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Cinquestelle e sinistra. Una conclusione


Se la sinistra si unisse all’attuale opposizione al governo Conte in una campagna per farlo cadere in nome dell’antifascismo darebbe un colpo letale ad ogni residua, flebile speranza di recuperare un ruolo significativo sulla scena politica italiana per il prossimo futuro. Deve invece prioritariamente ricostruire un suo profilo riconoscibile su un progetto convincente, chiaro nei presupposti di valore.

Questa affermazione, con cui ho chiuso il post precedente, non solo non è una dimostrazione del settarismo identitario che impedisce alla sinistra di ritrovarsi ma è la condizione per riuscire in questo arduo compito. Lo è in base a banali considerazioni dettate da un’analisi appena obiettiva della situazione politica attuale. Mi sono impegnato a motivarlo e provo a farlo di seguito.


Riassunto delle puntate precedenti.
- Il governo ora in carica era ufficialmente abortito per la pretesa di Salvini di rappresentare la coalizione di centrodestra anziché solo la Lega e per il rifiuto dei Cinquestelle di governare con Forza Italia.
- È stato riesumato dopo una notte di follia istituzionale in cui il Colle (non si sa bene incoraggiato da chi), pur di evitare un ritorno alle urne da cui sarebbero usciti trionfatori i Cinquestelle, stava per formare un governo finto che non avrebbe raccolto neanche un voto in Parlamento.
- Nel panico, terrorizzati dalla reazione dei mercati e dall’evidente ulteriore vantaggio che avrebbero tratto i Cinquestelle da quella follia, i partiti che si definiscono “il sistema”, PD e Forza Italia,
in accordo con centri nazionali e internazionali del potere economico e attraverso i loro terminali nella Lega, hanno spinto Salvini a tornare sui suoi passi e a formare il governo con i Cinquestelle da solo. 
- La mossa mirava a prendere tempo, contando sul fatto che facendo il fenomeno, l’unica parte in grado di interpretare, avrebbe messo in crescente difficoltà i suoi partner, a loro volta ritenuti impreparati al compito, e screditato il governo.
- Sarebbe così giunto, nei loro piani, il momento in cui, anche grazie a Salvini, si sarebbero create le condizioni per un governo di salute pubblica senza i Cinquestelle tra i piedi. Un ritorno all’assetto politico della passata legislatura, evitando il passaggio elettorale o cambiandone l’esito probabile.
- Le motivazioni che li hanno portati ad accettare questa sfida, i Cinquestelle non le hanno mai rese note, con la mancanza di trasparenza che caratterizza i loro processi decisionali più importanti. Che abbiano valutato di poter reggere il confronto o che, al contrario, abbiano temuto che i rischi di un irrigidimento fossero sproporzionati e non gestibili, o che si siano semplicemente esaltati all’idea eroica della conquista del potere, sta di fatto che sono stati al gioco.


A che gioco si gioca, ora
Veniamo all’oggi. Ora il gioco si presenta in questi termini: la destra, che si tiene stretta l’alleanza con Salvini in tutta Italia (le sporadiche eccezioni trovano grande risalto sulla stampa di sistema ma, come sempre, confermano la regola), acquista baldanza man mano che il "fenomeno” alza i toni. Tant’è che, da un ostentato distacco, ora passa a parole (pur misurate) di incoraggiamento e di solidarietà. Che bastano e avanzano per esaltare ancor più l’ubriacatura di potere del Capitano.
A chi si chiede se questo gioco non sia rischioso vista l’inclinazione del popolo di destra, mai sopita e ora dilagante, a glorificare chi abbia appena una parvenza di “uomo forte”, risponderei che, sì, lo è se si lascia andare il gioco troppo a lungo e senza contromisure né antagonisti. Ma aggiungerei che questo errore, commesso dal PD e dai suoi satelliti con Renzi, la destra sembra averlo evitato già dal referendum, avendo staccato l’acceleratore quando ha valutato fosse il momento. E che conosce piuttosto bene la psicologia di quella sua “pancia” che ora è attratta dal Capitano.
L’idea che sia fatta tutta di sovranisti identitari che vedono negli immigrati gli agenti della dissoluzione della supremazia della civiltà cristiana (o ariana, o valligiana, o chissà che altro) è infatti fuorviante. Questi esistono, sono una realtà preoccupante perché mai davvero contrastata e a fasi alterne utilizzata come manovalanza criminale, ma sono numericamente inconsistenti. La maggioranza però è piuttosto “brava gente” in giacca e cravatta che pretende rispetto, convinta di “tenere in piedi il paese” che dichiara di amare. Solo, li vuole criminalizzati e soggiogati per poterli ricattare e per mantenere, con loro, una grande massa di lavoratori “deboli” in condizioni di sottosalario, precarietà e mancanza di sicurezza. Li considera insomma una polizza assicurativa per tenere in piedi, se non ingrossare, il serbatoio di invisibili con cui si alimenta sia l’enorme sommerso che la dilagante economia criminale.


Il ruolo dei Cinquestelle (e la sinistra)
A questo gioco della destra i Cinquestelle rispondono come sanno e come possono. Si rendono conto che non hanno altra scelta che alzare a loro volta la posta in senso contrario. Solo per questo (che non è poco), se fosse sopravvissuta in Italia un po’ della cultura di sinistra che l’aveva fatta grande e moderna in altra epoca, oggi si riconoscerebbe nelle loro campagne. Verbali, fatte di annunci cui faticano a seguire fatti che non siano fatterelli: ma riesumano temi su cui la sinistra si era spesa, quando era ancora viva e vigile.
A che cosa mi riferisco? Ad esempio
- alle piccole opere di messa in sicurezza del territorio e dei manufatti, come unica grande opera da finanziare
- alla ripubblicizzazione dei monopoli naturali, a partire dai beni comuni di maggiore impatto sulla qualità della vita associata e sulla salvaguardia del patrimonio naturale e storico, cancellando i patti scellerati con cui sono stati privatizzati enormi extra-profitti e socializzati i disastri, fisici e economici
- alla lotta alla povertà con una politica economica e fiscale di forte impatto redistributivo, al posto delle elargizioni a pioggia per comprare voti
- al finanziamento della modernizzazione del sistema produttivo al posto dei sussidi per tenere in piedi attività sub-marginali che il mercato cancellerebbe in mancanza di una riconversione.


Ogni sortita, magari timida, poco strutturata, poco “ingegnerizzata”, in queste direzioni viene invece accolta, nel migliore dei casi, dal classico benaltrismo. Ma spesso assistiamo dolenti al triste spettacolo di chi rinnega, talvolta perfino demonizza le posizioni di cui un tempo era stato fautore convinto; con argomenti che ormai trovano posto solo nelle retrovie più reazionarie della cultura iperliberista.
E sì che ci sarebbe molto da criticare e stimolare su temi che i Cinquestelle affrontano cedendo al conformismo oppure trascurano del tutto. Tanto per dire, l’investimento sulla cultura e sui saperi, così come sulla tutela della salute, al posto dell’esaltazione di modelli privatistici che declassano i diritti a oggetto di interventi compassionevoli; o i diritti civili finiti nell’oblio totale. Non, sia chiaro (mi sembra di sentir già tuonare l’obiezione), in alternativa a una critica serrata, severa, incisiva ai silenzi, agli scivolamenti, fino alle adesioni verso le sparate razziste e fasciste, le violazioni di principi costituzionali e, direi anche, universalmente riconosciuti dall’umanità civile. Perché le due cose sono tutt’altro che in alternativa e dovrebbero viceversa rafforzarsi a vicenda.


Il ruolo del PD (e la sinistra)
Invece - ecco il paradosso su cui credo dovrebbe riflettere attentamente chiunque si senta ancora di sinistra - mentre la destra gioca a aizzare il suo mastino contro i Cinquestelle che rappresentano il vero pericolo per i loro interessi, l’altra opposizione, il PD, quando si scaglia contro il fascismo risorgente delle sparate di Salvini lo fa con l'obiettivo di far sì che … al posto dei Cinquestelle possano insediarsi le destre (Berlusconi e Tajani, con Toti e Zaia) nello scenario del governo di salute pubblica con il loro apporto. E che delle istanze e delle proposte che la sinistra ha storicamente portato avanti venga cancellata anche la traccia timida e confusa che i Cinquestelle provano a impersonare.

Aggiungo una considerazione, sapendo che può apparire una provocazione (talvolta sono utili). Al di là dell’effetto ignobile di esaltare i fascismi, di cui ho parlato prima, preoccupante ma limitato, l’incidenza reale della cagnara salviniana è quasi nulla. Se nell’ultima vicenda (la Diciotti) ha trovato funzionari che si mettevano in ferie o si accontentavano di una telefonata del capo di gabinetto per non complicarsi la vita, l’effetto più importante (calcolato) della missione di Patronaggio al Viminale è stato proprio quello di far capire a quel corpo di funzionari (che non sono tacciabili di propensioni fasciste) che d’ora in poi dovranno esigere solo atti formali, che nessun capo di gabinetto (neanche se fa confusione tra Salvini e uno statista) si sognerà di adottare. Anche perché il Capitano può parlare di medaglie, contando sull’impunità garantita, ma per loro non c’è da aspettare che si pronunci un tribunale dei Ministri ma solo qualche procura e qualche giudice civile o amministrativo (in un certo senso ancora più pericoloso).


Sul piano concreto, viceversa, l’effetto più macroscopico in termini di perdita di vite umane e di degrado della dignità delle persone l’ha ottenuto l’accordo con la Libia per i “respingimenti a terra” (oltre che nelle loro acque SAR) e la detenzione dei migranti in fuga dall’Africa Centrale nei loro lager. “Merito” dello stesso Minniti che oggi ironizza sulla campagna di Salvini, accusandolo in sostanza di farsi grande (e fascista) sulle misure da lui adottate (e vantate come democratiche e europeiste).

Porte chiuse per i democratici dunque? Intesi come partito, rappresentato in Parlamento, sì: la loro porta non può essere varcata in nessuna occasione. Quando invece la sinistra in autonomia assume iniziative chiare e comprensibili, porte aperte a chiunque, a qualunque partito sia iscritto: può essere il caso di Catania o di San Babila, se gestito in questo spirito, facendo quindi bene attenzione a chi viene a far l’uovo nel nido altrui.


Sinistra e Cinquestelle. Una conclusione
Ma è soprattutto il rapporto con la componente Cinquestelle il nodo dirimente. Anziché le parole a mezza bocca, il più delle volte rimangiate nel giro di ore, di Martina o altri “volenterosi” semiclandestini nel PD o in LeU, si devono ascoltare voci chiare, forti che sappiano confrontarsi, sia dialogare che confliggere, con loro e siano coerentemente e credibilmente collocate nel solco della migliore elaborazione della sinistra negli anni recenti. Quella, per essere ancora più espliciti, che si ricollega ai filoni, ancora disordinati e molteplici, che in Europa e nel mondo lavorano alla ridefinizione e al rilancio di una sinistra anti-liberista, ambientalista, egualitaria. Verrebbe da aggiungere laica e progressista se non si trattasse di parole malate del cui significato si sono impadroniti troppi usurpatori (concettuali).

Oggi non esiste in Italia una regia coordinata che faccia di quelle voci un coro, un soggetto politico. Ma darsi strumenti per far crescere la condivisione, quindi la riconoscibilità e l’incidenza sarebbe già un enorme passo avanti. L’organizzazione seguirà: non il contrario.


Commenti

  1. non sono d'accordo in niente e ritengo questo scritto semplicemente un tentativo di far accogliere il M5S a braccia aperte da parte della sinistra, spacciando il M5S per un movimento con fondamenta di sinistra mentre non lo è affatto ed è pericoloso come la Lega ed aggiunge anche altri difetti come l'incompetenza e l'ignoranza

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  2. Condivido l'analisi. Alcune tra le parole-chiave della sinistra sono state adottate dal Movimento Cinque Stelle ma oggi sconfessate da esponenti della medesima area (per lo più quella piddina), e non solo per interessi elettoralistici. Il vero problema è che Renzi non è stato un usurpatore come troppo semplicisticamente è stato dipinto, e che la maggior parte degli elettori del Pd non si identifica più in quelle parole. Nella sinistra residuale prevale invece l'identitarismo settario anziché il dialogo con i Cinquestelle.
    Non c'è purtroppo da essere ottimisti.

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  3. Perchè non , nella definizione di sinistra, aggiungere anche "colta"?non nel senso di delegarla a pochi intellettuali ma in quello di uno sviluppo della cultura civica e democratica diffusa ? Mi potrebbe bastare.

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  4. Il voto universalmente uguale ( uno=uno ) è un'altra ideologia da superare anche perchè è già , nelle cose, un falso.

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  5. Il voto universalmente uguale ( uno=uno ) è un'altra ideologia da superare anche perchè è già , nelle cose, un falso.

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  6. IL VOTO EGUALE ( O ALMENO "QUASI") PER TUTTI E' UN' ASPIRAZIONE, UN OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE, MA NON E' REALISTICO , NE' UTILE OGGI NELLA FORMA "TODOS CABALLERSOS". LO DICE ANCHE LA COSTITUZIONE CHE ESISTONO DIFFERENZE TRA LE PERSONE E CHE LA REPUBBLICA DEVE FAR SI' DI AZZERARLE ( O QUANTOMENO RENDERLE IRRILEVANTI)

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  7. IL VOTO EGUALE ( O ALMENO "QUASI") PER TUTTI E' UN' ASPIRAZIONE, UN OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE, MA NON E' REALISTICO , NE' UTILE OGGI NELLA FORMA "TODOS CABALLERSOS". LO DICE ANCHE LA COSTITUZIONE CHE ESISTONO DIFFERENZE TRA LE PERSONE E CHE LA REPUBBLICA DEVE FAR SI' DI AZZERARLE ( O QUANTOMENO RENDERLE IRRILEVANTI)

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