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Referendum sociali e voto amministrativo

Parliamo ancora di referendum sociali.
La maggioranza ha paura di non riuscire a tenere insieme la linea di destra sul lavoro e l'imperativo di evitare il voto popolare. E si tiene aperta la strada per rifugiarsi nel solito espediente: evitare un collegamento con altre elezioni (in questo caso le amministrative). Anche a costo di buttare via un bel po' di milioni (che sarà mai, al confronto con le decine di miliardi elargiti per prendere voti dalla “pancia” del Paese!). Anzi, farà in modo di collocarle a breve distanza, se la Cassazione non dovesse considerare sufficienti le modifiche che saranno introdotte.i


In questa situazione, indignarsi è inutile ma restare fermi nell'attesa è ancora peggio. Occorre reagire lanciando una campagna che, per come la vedo, deve diventare perfino più importante del voto. E che deve accorparsi alla campagna per le amministrative senza guardare al calendario né all'esito della discussione parlamentare e dell'esame della Cassazione.
Per non farsi cogliere impreparati se il referendum sarà confermato. Ma anche perché, se le elezioni amministrative saranno l'unica occasione per gli elettori di esprimersi nell'anno 2017, il tema del lavoro dovrà comunque occupare uno spazio centrale nella campagna elettorale in modo che quel voto acquisti una valenza analoga a quella che avrebbe avuto il referendum, di giudizio popolare sulla politica governativa sul lavoro.
Perché la voce di chi paga il prezzo di questa politica anti-popolare, anti-sindacale si è sentita ancora poco: si è parlato di cifre, di vertenze e di tavoli, ma quello che succede ogni giorno emerge solo a sprazzi. Quando una bracciante muore di fatica per due euro al giorno, quando un trapiantato riceve come segno di solidarietà il licenziamento, quando si spaccia per sharing economy uno sfruttamento degno di una megalopoli orientale. Un nota di colore (dark), che dura solo un giorno, affogata prima e dopo nelle cronache di un dibattito politico di altissimo livello culturale e morale, di esempio per il popolo sovrano.



I sindacati (quelli dei lavoratori) sono costretti in un angolo, in nome della disintermediazione. Che non si applica però agli altri sindacati, quelli dei “datori” (nome inventato dal fascismo al posto di padroni, che suonava spregiativo). Che invocano liberismo, concorrenza, trasparenza, mercato e si comportano in casa loro come neanche i campioni del “cabriolet” (assegno scoperto, nel gergo dei truffatori). Che professano a ogni pie' sospinto la loro “missione sociale” ma la interpretano come il tripudio del voto di scambio: portare le insegne in processione sotto il balcone del boss a cui si chiede di spartire.


Non si può consentire a chi ci ha governato negli ultimi anni la spudoratezza di rimpallare le responsabilità da un governo all'altro, o dall'Italia all'Europa. È stata compiuta un'operazione politica intrisa di ideologia antipopolare, di destra, classista (un termine il cui significato è mutato nel tempo ma ancora valido). Nonché fallimentare nei risultati. Che va avanti da anni ma ha avuto il suo culmine nel Jobsact, che Renzi ha preteso di elevare a “riforma epocale” (adesso si limita a rivendicare come riforma di sinistra quella sulle unioni civili, ma appare un tantino patetico). Ebbene, “la riforma che i giovani aspettavano” lo ha reso definitivamente il nemico numero uno dei giovani: che restano invisibili alla politica ma votano e sono il principale fattore di destabilizzazione del sistema politico italiano.
Da loro si dovrà ripartire per costruire un nuovo assetto politico. Anche la campagna sui voucher trova qui il suo baricentro, visto che tra gli utilizzatori dei voucher il peso dei giovani under 25 è sei volte maggiore di quello che è il loro peso nell'occupazione totaleii. Sei volte. E i disoccupati tra i giovani sono quattro volte di più che tra gli over 25.


Questa politica non è nemmeno servita a tenere in piedi la competitività del sistema produttivo italiano. Le imprese esportatrici, quelle competitive, i giovani li assumono che ancora studiano. Li assumono, e li pagano a tariffa sindacale con tanto di polizza sanitaria integrativa, non fanno come Autogrill che li mette a fare il caffè come “alternanza scuola-lavoro”, perché acquisiscano una professionalità spendibile (nei pub inglesi). Quelle imprese il Jobsact non l'hanno proprio preso in considerazione. Mentre è servito al governo per raccattare un po' di consenso tra gli imprenditori (si fa per dire) ai margini del mercato, quelli che fanno incetta di gare al massimo ribasso, quelli che assumono attraverso i caporali. Quelli che … salari bassi, zero diritti, bonus a gogò, per stare a galla.


“Noi siamo la sinistra”? Nossignori, non lo sono e non hanno il diritto di sputtanare una parola che ha sempre avuto il significato opposto.
Partiamo dunque con la campagna sul lavoro, parliamo di voucher e appalti, per parlare di precarietà, di dignità negata. Facendo parlare anche gli altri: il popolo delle partite IVA, preso in giro con lo “statuto delle professioni” (ma intanto gli ordini resistono imperterriti, corporativismo approdato nel XXI secolo). I working poor, quelli che nella busta paga “in regola” non trovano tutto il dovuto; quelli che il part-time di quattro ore ne dura più di otto; quelli in nero. Il mondo del lavoro senza tutele che i referendum toccano solo in piccola parte.


E magari a Genova e Palermo, come a Catanzaro e Frosinone, raddoppiamo le energie. Come abbiamo fatto per il referendum del 4 dicembre.

NOTE
i Stando alla legge vigente, dalla prossima settimana saranno possibili solo tre alternative alla data del 28 maggio per le amministrative: la domenica precedente e le due successive. Nessuno si illuda per la “disponibilità” a prendere in considerazione l'accorpamento (l'”election day”): il Ministro degli Interni ha già fatto sapere che, malauguratamente, sarebbe necessaria una leggina ad hoc...

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Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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