Passa ai contenuti principali

L'assemblea del Brancaccio e le elezioni comunali


In un affollatissimo Teatro Brancaccio a Roma, da cui sono rimaste fuori molte più persone di quelle che sono riuscite a trovare posto, Anna Falcone ha concluso l’Assemblea Nazionale per la Democrazia e la Costituzione dando il via al percorso costituente, dal basso, della “sinistra che non c’è ancora”. È questa la formula che in apertura Tomaso Montanari aveva ripreso da una suggestione di Federico Martelloni.


L’obiettivo dichiarato è quello di dare voce a quanti – oltre metà della popolazione – avendo pagato i prezzi più alti della crisi, sono stati poi espulsi dal processo democratico. E di restituire loro il potere elementare, la sovranità che spetta loro, in quanto cittadini, perché tornino ad essere padroni del proprio destino.

L’ipotesi di lavoro su cui si basa questo appello, e l’apertura di questo processo, è che questo sia possibile, e si sia dimostrato possibile ovunque si è lavorato con lo spirito che ha ampiamente animato questa assemblea. Che consiste nel costruire un programma di cose da realizzare, adottando un metodo aperto, di partecipazione e condivisione, e nell’adottare procedure trasparenti, democratiche nelle scelte di merito e nell’individuazione delle persone cui affidare il compito di portarle avanti nelle istituzioni rappresentative.
È anche stata citata qualche esperienza con queste caratteristiche che ha ottenuto risultati elettorali di assoluto rilievo.

Quello che presento nella pagina Elezioni amministrative di questo blog è un lavoro di analisi dei risultati delle tornate di elezioni comunali di quest’anno 2017 e del 2016 che vuole fornire elementi concreti di riflessione a questo riguardo.  Perché considero indispensabile portare in emersione quella parte dell’elettorato che la comunicazione dominante punta ad oscurare. Non bastasse il fatto che circa una metà dell’elettorato (in Francia siamo già oltre questa soglia) è stata estromessa dalla rappresentanza e relegata nell’area della non partecipazione al voto, la parte che tenta nonostante tutto di riconquistare un “posto al sole” per restituire rappresentanza al popolo che ne è privo, ovvero la sinistra che non si è omologata al liberismo imperante, viene cancellata o al più confinata nella riserva degli “zerovirgola”, dei perdenti a priori, in corsa contro gli sbarramenti.
La realtà è diversa. Non disegna un altro mondo ma dimostra che già nella situazione in cui ci troviamo un altro mondo è possibile. Là dove si è riusciti a farlo si devono cogliere gli insegnamenti utili. Sapendo anche che chi ha portato avanti con successo quei percorsi ha oggi estremo bisogno, per non ritrovarsi isolato e impotente, di una rete comune che lo sorregga.

TABELLA RIASSUNTIVA



Non ci sono solo Padova e Catanzaro, le esperienze citate in assemblea. È il quadro di assieme, per due anni consecutivi, e il confronto con l’andamento dei due “poli” PD e Cinquestelle che vorrebbero attribuirsi la rappresentanza di quel popolo, che autorizza una speranza. Da coltivare con assiduità e metodo con il contributo di tutte le energie che attorno all’assemblea del Brancaccio e nelle decine di migliaia di visualizzazioni in streaming, si sono manifestate. 


Commenti

Post popolari in questo blog

Cinquestelle e sinistra. Una conclusione

Se la sinistra si unisse all’attuale opposizione al governo Conte in una campagna per farlo cadere in nome dell’antifascismo darebbe un colpo letale ad ogni residua, flebile speranza di recuperare un ruolo significativo sulla scena politica italiana per il prossimo futuro. Deve invece prioritariamente ricostruire un suo profilo riconoscibile su un progetto convincente, chiaro nei presupposti di valore.
Questa affermazione, con cui ho chiuso il post precedente, non solo non è una dimostrazione del settarismo identitario che impedisce alla sinistra di ritrovarsi ma è la condizione per riuscire in questo arduo compito. Lo è in base a banali considerazioni dettate da un’analisi appena obiettiva della situazione politica attuale. Mi sono impegnato a motivarlo e provo a farlo di seguito.

Riassunto delle puntate precedenti. - Il governo ora in carica era ufficialmente abortito per la pretesa di Salvini di rappresentare la coalizione di centrodestra anziché solo la Lega e per il rifiuto dei Ci…

Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia. Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.

Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra
Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è pre…

Combattere la destra a fianco della destra?

L’unico modo sensato, per la sinistra, di rapportarsi al governo Conte è confrontarsi con i Cinquestelle in modo chiaro e forte, criticandoli per le contraddizioni, le ambiguità, le concessioni alla destra ma sfidandoli in modo propositivo sulle cose da fare. Perché il pericolo principale che incombe è che si realizzi la prospettiva su cui sta lavorando la destra, in pieno accordo con il PD: far fuori i Cinquestelle per dar vita a un “governo di salute pubblica” di cui la Lega sarà chiamata a far parte con o senza Salvini. E, ancora una volta, senza passare per le elezioni. Questo è il disegno che la sinistra deve sconfiggere: un compito arduo, che diventa impossibile se al momento della rottura viene meno la forza organizzata e la presa elettorale dei Cinquestelle.
Chi lavora per un governo "di salute pubblica"? È questa la conclusione cui sono giunto negli ultimi post, partendo dalla considerazione che Salvini è, sì, la destra estrema ma è in missione per lo schieramento di …