici, attraverso stampa quotidiana e reti televisive, molti sondaggi sulle intenzioni di voto, che presentano tuttavia grossi limiti. Ma c’è anche una banca dati pubblica, perciò pienamente disponibile, che non sbaglia sulle intenzioni di voto: quella che raccoglie …  i voti veri che a cadenza, minimo, annuale, l’elettorato (tutto o in parte statisticamente significativa) esprime.
Si è appena votato per un numero rilevante di comuni. Altrettanto è accaduto esattamente un anno fa. Come interpretare questi dati? Se ne possono trarre indicazioni utili?
Certamente si. Un modo semplice, che viene elaborato da molte fonti, è il confronto con la precedente tornata: si tratta di dati omogenei, e questo è un gran vantaggio. Il problema è che l’arco di tempo (5 anni) è troppo lungo per una politica che evolve sempre più velocemente, ovvero per un elettorato il cui consenso è sempre più mobile. Si possono confrontare voti espressi in tempi più ravvicinati ma in ambiti diversi? Si, se si adottano alcuni accorgimenti e si mettono in conto alcuni margini di errore, che del resto sono sempre presenti, in qualunque analisi che aspiri ad avere un valore predittivo.


IL VOTO A SINISTRA NELLE COMUNALI 2016 - 2017
Il lavoro che illustro qui di seguito, riprende il tema delle elezioni comunali, mettendo a confronto le due ultime tornate comunali (estive), limitando l’analisi ai soli comuni capoluoghi. Sono stati 24 nel 2016, per un totale di 3,84 milioni di voti espressi dagli elettori coinvolti, 25 nel 2017, per un totale di 1,59 milioni di voti nel 2017. La differenza è dovuta al fatto che l’anno passato sono state coinvolte le quattro maggiori città italiane.
L’indagine è orientata a uno scopo: comprendere quali movimenti si sono registrati nell’area della sinistra, per valutare più in specifico il comportamento dell’elettorato che non si è espresso per il PD e i Cinquestelle e appare prevalentemente orientato su posizioni, istanze, sentimenti che guardano all’area politica della sinistra. E al tempo stesso per metterli a confronto con i risultati ottenuti da questi ultimi due che dovrebbero costituire, in base al giudizio corrente sulla politica italiana, i due poli che contendono alla destra i voti dell’elettorato.
Si tratta quindi di portare in emersione quella parte dell’elettorato che la comunicazione dominante punta ad oscurare. Non bastasse il fatto che circa una metà dell’elettorato (in Francia siamo già oltre questa soglia) è stata estromessa dalla rappresentanza e relegata nell’area della non partecipazione al voto, la parte che tenta nonostante tutto di riconquistare un “posto al sole” per restituire rappresentanza al popolo che ne è privo, ovvero la sinistra che non si è omologata al liberismo imperante, viene cancellata o al più confinata nella riserva degli “zerovirgola”, dei perdenti a priori, in corsa contro gli sbarramenti.
Di questi andiamo dunque a cercare le tracce. Lo facciamo esaminando i voti raccolti da:
  •  liste civiche caratterizzate su posizioni di sinistra presentatesi autonomamente (colonna A):
  •  liste con caratterizzazione partitica di sinistra (colonna B);
  •  liste (civiche o di partito) che si richiamano alla sinistra ma si presentano in coalizioni col PD (colonna C).

(TABELLA 1) Comunali 2017 - I turno - Comuni capoluogo - SINISTRA
                                             A                                     B                           C


(TABELLA 2) Comunali 2016 - I turno - Comuni capoluogo - SINISTRA
                                            A                                B                                C


Il risultato è abbastanza eloquente, con due precisazioni:
  • per entrambi gli anni sono fornite due percentuali per le liste civiche, inquadrando in due modi diversi due fenomeni “singolari” che hanno lasciato un impronta forte sulle due tornate: Napoli, con l’elezione a sindaco di De Magistris, e di Palermo, con l’elezione a sindaco di Orlando. La cifra in basso, di entità minore, si riferisce a un calcolo effettuato prendendo in considerazione tra le liste civiche solo quelle espressamente di sinistra in appoggio dell’uno così come dell’altro; la cifra di entità maggiore comprende invece tutti i voti espressi per De Magistris, in un caso, e i tutti i voti espressi per Orlando salvo quelli per la lista “Democratici e Progressisti” con cui si sono presentati esponenti PD e AP, nell’altro
  • nei casi in cui in uno stesso comune si sono presentate più liste civiche di sinistra (2 casi nel 2016, 5 casi nel 2017) i voti sono stati sommati: per la politica locale la somma non è stata possibile, ma per i nostri scopi, proiettati sul futuro da costruire, deve essere considerata possibile.

Quale è stato il risultato ottenuto nelle due tornate dalle liste di partito, del PD e dei 5S? Ce lo mostrano queste altre tabelle in cui sono riportati, distintamente, i voti riportati da liste PD in coalizioni senza la sinistra (colonna A), liste PD in coalizione con liste di sinistra (colonna B), candidati sindaco delle coalizioni PD in entrambi i casi (colonna C), candidati sindaco del Movimento Cinquestelle (colonna D) .

(TABELLA 3) Comunali 2017 - I turno - Comuni capoluogo - PD - M5S
                                                      A       B          C          D

(TABELLA 4) Comunali 2016 - I turno - Comuni capoluogo - PD - M5S
                                                      A       B          C          D

Anche in questo caso sono necessarie alcune precisazioni:
  • nel caso di Palermo (2017) sono attribuiti al PD i voti della lista “Democratici e Progressisti”
  • nel caso di Salerno (2016) non sono attribuiti voti di lista al PD che si è presentato solo in una lista “Progressisti” e la percentuale nazionale del partito è stata quindi calcolata sugli elettori dei capoluoghi escludendo Salerno (che è invece compresa nel calcolo della percentuale relativa alle coalizioni).

Proviamo ora a trarre qualche conclusione da questo procedimento “indiziario”.

Le liste civiche di sinistra ottengono un risultato attorno al 6%, che sfiora la doppia cifra se si mette in conto interamente il fenomeno De Magistris, nel 2016; lo superano attestandosi oltre il 10% nel 2017, che può essere letto oltre il 15% se si comprendono nel calcolo tutte le liste collegate a Leoluca Orlando meno quella costituita da PD e AP.

Il loro risultato nel 2017 raggiunge il risultato dei Cinquestelle e si avvicina molto a quello del PD. Arriva a scavalcarli entrambi se si considera interamente, al netto della lista PD-AP, il risultato di Orlando.
Attribuire a un unico aggregato i risultati delle liste civiche, che in alcune città, 2 nel 2016 e 4 nel 2017, erano due e in una (Gorizia nel 2017) perfino 3, è un’operazione aritmetica il cui corrispondente politico è del tutto ipotetico, così come ipotetica è l’appartenenza a questo fenomeno di fenomeni peculiari come De Magistris e Orlando.
Se torniamo però al risultato del referendum, già analizzato qui a suo tempo, scopriamo una singolare corrispondenza tra il bacino di voti di sinistra all’interno dell’area del NO e questi dati.

C’è dunque un’area già in campo, non solo un’area potenziale. Il che dovrebbe rendere più facile la costruzione di una risposta politica adeguata alle istanze che si esprimono, visto che in sede locale hanno potuto trovare soluzioni adeguate. Ma questo rende al contempo più gravi le responsabilità di un gruppo dirigente che fin qui non ha saputo trovare soluzioni, di programma e di persone, convincenti per i cittadini elettori.

Quello che però si può dire con tutta tranquillità è che se si ripercorrono sul territorio le vie tracciate dalle esperienze locali in campo amministrativo non c’è legge elettorale o marchingegno che possa tenere lontani dal Parlamento o anche solo marginalizzare fino alla residualità, le espressioni di questo mondo. Mentre si può certamente far valere la rappresentanza di quegli interessi, da lungo tempo – e tuttora – privi di rappresentanza politica adeguata e fedele, nel Parlamento. Con l’ambizione non solo di esprimere dissenso su una politica che va avanti senza mutare rotta, ma di mettere le mani sul timone per dare una virata decisa a un’imbarcazione che il pilota automatico sta portando ad arenarsi. Portando sul ponte di comando quella fascia di popolazione che avendo pagato i prezzi più alti della crisi è stata poi espulsa dal processo democratico, perché torni ad essere padrona del proprio destino.

Commenti

Post popolari in questo blog

Cinquestelle e sinistra. Una conclusione

Se la sinistra si unisse all’attuale opposizione al governo Conte in una campagna per farlo cadere in nome dell’antifascismo darebbe un colpo letale ad ogni residua, flebile speranza di recuperare un ruolo significativo sulla scena politica italiana per il prossimo futuro. Deve invece prioritariamente ricostruire un suo profilo riconoscibile su un progetto convincente, chiaro nei presupposti di valore.
Questa affermazione, con cui ho chiuso il post precedente, non solo non è una dimostrazione del settarismo identitario che impedisce alla sinistra di ritrovarsi ma è la condizione per riuscire in questo arduo compito. Lo è in base a banali considerazioni dettate da un’analisi appena obiettiva della situazione politica attuale. Mi sono impegnato a motivarlo e provo a farlo di seguito.

Riassunto delle puntate precedenti. - Il governo ora in carica era ufficialmente abortito per la pretesa di Salvini di rappresentare la coalizione di centrodestra anziché solo la Lega e per il rifiuto dei Ci…

Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia. Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.

Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra
Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è pre…

Combattere la destra a fianco della destra?

L’unico modo sensato, per la sinistra, di rapportarsi al governo Conte è confrontarsi con i Cinquestelle in modo chiaro e forte, criticandoli per le contraddizioni, le ambiguità, le concessioni alla destra ma sfidandoli in modo propositivo sulle cose da fare. Perché il pericolo principale che incombe è che si realizzi la prospettiva su cui sta lavorando la destra, in pieno accordo con il PD: far fuori i Cinquestelle per dar vita a un “governo di salute pubblica” di cui la Lega sarà chiamata a far parte con o senza Salvini. E, ancora una volta, senza passare per le elezioni. Questo è il disegno che la sinistra deve sconfiggere: un compito arduo, che diventa impossibile se al momento della rottura viene meno la forza organizzata e la presa elettorale dei Cinquestelle.
Chi lavora per un governo "di salute pubblica"? È questa la conclusione cui sono giunto negli ultimi post, partendo dalla considerazione che Salvini è, sì, la destra estrema ma è in missione per lo schieramento di …