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Legge elettorale: come andrà a finire?

Nella confusione che si è creata al primo smacco del non troppo granitico “accordo a 4” sulla legge elettorale non è facile trovare un filo conduttore. Ma come, i maggiori partiti si disegnano una legge su misura per fare piazza pulita intorno a loro e al primo soffio di vento si sfascia tutto? E si rimpallano pure le accuse di aver tradito l’accordo! E sì che in fin dei conti hanno tutti ragione (e perciò anche tutti torto): emendamento presentato da Forza Italia, appoggiato apertamente dai Cinquestelle e nel voto segreto da 59 franchi tiratori PD, che aggiungendosi a 42 assenti, per il fatidico totale di 101 voti mancanti, ribaltano la maggioranza emersa dal primo voto (palese ma per errore!!!).


Eppure c’è una logica. È apparsa subito chiara ma vale la pena di mettere in evidenza a quali conseguenze porta. La logica è che non si è affossata la legge elettorale ma la tentazione del voto anticipato.
Qualcuno l’ha spiegata con l’intemerata di Napolitano: comanda ancora lui. Ma è abbastanza risibile. Quello che si può dire è, semmai, che il ponte di comando in cui sedeva Napolitano da Presidente non è cambiato granché, e l’Emerito si è fatto portavoce di quei signori. Ma dovremmo dire allora che possono disporre a piacimento anche delle opposizioni attuali? Passi per Berlusconi, che punta a riesumare il Patto del Nazareno, ma Cinquestelle e Lega che non vedono l’ora di andare al voto?
Resterebbe poi da spiegare come mai a meno di 24 ore dal ribaltamento dell’accordo Renzi è già sul Corsera a spiegare al fidissimo Cazzullo che 
a) si può tornare al Consultellum e puntare al 40% 
b) si può fare un’intesa a sinistra, con Pisapia, per arrivarci.


Insomma, in questo intrico proviamo a ripartire dalla spiegazione che davo nel post precedente sui punti di convergenza degli interessi dei quattro partiti attorno all’accordo:
  • spartirsi un premietto (tra il 15 e il 20%),
  • poter centrare, tutti, la campagna elettorale attorno al mantra del “voto utile”
  • avendo, tutti, come obiettivo primario l’esclusione della sinistra dal Parlamento.

Fino al punto di mettere in conto,
  • Renzi e Berlusconi, di rinunciare al possibile alleato centrista (disposto, anzi, anelante, a far parte delle larghe intese, se rese possibili dalle urne);
  • Salvini, di sacrificare l’alleato Fratelli d’Italia (che intanto se l’è legata al dito)

mentre i Cinquestelle nutrono la speranza, perfino dichiarata e non infondata, che gli effetti della campagna per il voto utile a sinistra possano premiarli più del PD.


I conti però sono stati fatti maluccio. Credo si possa dire che questa classe politica ha confermato il suo vizio d'origine: l'autoreferenzialità. Non a caso, è stata eletta grazie a una legge incostituzionale che porta a selezionare, in tutte le formazioni, nessuna esclusa, candidati che non assicurano i requisiti minimi di rappresentatività: quelli che in una democrazia sana garantiscono dell’affidabilità degli eletti nei confronti degli elettori. Tanto più in quanto il meccanismo delle liste bloccate è gestito da partiti che, da settant’anni, oppongono un ostinato rifiuto all’attuazione del dettato costituzionale che li vuole ispirati a regole democratiche nel loro funzionamento interno.
Può sembrare paradossale, ma la lontananza dagli elettori, dai rappresentati, si è fatta sentire sia verso l’alto (o se si preferisce verso destra) che verso il basso. Qui sta il bello della vicenda e qui sta anche la partita che si apre ora.
Da un lato, quelli che siedono in Parlamento per presidiare gli interessi dei “poteri forti” non si erano resi conto di quello che ha dovuto ricordar loro Napolitano (ma c’è un lungo elenco di “opinion leader” che avevano cantato in coro lo stesso spartito): non si vota prima della scadenza. Con un sottotesto, ormai quasi esplicito, a cui accennavo nel post precedente: non si vota per riportare a Palazzo Chigi Matteo Renzi.
Verso sinistra poi non avevano messo in conto quello che potrebbe succedere e che un sondaggio IPR, commissionato con tempistica azzeccata dal Fatto Quotidiano, registra in termini che hanno seminato un certo panico: l’area di sinistra (non si può più dire “a sinistra del PD” anche perché è un’area che si sente, almeno per due terzi dei suoi potenziali votanti, più vicina sul programma ai Cinquestelle che al PD) può arrivare a convincere un 16% di votanti. Purché presenti un programma chiaro nelle priorità e nelle scelte chiave e candidati con una storia esente dalle tare che accomunano gran parte delle attuali rappresentanze parlamentari. Un appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari e un’ondata immediata di reazioni che ha messo un po’ la sordina al cicaleccio mediatico attorno alle mosse di Pisapia, hanno fatto il resto.


E sono proprio questi due fattori, che gli strateghi alla House of Cards non avevano previsto, che spiegano l’intervista a tempo di record di Renzi con il dietrofront su entrambi i punti cardine: non si vota adesso; ben venga un’apertura a sinistra. 
Conseguenza: si preannuncia una lenta agonia della legislatura, una fine della Seconda Repubblica (ma è mai nata?) con molte somiglianze con il quadro politico che si presentava alla fine della Prima: forse, non sembri un’ingenua chiusa da lieto fine, con un elettorato più maturo per le ripetute “lezioni” subite.
Sta di fatto che Consultellum o Tedesco-farlocco poco cambia. Sarà proporzionale, la soglia di sbarramento non spaventerà nessuno, il vero scoglio da evitare sarà il waterboarding[1]. E prima o poi Pisapia smetterà di star dietro alle furbate di Renzi, o nessuno starà più dietro alle giravolte di Pisapia.. Il tempo è ora, per cambiare davvero, per tornare a parlare un linguaggio di sinistra su proposte di governo di sinistra, per non rassegnarsi: né al nichilismo di chi si considera sempre e comunque sconfitto in partenza né all’opportunismo di chi pur di vincere rinuncia alla posta.


ANNA FALCONE E TOMASO MONTANARI: IL 18 GIUGNO ORE 9:30 APPUNTAMENTO AL TEATRO BRANCACCIO PARTE IL PROGETTO DI UN’ “ALLEANZA POPOLARE PER LA DEMOCRAZIA E L’UGUAGLIANZA”




[1] Vedi il post precedente

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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