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Stadio della Roma: mettiamo le cose in chiaro

La questione dello stadio della Roma sta suscitando grande interesse e ha acquistato un'importanza nazionale. Merita attenzione per la portata dei problemi che solleva, che riguardano lo stato del Paese e non solo della Capitale. Per questo vorrei proporne una lettura un po' più meditata. 
Gli amici che mi leggono sono avvisati, non la faccio breve.
 

Una premessa sul M5S
In premessa è il caso di chiarire, per quel che vale, che cosa penso del Movimento Cinquestelle, sperando che serva ad evitarmi incasellamenti indesiderati, in un senso o nell'altro.
Ritengo che non sia democratico, avendo una struttura proprietaria. In più, non mi piace la trasversalità, perché penso ci sia bisogno di riscoprire i fondamentali della politica, che si basa sul confronto tra una sinistra e una destra. È per questi motivi che non aderisco a quel Movimento e penso anche che non sia destinato a durare a lungo, se manterrà queste caratteristiche.
Tutto questo non mi fa dimenticare però che in questo momento tutti i maggiori partiti italiani hanno, de facto, una struttura proprietaria e che il trasversalismo è al governo del Paese (e pretendono pure che non ci sia alternativa). E trovo anche sconsolante la pigrizia mentale e/o la malafede che porta gran parte dei personaggi politici mainstream e della stampa al seguito a perdere di vista e/o a travisare le ragioni del loro successo. Come se non fossero arrivati in breve tempo ad essere elettoralmente il primo partito in Italia (alla Camera) stabilmente favorito nei sondaggi nell'ipotetico ballottaggio che la Consulta ha cassato.
A mio modo di vedere, hanno dalla loro l'esser riusciti a portare nelle istituzioni persone prive di un passato politico, e a portarcele direttamente, senza passare per un apprendistato che li avrebbe omologati al peggiore ceto politico che si sia visto in un paese democratico nell'era moderna. Questo piace e dà fiducia agli elettori che di questo ceto politico non ne possono più (e non si sono rassegnati ad astenersi).
Quel ceto politico, loro acerrimo nemico, non si accorge che attaccarli sull'onestà, usando apertamente due pesi e due misure “visto che loro si dicono diversi”, non funziona perché conferma e rende più evidente la loro diversità. E che attaccarli sull'impreparazione è ancora peggio, una vera idiozia, perché è il loro punto di forza. Funzionerebbe se millantassero una preparazione che non hanno, cosa che in generale evitano di fare; o se continuassero a pretendere di agire in totale autosufficienza, errore che stanno imparando a non commettere andando alla ricerca di “competenze” fuori dal loro ambito.


La questione politica di fondo: il rapporto tra potere pubblico e interessi privati in un'economia di mercato.
Sorvolo sul caso che si è aperto sulle dimissioni di Berdini da assessore, ma parto dalla questione di fondo che ha sollevato a più riprese in materia di urbanistica: quella del rapporto tra pubblico e privato, o per dire meglio tra politica e imprenditoria, nel campo della pianificazione di un territorio urbano.
La posizione che ha espresso la trovo condivisibile, avendo peraltro condiviso a suo tempo lo stesso percorso di formazione (veniamo dalla stessa scuola e abbiamo avuto gli stessi maestri). Credo inoltre che vada inquadrata in un tema generale, di principio, che tocca i fondamenti della politica: il giudizio sulla tesi liberista secondo cui l'interesse dell'impresa è di per sé interesse generale e il ruolo dello Stato, e del potere pubblico ai vari livelli, deve limitarsi a garantire il libero sviluppo dell'attività di impresa, sgomberando il campo dagli ostacoli e astenendosi da atti che possano alterare il libero gioco del mercato e dei movimenti di capitali.
Appartengo alla schiera di chi crede che, al contrario, lo Stato debba esercitare la sua autorità per sottomettere il mercato ai fini che non è in grado di perseguire e che continuamente mette a repentaglio nella sua dinamica spontanea: dal tutelare la dignità delle persone, al garantire pari opportunità e uguaglianza di condizioni, dall'assicurare la sostenibilità ambientale al favorire il libero sviluppo della personalità.
Tradotto su scala urbana questi fini assumono forme specifiche. Lo sviluppo di una città deve essere regolato secondo un disegno che impedisca (seguo il medesimo elenco) il degrado delle condizioni di vita, la segregazione sociale e la creazione di ghetti, il consumo di territorio a scapito dell'equilibrio ambientale, l'imbarbarimento delle relazioni sociali.
L'atto con cui il potere amministrativo assolve questo compito regolatore, in base a un disegno di assieme che presuppone una visione del futuro della città, è riassunto in un Piano (per l'appunto, “Regolatore Generale”). Se chi ha la responsabilità di quell'atto procede “senza una visione, senza un progetto, senza sapere quale città e quale politica vuole, non riuscirà a cambiare niente. Anzi, ne sarà inesorabilmente cambiato.” Riprendo testualmente le parole con cui Tomaso Montanari è intervenuto in questa vicendai in sintonia, mi sembra, con le affermazioni che più volte ho sentito ripetere a Berdini da quando è entrato nella Giunta Raggi.


Il percorso che ha portato al progetto attuale. Breve storia
Nel caso specifico dello Stadio della Roma, queste affermazioni implicano una critica radicale a tutto il percorso che ha portato al progetto Pallotta-Parnasi.
Per cominciare, il Comune di Roma non è partito con una propria idea, tanto meno da un proprio progetto. Ha accolto una proposta proveniente da imprenditori e capitalisti privati, su cui ha aperto un confronto (ma sarebbe più corretto parlare di trattativa) senza poterla affrontare con un progetto di città che invece mancava.
Lo stadio spunta nelle ultime ore del 2012 da una videochiamata Roma–Orlando in cui James Pallotta fa a Gianni Alemanno il grande annuncio, indicando come collocazione l'area di Tor di Valle e come partner il costruttore Luca Parnasi, proprietario di quei terreni. La “visione” arriva dunque via web, in conference call.
Non basterà a Alemanno per guadagnare voti romanisti in quantità sufficiente a battere Marino ma permetterà a Pallotta di presentare un anno dopo il suo progetto. E subito dopo una “manina” del governo Letta gli fornirà il sostegno legislativo con due commi inseriti nella legge di stabilità 2014ii.
La Giunta Marino si trova così a dover giudicare il progetto in base a una legge nazionale, di un governo a guida PD, che sancisce un percorso deliberativo esattamente contrario al principio guida sintetizzabile come “primato del pubblico”. Non è la “visione” dei poteri pubblici che viene prima, ma l'interesse dei privati. Il comune non progetta ma “valuta la rispondenza” di progetti altrui.
Le valutazioni compiute da quella Giunta sono esposte in modo chiaro e esauriente dall'Assessore competente, l'ing. Giovanni Caudo, in una intervista di addio nel corso della campagna elettorale per il ballottaggio tra Giachetti e Raggiiii. Senza pensare di poter rimettere il dentifricio nel tubetto, ricordando in premessa di aver condiviso con Berdini “le battaglie contro le scelte fatte dalla giunta Veltroni nella formazione del Prg e contro l’urbanistica privatizzata” dei primi anni 2000, Caudo afferma di essersi proposto (anziché di “cercare rivincite fuori tempo”) di “scardinare le prassi dell’urbanistica romana nei rapporti fra costruttori privati e amministrazione pubblica” nel senso che, su un progetto di “investimento tutto privato su un’area edificabile da PRG” il Comune condiziona la dichiarazione di pubblico interesse, richiesta dalla legge, alla realizzazione di opere che “servono a consolidare questo interesse”. La prassi degli ultimi anni, cui si riferisce, è quella per cui Roma è stata teatro di operazioni immobiliari gigantesche che le flebili manifestazioni di pubblico interesse non sono mai riuscite a condizionare, rimanendo anzi in molti casi lettera morta. Da Porta di Roma (area destinata a Interporto per la quale le Giunte Rutelli e Veltroni hanno concesso cambiamento di destinazione d'uso per 4 milioni di mc) a Ponte di Nona (fatta passare con il pretesto della “cura del ferro” ed ora invece collegata alla città con un'autostrada a pedaggio).
Fatto sta che alla vigilia di Natale del 2014 arriva la delibera con cui l'Assemblea Comunale sancisce l’interesse pubblico del progetto dello Stadio, subordinato alle opere da realizzare a Tor di Valleiv. La maggioranza PD approva, la destra di Alemanno si astiene. Il 3 novembre 2016 si avvia la Conferenza di Servizi in Regione Lazio, per una conclusione definitiva entro il 3 marzo 2017.



Lo stato della questione
Avvicinandosi questa scadenza, man mano che il tavolo tecnico istituito presso il Campidoglio tra Comune e AS Roma procede nell'istruttoria e nella trattativa sulle modifiche da apportare, il dibattito si fa incandescente. Scendono in campo le tifoserie, quelle politiche perfino più agguerrite e faziose di quelle calcistiche. Si perde però di vista il cuore del problema. Mentre, dietro le quinte, si agitano anche gli interessi delle grandi consorterie “palazzinare” investite dallo scontro in atto.

È invece proprio al cuore del problema che si dovrebbe tornare, lasciando il tifo alle tifoserie.
E a questo riguardo il primo atto di onestà da compiere consiste nel riconoscere che la “visione” di cui parla Montanari, drammaticamente assente nel dibattito politico, non è offerta da nessuno degli attori in campo. Mentre è da qui, dalla visione della città, che si deve ricominciare, e di questo occorre di nuovo parlare.
Stop al consumo di suolo”, “no alla cementificazione”, si sente dire come unica risposta. Ma sono slogan che possono servire per porre un argine e, al più, indicano una direzione di marcia, o un auspicio, ma non offrono soluzioni concrete ai dilemmi che si pongono. Né forniscono elementi per stabilire se il “punto di caduta” della trattativa, se mai si raggiungerà, sarà accettabile.

Proviamo allora a riavvolgere il film e andare alle domande cui rispondere. Cercando di partire dalla “visione”.
La prima domanda è la più banale, anche se raramente formulata nuda e cruda: un nuovo stadio, per una squadra di calcio di dimensione internazionale, può servire alla città e al suo sviluppo futuro
Su una risposta positiva non credo possano esserci dubbi (e non sono tifoso della Roma).
Allora, seconda domanda, si può fare ristrutturando uno degli stadi esistenti?
Oggi rappresentano entrambi un problema per la città, da quasi tutti i punti di vista, per la loro collocazione. Immaginarli come volano per la qualificazione di un'area dedicata all'entertainment in senso lato è perciò impensabile. In ogni caso non mi risulta sia stato pensato, concretamente, da nessuno (la storia del Flaminio come stadio per la Lazio non ha mai preso forma)
Che dire delle alternative? Quelle che sono state prospettate qua o là, Tevere a monte della città (Nord) anziché a (Tor di) valle (Sud-Ovest), o quadrante Est (Tor Vergata, Vele), sarebbero meno problematiche per gli aspetti su cui oggi è maggiormente appuntata l'attenzione critica?
Avrei qualche dubbio, ma questo sarebbe stato un tema su cui ragionare. Registro però che in quattro anni abbondanti (quanti ne sono passati dal primo annuncio della localizzazione) questo dibattito non ha mai preso quota (e se mai fosse avvenuto nel ristretto circolo degli addetti ai lavori, all'insaputa della cittadinanza, è come se non fosse avvenuto affatto non essendo stato un discorso pubblico). Sarebbe un po' tardi proporlo solo ora e sarebbe legittimo il sospetto di strumentalità.
Questo punto merita attenzione perché non è secondario riconoscere che la “visione” di cui parliamo non manca solo nella politica e nell'amministrazione (come tutti tendono a dare per scontato) ma che è la città, la sua comunità che non ha un'immagine compiuta di se stessa e non sa proiettarsi nel mondo né nel tempo.
Lo dimostra anche il fatto che un'altra domanda, in scala più di dettaglio ma non minore, non trova risposta: quale idea architettonica (non solo urbanistica) si ha della Roma del futuro?
A me pare un tema importante, e dovrebbero considerarlo tale non soltanto i “chierici”, gli esperti (che comunque tacciono) ma i cittadini. 
Rispolverando i miei studi giovanili, direi che va articolato su due piani.
Il primo riguarda le periferie. Sappiamo che l'immagine della Roma palazzinara che circonda le Mura Aureliane è il frutto di un compromesso (non di una sintesi) tra due (se non tre) diverse tipologie: un primo anello di cui la palazzina signorile è il simbolo dominante, con planimetrie, in genere, reticolari, prive di nodi aggreganti e emergenze qualificanti; un secondo anello che i grandi palazzinari hanno lasciato a lottizzatori minori, per lo più abusivi, in cui la caratteristica già poco qualificata del primo anello degrada in un reticolo diffuso disordinato, destrutturato, senza anima né nervi, che circonda il centro e il primo anello soffocandoli e restandone marginalizzato. Le grandi cementificazioni che si sono inserite in questo secondo anello non lo hanno riqualificato né hanno modificato il quadrov
La domanda è allora se la riqualificazione delle periferie, del secondo anello (di cui Tor di Valle è parte), pensiamo che possa avvenire assumendo il costruito come un vincolo, o anche solo una preesistenza da rispettare nella sua conformazione storica, o come una patologia da curare e correggere: non nel senso di estirpare, in un delirio totalitario e razzista, ma di concepire interventi di peso, e investimenti cospicui, che implicano una progettazione molto complessa, basata su tecniche avanzate e una creatività spinta.
La seconda domanda è se in questa riqualificazione, per guadagnare spazio e non soltanto congelarlo (nell'ottica dello stop al cemento), abbia ancora senso il tabù della città orizzontale, priva di emergenze verticali. Che torri e grattacieli debbano essere bandite, non solo dalla cinta delle Mura Aureliane ma dall'intero perimetro urbano (se non metropolitano)vi.
Ecco, anche di questo, della forma degli edifici, dovrebbe tornare a parlare una sinistra capace di ritrovare il suo terreno di elezione nell'idea di un futuro migliore. Per tutti, s'intende, ma migliore.



C'è una conclusione sullo stadio?
Credo che giunto a questo punto il lettore, fin qui molto paziente, abbia il diritto di chiedersi se il ragionamento ha una conclusione. Quella che propongo è modesta, ma non ne vedo una diversa che sia coerente con quanto sostenuto fin qui.
Che lo stadio serve alla città.
Che non c'è una soluzione alternativa praticabile in tempi ragionevoli.
Che pur con questo il potere pubblico non può affrontare il confronto con gli interessi privati in una posizione che lo veda ricattabile.
Traduzione concreta: la dichiarazione di pubblico interesse non c'è motivo di ritirarla essendo condizionata a una revisione del progetto; la trattativa deve andare avanti; l'obiettivo deve essere: a) selezionare le opere edilizie considerate coerenti con un disegno urbanistico di valorizzazione e riqualificazione della zona; b) limitare entro questo stretto vincolo le opere di interesse pubblico, considerate necessarie, da realizzare come compensazione; b) per le restanti opere considerate necessarie, procedere con altri mezzi (propri) in un piano economico-finanziario a scala cittadina.
È possibile, se questi sono i criteri da adottare, esprimere un giudizio compiuto sul progetto a questo stadio della discussione? Direi che con tutta evidenza non è possibile. Che ogni giudizio espresso ora sia perciò, letteralmente, un pre-giudizio, basato con ogni probabilità su considerazioni e criteri che non hanno a che vedere con la sostanza del problema.



C'è una conclusione sulla Giunta?
Non si sono accumulati ormai sufficienti elementi di giudizio per bocciare senza appello questa Giunta? Questa è la domanda che ci si sta ponendo in un'area di sinistra che pure ha scelto la Raggi rispetto a Giachetti ma ora pensa di poter trarre profitto da nuove elezioni. Una domanda a cui non intendo rispondere con questo post anche perché la considero mal posta. E torno alla premessa.
Il Movimento Cinquestelle deve essere sfidato a compiere un salto di qualità culturale e politico: è questo che serve alla società italiana, prima che alla democrazia in astratto. Una loro crescita in questo senso non deve essere vista con timore in chiave di concorrenza elettorale. Dobbiamo anzi augurarci che il ruolo di stimolo e di alternativa all'esistente che si sono assegnati vada a buon fine. Perché è quello che una sinistra può e deve proporsi. Perché è soltanto sulla crescita della coscienza e della maturità della società civile che può costruire e riconquistare il ruolo che le spetta.
La rassegnazione, il rancore e il ribellismo che animerebbero chi si dovesse sentire defraudato del diritto a esser messo alla prova (di governo) fino in fondo, potrebbe solo peggiorare ulteriormente una situazione già molto deteriorata. E se questo dovesse avvenire per implosione dei 5S anziché per pressione esterna avrebbe come sola conseguenza che nessuno ne uscirebbe vincitore.


PS. Un'aggiunta in extremis in base alle ultime evoluzioni della vicenda.
Poi, dopo tutto 'sto ragionamento, può succedere che
a) non potendo scatenare un'offensiva né il PD che ha approvato il progetto, né la destra che lo ha ideato,
b) trovando il M5S il modo di scongiurare il fuoco amico,
per evitare che la trattativa possa giungere a una qualche conclusione valutabile, col rischio che possa essere positiva, la soluzione si trovi in una comica finale. Degna della cornice in cui si svolgeva un classico della comicità italiana in salsa romanesca. Se così fosse, è proprio il caso di dirlo,
buona “visione” a tutti.



NOTE
ii Il riferimento è alla legge 147/2013, articolo 1, comma 304, lettera a), che pone come vincolo per il progetto che non possa “prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilita' dell'impianto e al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa e concorrenti alla valorizzazione del territorio in termini sociali, occupazionali ed economici e comunque con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edilizia residenziale”. Spetta poi al Comune valutare la rispondenza del progetto alle condizioni poste dalla legge e, in caso affermativo, dichiarare ”entro il termine di novanta giorni dalla presentazione dello studio medesimo, il pubblico interesse della proposta
iv http://www.urbanistica.comune.roma.it/images/dipartimento/delibere/dac-2014-132.pdf
v Il terzo anello è rappresentato dall'Agro Romano cementificato senza l'ombra di un piano, essendo la Città Metropolitana un'entità eterea, priva non solo di un qualunque potere ma perfino di consistenza reale: ma questo tema meriterebbe un approfondimento a parte
vi Ai tempi dei miei studi giovanili questo dibattito era aperto e vivace. Ricordo progetti avveniristici su modelli architettonici, realizzati poi in altre parti del mondo ma da noi rimasti off limits. E potrei fare i nomi degli autori di quei progetti, finiti per la maggior parte a esercitare la professione all'estero. Lo sbocco di quel dibattito nel territorio romano fu la “stecca”. Se mi viene perdonata la banalizzazione, tra la torre troppo dominante e la palazzina troppo divoratrice di suolo la stecca sembrò una giusta via di mezzo... e nacque Corviale.
Negli stessi anni a Parigi avevano il coraggio di sventrare Montparnasse per erigere un grattacielo (che oggi la maggioranza dei parigini vorrebbe abbattere) ma anche di progettare il quartiere della Defense per dare centralità e prestigio alla periferia nord (una scommessa contrastata che solo dopo lunghi anni si può forse considerare vinta). Se ne può dire quel che si vuole, ma c'era alla base una visione. La “grandeur”, può essere contestabile quanto si vuole, ma non ci si può vietare, sempre e per sempre, di pensare in grande.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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