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Ombre inquietanti sul caso CONSIP


Nell'affaire CONSIP si poteva, anzi era doveroso, mantenere una certa cautela prima di atti formali, sia pure preliminari, di un organo giudicante. Le anticipazioni e le soffiate disegnavano un quadro eloquente ma occorreva un vaglio più rigoroso perché acquistassero maggiore solidità.
Ora però due fatti sono sotto gli occhi di tutti, per i quali la cautela è fuori luogo. Visti insieme assumono un certo rilievo in quanto segnalano un decadimento della nostra vita democratica: da una parte, abbiamo le contestazioni mosse al un ufficiale del NOE, dall'altra, la campagna mediatica che si è scatenata a partire da quelle contestazioni, con il protagonismo diretto dell'ex presidente del Consiglio, Renzi. Esaminiamoli.


Le contestazioni sono due, in corso di esame da parte degli inquirenti per accertarne il rilievo penale (se si configura un comportamento doloso) e riguardano: la prima, l'attribuzione a Romeo anziché a Bocchino, in un'informativa, di una frase (“quando ho incontrato Renzi”) portata come prova (tra le altre, testimoniali) di un incontro diretto tra Renzi (padre) e Romeo; la seconda, la presenza di due persone non identificate durante perquisizioni ed altri atti di indagine, sospettate di appartenere ai servizi, di cui si chiede di verificare l'identità per fare chiarezza. In questo caso si tratterebbe di un'omissione perché non è stato riportato un particolare: che il sospetto era esteso inizialmente a una terza persona di cui invece si è nel frattempo appurata l'estraneità.

Ora, prescindendo dal fatto che l'errore di trascrizione e l'omissione possano essere dolose, della prima contestazione si può dire che fa cadere una delle prove del contatto diretto tra Renzi (padre) e Romeo ma non le altre; né cancella le prove che configurerebbero comunque un interessamento (più o meno attivo) di persone vicine all'allora premier a favore di Romeo per alterare il risultato della gara di maggiore importo mai bandita in Europa.
Quanto alla seconda, l'aver appurato che uno dei tre “sospetti agenti segreti” fosse invece un comune cittadino non cancella, fino a che le indagini non abbiano accertato l'identità dei due fin qui sconosciuti, il sospetto di attività di controllo (quanto meno) da parte dei servizi attorno all'indagine in corso: tanto più in quanto non sappiamo se quei sospetti abbiano trovato altri riscontri rimasti finora nascosti, così come doveva essere per quello a cui invece è stata data pubblicità grazie alla contestazione all'ufficiale che conduceva l'indagine.


Su quest'ultimo punto vala la pena di fermarsi, perché rivelatore. Partiamo dalla constatazione che le responsabilità circa le fughe di notizie sull'indagine CONSIP non sono ancora state appurate (c'è da sperare che lo facciano le indagini in corso). Di certo, a quella fuga di notizie si è aggiunta questa, relativa all'indagine della Procura di Roma. Che aveva tolto al NOE la titolarità delle indagini per una “esigenza di chiarezza” che era stata giustificata in gran parte dall'eccessiva pubblicità data ad atti della procura di Napoli che dovevano restare riservati. Dunque Roma è oggetto di “attenzioni”, e permeabile, non meno di Napoli. Da parte di chi?

Il sospetto che, da qualche parte, si nasconda la mano dei servizi segreti è adombrato da esponenti del PD (oltre che da Calderoli, con un parallelo tra caso Consip e caso Telekom Serbia, che era uno sgangherato tentativo di infangare i maggiori esponenti del centro-sinistra, portando come unica prova la testimonianza, farlocca, di un personaggio improbabile come pochi). Per costoro si tratta dunque di intromissioni per danneggiare Renzi, mentre l'ufficiale NOE adombra il sospetto opposto.
Ora, non è interessante sapere chi dei due abbia ragione, o se possano averla entrambi (o nessuno dei due): lo è invece il fatto che deputati della Repubblica vicini all'ex Presidente del Consiglio adombrino questa tesi e che un ufficiale di un corpo militare con delicatissime funzioni abbia messo nero su bianco in un'informativa lo stesso sospetto, al di là che sia o meno fondato. Ed è un fatto ancora più interessante, per non dire inquietante, alla luce della campagna mediatica scatenata da Renzi: che è stato per mille giorni a capo del governo, è ora destinato ad assumere di nuovo la guida del partito che fino alle prossime elezioni ha la rappresentanza parlamentare di gran lunga maggioritaria e si appresta a candidarsi a premier, per la prima volta ma con grandi ambizioni e godendo di appoggi fortissimi, per tornare una seconda volta alla guida del governo del Paese.


Se questa è l'idea del Paese che ha Renzi, i casi sono due: se è un'idea sbagliata, allora quest'uomo ha governato immaginando che l'esercizio del potere in questo Paese sia sottratto al necessario controllo delle istituzioni democratiche e nascosto, da abili mani al servizio di poteri extra-legali, agli occhi della opinione pubblica, la cui corretta e trasparente informazione è condizione basilare per una compiuta democrazia sostanziale. Quali conseguenze abbia tratto da questa convinzione sbagliata non si può sapere con certezza ma, non sapendolo, sarebbe davvero avventato tornare ad affidare un tale potere a chi se lo disegna, e lo racconta, in questo modo.

Se invece è un'idea fondata, allora di quella modalità di esercizio del potere è stato partecipe e complice. E a lume di logica, supponendo che i comportamenti di tutti i soggetti coinvolti abbiano avuto un fondamento razionale, è questa l'ipotesi di gran lunga più plausibile. E, appunto, inquietante visto il modo con cui Renzi è partito all'arrembaggio: titoloni di prima pagina su tutti i "grandi" quotidiani, dall'estrema destra al PD, nei cui consigli di amministrazione siede tutta la "grande" industria italiana; ospitate in gran spolvero nei due salotti televisivi più compiacenti, su Raiuno e La7.
Vorrei ricordare che chi ha osato denunciare il pericolo di una svolta autoritaria in caso di conferma della riforma costituzionale sottoposta a referendum è stato additato alla pubblica esecrazione e accusato di fomentare campagne di odio anti-politiche o anti-sistema. Ma se dopo una sconfitta Renzi è in grado di opporre a un'iniziativa giudiziaria, per quanto imbarazzante per lui, doverosa alla luce delle “notizie di reato” su cui è basata, una simile controffensiva, con il supporto di argomenti di questa natura e con una tale violenza intimidatoria, c'è da chiedersi a quali livelli poteva giungere se una vittoria lo avesse messo al riparo da gran parte dei contrappesi istituzionali che tengono in equilibrio una democrazia matura.

E c'è da concludere che paventare una svolta autoritaria, più che un'iperbole retorica o una forzatura, sarebbe apparso un eufemismo.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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