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Reagire al disorientamento



Dobbiamo o no preoccuparci di quello che fa questo governo? Se questa è la domanda, la risposta è sì, dobbiamo preoccuparci (e sforzarci di impedire che provochi i danni che temiamo). Non meno di quanto dobbiamo preoccuparci dei danni che può provocare l'attuale opposizione.
La somma di queste affermazioni è presto fatta ed è drammatica: ci deve preoccupare, molto, lo stato in cui è ridotto il nostro Paese.

Un'altra affermazione completa il quadro: c'è un'interrelazione stretta, biunivoca, tra questo stato miserevole e la scomparsa dalla scena politica italiana di una sinistra minimamente consistente e influente. Mi risparmio la fatica di argomentarla, semplicemente perché questo scritto non ha la pretesa di convincere chi la pensa diversamente ma quella di scuotere chi la condivide perché muova alla ricerca di una via di uscita.

La strada è ancora lunga, l'uscita è assai lontana. Sarebbe già un successo riuscire a dire a che punto siamo, a dare le coordinate della nostra posizione. Per dire, cominciando dalle cose più semplici, trovarci d'accordo, se non sul da farsi, almeno sugli errori da evitare. Come quello di fare eco alle grida di scandalo degli alfieri del sistema: non parlo di associarsi, o di accodarsi, che è ancora peggio, ma anche solo di riecheggiare. O di omettere i richiami al passato e ai precedenti.

Rovesciare l'agenda. L'esempio della questione migranti

Prendo come esemplare la questione migranti. Tutta l'offensiva di Salvini poggia su due argomenti fragilissimi, che usa invece a piacimento perché non possono essere contestati dagli alfieri del sistema. Ma la sinistra, che dovrebbe farlo, non ha voce.
I due argomenti, di innegabile effetto sull'opinione pubblica, sono:
- l'Europa scarica il peso maggiore dell'ondata migratoria sull'Italia;
- i governi italiani fin qui hanno preferito subire, per alimentare un business deplorevole e scandaloso.

Il primo argomento è sostanzialmente falso. Le missioni di recupero e messa in salvo si svolgono in tutti i settori del Mediterraneo e quella che tocca l'Italia non è la più onerosa. Inoltre, l'Italia non è la meta finale se non in un numero irrilevante di casi e l'impatto dei migranti, in termini quantitativi in rapporto alla popolazione, è tra i meno pesanti in Europa. Ma questo gli alfieri del sistema non possono dirlo perché sconfesserebbero anni e anni di “narrazione” dei precedenti governi attraverso cui hanno giustificato, verso l'interno, le carenze spaventose del nostro sistema di accoglienza e, verso l'Europa, le richieste di sussidi e concessioni. Con cui, è vero, hanno anche alimentato un vasto sistema di elargizioni clientelari e di corruzione diffusa.


Quest'ultimo dato di fatto sembrerebbe avvalorare il secondo argomento della propaganda di Salvini: lo rende invece ancora più debole perché di quel sistema il suo partito e la sua coalizione sono stati i primi artefici. E il suo blocco sociale di riferimento ne è il principale beneficiario.
La pietra angolare di quel sistema è infatti il reato di clandestinità introdotto, per la prima volta in Europa, dalla Bossi-Fini.
È con quella trovata che si è trasformato il procedimento di valutazione del diritto di asilo in un assurdo, un delitto contro l'umanità, nel momento in cui è diventata un'indagine per appurare, in caso di insussistenza di quello, lo status di criminale.
È in quel modo che, facendo dell'irregolare un delinquente, lo si è gettato nelle braccia della criminalità organizzata perché lo reclutasse nelle sue fila o della criminalità economica perché ricattandolo lo sottoponesse ad ogni tipo di sfruttamento illegale, schiavistico e disumano.
Ed è in quel modo che si è resa altamente lucrativa la tratta dei migranti verso l'Italia, lasciando che i mercanti traessero il massimo profitto dal rischio implicito nel violare la legge italiana (scaricato peraltro sui migranti più indifesi).


Detto questo, dobbiamo avere chiaro, per segnare la nostra posizione, che l'area politica che porta la responsabilità di aver costruito, con la legge Turco-Napolitano, la premessa di questo mostro giuridico non è in condizione di demolire questa propaganda ipocrita e menzognera, di incitamento al razzismo1, Né tanto meno può farlo chi negli ultimi anni ha governato portando alle estreme conseguenze quel sistema, appaltando i respingimenti alle milizie libiche, con una soluzione ancora più esecrabile2; né chi ha inventato i “daspo” urbani, evocato la minaccia all'ordine democratico, e infine valutato “inopportuna” l'abolizione del reato di clandestinità.
Di questo, la sinistra non dovrebbe mai tacere nel momento in cui affronta un argomento di questo rilievo. Mai. Non in un comunicato o in un post, ma neanche in uno stick o in un distintivo.



Porre al centro la disuguaglianza

Nell'elenco di ciò che si deve evitare va inserito anche il prendere le distanze, o anche solo ignorare, eventuali atti condivisibili che questo governo dovesse annunciare o mettere in atto, ad esempio in campo economico, o dei rapporti di lavoro.
Per gli alfieri del sistema quei provvedimenti sono fumo negli occhi. Ma chi si preoccupa di apparire ancora di sinistra non può permettersi di dire “non passeranno, perché non sono a favore dei detentori del potere economico”, o “li contrasteremo perché vanno a danno di profitti e rendite”. Perché sanno bene che il conflitto distributivo tra capitale e lavoro non è un'idea ottocentesca da vecchi barbogi ma il caposaldo del funzionamento di un'economia di mercato, e sanno riconoscere bene quali atti politici ne influenzano gli esiti e in quale direzione.


No, questo non sarà mai detto: si ascolteranno gli alti lamenti delle associazioni padronali più retrive, che non la mettono mai sul piano del conflitto distributivo ma su quello della crescita economica (a dispetto delle innumerevoli evidenze statistiche che dimostrano il contrario); o si citeranno i pareri “obiettivi” delle banche d'affari che “certificano” la loro insostenibilità e, quindi, irrealizzabilità: il più scontato degli argomenti che il liberismo dominante usa contro la sinistra, il richiamo alla realtà, l'impossibilità materiale di qualunque alternativa alla politica del sistema.

E non dimenticherei nemmeno per un istante che è per evitare un confronto pubblico, aperto, su questi dogmi che Renzi, che si considera tuttora il leader degli alfieri del sistema, ha impedito qualunque forma di interlocuzione con i Cinquestelle spingendoli a governare con la Lega. La sua scommessa, che nessuno dei suoi avrebbe dato battaglia su questo punto, è stata vinta a mani basse. E qui si viene al dunque, al cuore del tema del “che fare” per la sinistra.

Rimuovere le macerie, farla finita con gli equivoci

Arriviamo al punto. Ci abbiamo girato abbastanza intorno.
La sinistra per ritrovare se stessa deve marcare con chiarezza la sua distanza dall'opposizione a questo governo.
Tralasciando Forza Italia, che di questa opposizione fa parte solo formalmente (di fatto il suo compito è di appoggio esterno alla componente leghista), il problema si identifica con lu demarcazione rispetto al PD.


Ancora? Si, ancora. Anzi, ora più che mai perché il problema non è stato risolto con le elezioni del 4 marzo, che pure dovevano segnare la definitiva affermazione, una vera e propria epifania, di un polo di sinistra alternativo agli altri tre e in particolare al PD.
I mesi passano senza che sia emersa una interpretazione condivisa, consolidata, del perché sia andata così, replicando tristemente il “già visto” di prima delle elezioni, quando le idee sul modo di costruire quell'alternativa erano più numerose del catalogo del don Giovanni. Eppure, la storia degli ultimi diciotto mesi, dalla sconfitta della riforma “JP Morgan” al governo Lega-5S ne avrebbe di insegnamenti da fornire!
Ma su questo, se chi è interessato al tema avrà pazienza, e benevolenza, torno nel prossimo post.

NOTE
1Non a caso per quella sinistra l'argomento chiave di critica dell'operato di quel governo è di aver dato luogo alla più vasta sanatoria di immigrati che sia mai avvenuta nel nostro paese: corollario inevitabile dell'introduzione del reato di clandestinità ma al tempo stesso soluzione, ampiamente auspicata nel mondo dell'immigrazione di quegli anni, dell'intrico ingestibile creato dal meccanismo delle quote escogitato dalla Turco-Napolitano

2Di fronte all'enorme tragedia degli annegamenti si è escogitata la soluzione che consentiva di occultare la contabilità delle vittime, essendo lontano dagli occhi del mondo civile quello che avviene nel chiuso delle prigioni libiche

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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