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Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia.
Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.


Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra

Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è presentato alle Camere e nemmeno a Mattarella, ma chiarezza si è fatta ugualmente grazie alla mossa di Di Maio, con la sponda di Mattarella, che ha costretto Salvini a scegliere. Ci ha messo un po’, si è esibito in una sequenza di battute che, come suo solito, andavano a vento[1], ma il punto fermo, in mezzo alle giravolte, restava il no alle elezioni subito. Prima possibile, ma non subito. Così, con la conclusione rocambolesca, il dilemma su Salvini si è risolto: ma le ombre non si sono diradate. La vera partita che si è giocata è rimasta nascosta, dietro le quinte, ai cittadini. E ora la dialettica politica sembra tutta un guazzabuglio.

Per provare a mettere un po’ di ordine nell’analisi dell’accaduto, dobbiamo cominciare col chiederci come mai una mossa di Di Maio che sembrava disperata (da stalker), preludio al cedimento finale, ha rovesciato il tavolo e costretto Salvini a fare quello che non voleva: accettare la sfida del governo, chiudendo una campagna elettorale che durava da anni, smettendo felpe, selfie, passeggiate di sfida, per misurarsi con le decisioni che in vita sua non aveva ancora mai dovuto prendere, quelle che incidono sulla vita degli altri. E che cosa ha portato Mattarella a sostenerla, solo 48 ore dopo una forzatura politica che avrebbe segnato, e forse finirà comunque per segnare, in modo indelebile la sua presidenza, mirata solo a impedire quell’epilogo.


Nell’attesa che questo ennesimo mistero della storia nazionale trovi fonti tali da fornire elementi di chiarezza (e studiosi in grado di analizzarle) si possono solo avanzare ipotesi. Una, che Mattarella sia stato messo sull’avviso da qualche imbeccata di segno contrario a quelle del giorno prima (i rumors al riguardo sono già fioriti)[2]; due, che Salvini abbia fiutato che il gioco di rinviare le elezioni pur dicendo di volerle fare subito non avrebbe retto a lungo, ma comunque quel tanto che bastava per mostrare in tutta la loro portata le conseguenze distruttive del suo gioco di sponda con Berlusconi (le stesse conseguenze che voci “di peso” avrebbero illustrato a Mattarella, vedi ipotesi uno).




[1] In rapida sequenza: “votiamo subito”, anzi no, “prima possibile”, ma “se si tratta di dar tempo a Cottarelli di fare le cose necessarie per accompagnare il Paese al voto senza disturbarlo durante l’estate la Lega non si tira indietro e una soluzione la trova”, però poi “la porta è sempre aperta”, “ne parlo con Di Maio”, “vi pare che se si può, arrivati a questo punto, non si fa…”, “l’importante non sono le persone ma l’indirizzo, non ho mai fatto questioni, ho rinunciato a tutto…”
[2] I ragionamenti di segno contrario sarebbero in definitiva apparsi un po’ più solidi di quelli con cui Renzi spiegava la strategia del pop corn (noi all’opposizione come il popolo ha deciso) e Berlusconi quella dell’incarico alla coalizione più votata (mandiamo Salvini a caccia dei voti per una maggioranza alternativa)


Opposizione da destra alla destra al governo?

Fermiamoci però qui con le ipotesi e cerchiamo di trovare qualche punto fermo.
1) L’opposizione a questo governo la faranno Forza Italia e PD (con LeU?). Fratelli d’Italia, che per il governo Conte-Savona aveva deciso il voto contrario, si è spostata sull’astensione, ingolosita dall’assist insperato che Mattarella ha fornito ai fautori dell’elezione diretta del Presidente.[3] Prima di cercare di decifrare quale sarà la sostanza politica di questo governo, basato su un contratto tra diversi, è il caso di fare chiarezza sul carattere di questa opposizione.
2) Tutto fa pensare che Berlusconi farà il solito doppio gioco sperimentato dai tempi di Monti, passando per Letta e Renzi: agli elettori la racconto come un’opposizione mentre tratto su tutto e strappo il possibile (e pure di più) per i miei interessi e (nei momenti di grazia e generosità) per quelli dei miei sodali. Non sono in molti a credergli ancora, ma a giudicare dai precedenti del ministro dell’Economia e di chi presidierà la macchina dello Stato dalla Funzione Pubblica, ha ancora un po’ di frecce nell’arco.
3) Il PD (Patto Repubblicano o meno) farà “opposizione senza sconti” con un’unica bandiera: quella dei “grandi progressi fatti dal Paese” negli anni del renzismo (quello hard e quello ringentilonito)[4]. Da contrapporre al “governo più di destra della storia repubblicana”.
4) La cifra politica di questo governo non comprende la sinistra andando da un movimento “post-ideologico” (che vorrebbe cioè sottrarsi al parametro destra/sinistra) ad uno dichiaratamente di estrema destra populista. Ma sta di fatto che il voto degli italiani li ha premiati perché erano i soli partiti che si ponevano in discontinuità con tutti gli altri che, in vario modo, hanno governato l’Italia nel tempo della crisi.
5) Il risultato finale di questa alchimia non alimenta chissà quali speranze, ma resta tuttavia un’incognita. Quello che invece non solo non alimenta speranze ma non lascia nemmeno spazio ad incognite è che l’opposizione in nome delle riforme degli ultimi anni sarà un’opposizione da destra. Dunque, se questo è il governo più di destra della storia repubblicana, la conclusione da trarre su un’opposizione da destra a questo governo è elementare.




[3] Sembra di poter dire che la Meloni e i suoi si siano ringalluzziti per la querelle sui poteri presidenziali (il Presidente della Repubblica può ergersi a interprete dell’interesse della Repubblica al di sopra e contro quello che gli elettori considerano tale?) che ha portato molta acqua ai fautori del Presidenzialismo.
[4] Quella bandiera accomuna, non ci si lasci ingannare dalle differenze caratteriali, il sornione Gentiloni e i bulli Renzi e Calenda, i curiali Del Rio e Franceschini, e il volenteroso Martina.


La differenza tra opposizione politica e campagna mediatica

Può darsi che questa conclusione scandalizzi qualche brava persona che nutre ancora speranze su un ritorno del PD verso una sinistra, magari annacquata ma pur sempre distinguibile da una destra sfacciata. Andiamo dunque più a fondo.

Chiariamo che per opposizione si deve intendere la presentazione di proposte che vadano in direzione contraria rispetto a quelle avanzate dal governo Lega-5S.
Non dubito che la campagna a testate unificate contro il governo farà incetta di dichiarazioni, tweet e post di questo o quell’altro esponente, soprattutto della Lega, al governo o comunque in maggioranza, di stampo fascista, omofobo, razzista. E che si troveranno infinite prove, scavando nel loro passato, di situazioni tali da creare imbarazzo, se non vere e proprie “notizie di reato”. Sarà un bene, un esercizio salutare, per l’importanza che ha, come detto all’inizio, il consenso informato in una democrazia. Ma opposizione è altro.


Quali battaglie per la sinistra?

Il punto allora è questo. Nel momento in cui prendesse forma una proposta di reddito di cittadinanza (o reddito minimo garantito, per usare la terminologia europea corrente) si chiederà di rivedere l’impianto delle condizioni per renderlo meno improntato al “welfare to work” (controlli e sanzioni più che accompagnamento e sostegno) avvicinandolo alle versioni più avanzate (a sinistra)? O si dirà che sono misure assistenziali, che costano troppo, come pure l’esatto contrario, che poiché non costano i fantastilioni calcolati dagli esperti “di parte avversa”, ma neanche i 17 mld previsti dal programma 5S, ma “solo” una cifra paragonabile al costo degli 80 euro, non mantengono le promesse fatte in campagna elettorale?
Se sarà presentata una proposta di salario minimo, ci si batterà per innalzarne l’importo e stabilire salvaguardie a favore della contrattazione collettiva? O si dirà che (pur avendolo proposto anche il PD) è un atto ostile nei confronti di quei sindacati che la considerano un’ingerenza indebita nelle loro prerogative, o che è un colpo mortale per il mondo di microimprese e professionisti che hanno bisogno di flessibilità (in basso)?
Ancora: su “quota 100” per le pensioni, si chiederà di affiancare questa modifica con un intervento corposo a garanzia delle carriere discontinue e per la ricostruzione integrale della vita contributiva indipendentemente dalle gestioni? o sarà bocciata perché rompe l’equilibrio finanziario (più che della spesa pensionistica, del calderone della spesa pubblica)? 
Su un’eventuale revisione del JobsAct per limitare il precariato, si chiederanno modifiche più incisive o si dirà “guai a chi lo tocca? 
Sull’agente provocatore per la lotta alla corruzione, ci si batterà per una strategia integrata più ampia o si griderà allo stato di polizia? 
Sull’interruzione della prescrizione all’apertura dei procedimenti, si chiederà di affiancare la misura con investimenti significativi sulla macchina della giustizia o si dirà che “è roba da manettari”? 
Se si annuncerà lo smantellamento della Buona Scuola ci si batterà perché sia ripristinata non solo l’educazione civica ma il concetto della formazione del cittadino sovrano o ci si schiererà a difesa dell’idea dell’”avvicinamento al mondo del lavoro” nella forma schiavista dell’alternanza?



Colmare il vuoto a sinistra, per rispondere alle attese

Ecco, mi piacerebbe trovare qualche limpido esempio di opposizione che il PD si appresta a fare da sinistra. Sarebbe stato bello, per esempio, se avesse potuto criticare la prima sparata di Salvini, la riduzione dello stanziamento di 5 miliardi per l’accoglienza: ma non poteva, sarebbe risultato chiaro che Salvini è solo un furbacchione e che quei 5 miliardi non esistono ma sono la cifra, gonfiata con artifici anche piuttosto rozzi, presentata alla UE per ottenere una corrispondente flessibilità dei conti, senza contare che si riferisce a un numero di sbarchi che l’accordo di Minniti con gli aguzzini libici ha tagliato dei 4/5. La spesa aggiuntiva reale nel 2018 non arriva a un decimo.

Gli esempi che ho fatto si riferiscono a quello che avrebbe potuto fare un’opposizione di sinistra, se fosse stata presente in Parlamento. Ma non c’è (chissà se qualcuno di LeU batterà un colpo, foss’anche per gridare nel deserto). Sarebbe stata un’opposizione costruttiva per ottenere risultati di sinistra più che per stare in Parlamento solo al fine di alimentare la prossima campagna elettorale.
Invece i partiti “di sistema” continuano a non accorgersi che il popolo non giudica in base ai claim degli strateghi della comunicazione ma in base alle conseguenze sulle loro vite degli atti che la politica compie a tutti i livelli. E la sinistra, che da questa constatazione potrebbe trovare energie ad oggi impensabili, scimmiotta quei comportamenti, subisce quel mood, insomma smarrisce se stessa.



L'araba fenice è solo un mito. Pericoloso

La tragedia è che se non si colma questo vuoto drammatico a sinistra, nel momento in cui questo governo dovesse ritrovarsi, per incapacità soggettiva o per il predominio del contesto ostile (tutt’altro che rassegnato a soccombere, come potremo constatare prima di quanto si immagini), non sarà disponibile alcuna soluzione nemmeno per limitare i danni. Che nessuno si illuda che in quella ipotesi l’araba fenice potrà finalmente risorgere dalle ceneri: in frangenti come questi, chi confonde mito e realtà rappresenta un pericolo.

Commenti

  1. Sul look (tanto per tradire un po' l'Italiano) altrimenti detto "veste grafica" solo un piccolo appunto: le scritte in verde, non sono alla portata di noi poveri affetti da senile sclerosi del cristallino (presbiopia dal greco presbys=vecchio op=riguardante la vista. Salvini : la tassazione progressiva è un obbligo costituzionale. Rileggendoi lavori della "costituente" (ovvero le "intenzioni del legislatore" ciò appare con tutta la sua forza specialmente dell'intervento/emendamento dell'onorevole democristiano Scoca. Dal quale si evince perfino che ci vuole un equilibrio tra la tassazione diretta (ancora in parte progressiva ma sempre meno a partire dalla fine degli anni ottanta) e quella indiretta la quale, in caso ad esempio di un aumento ulteriore dell'Iva rischierebbe di inficiare il concetto stesso di "progressività" Già da questo doppio papocchio salviniano (flat tax/aumento iva) si potrebbe rilanciare la battaglia per "l'attuazione della Costituzione, che spero non sia stata un "fulmine a ciel sereno" o, se si vuole, un amore durato una notte.
    Di Maio: il reddito minimo pulcioso di Di maio sarà, forse, un piccolo allargamento del reddito di inclusione, perché finora il refrain "costa troppo/ i fannulloni vivranno con i soldi dei lavoratori" è prevalente e nessuno vuole prendere atto che, in particolar modo con l'esponenziale dilagare dell'automazione e per esteso con lo sviluppo di tutte le ormai non più nuove tecnologie, il reddito minimo incondizionato (basic income) , gestito con opportuni accorgimenti è lo strumento più efficace per rilanciare l'economia. Basterebbe osservare attentamente quale effetto ha il basic income sul pil dei paesi che lo applicano. Dlle dati che sono riuscito a reperire direi che in tutto il nord europa due/cinque punti di Pil dipendono dal reddito minimo! Ora immaginiamo di rendere cosciente una fetta della cittadinanza del fatto che il reddito minimo non solo non grava sulle tasche dei lavoratori ma arricchisce l'intera comunità...
    Meloni e il presidenzialismo: un ritornello sempre uguale con l'aggravante che tutti quelli che nella "pseudosinistra " hanno irragionevolmente difeso a spada tratta il PdR non sull'ovvia questione che comunque una eventuale crisi istituzionale non si apre nel modo forcaiolo e semiinsurrezionale come ha fatto di Maio, ma sul merito dell competenze e ruoli del PdR, hanno (inconsapevolmente?) appoggiato il presidenzialismo. Anche su questo punto non sarebbe male rileggere i lavori della costituente e "percepire" (per non dire comprendere) le intenzioni del legislatore!
    PD/Leu: Sicuramente il ricatto morale, altrimenti definito voto utile, sarà lo strumento principe da quì in poi fino alla fine (che non ci sarà mai) dell'emergenza democratica. Un richiamo che, come abbiamo ben visto non offre ormai nessun appeal. Per Leu si può facilmente prevedere una rapida dissoluzione determinata dall'accanimento gerarchico dei vari gruppi dirigenti. No democrazia interna/No Leu.
    Il tutto mi porta a concludere che la "messa in rete" (rete fisica e rete virtuale) della cittadinanza più o meno organizzata è oltremodo necessaria e urgente. "Resilire necesse est" (mai studato latino :-) )

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Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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