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Grandi manovre a sinistra (e poco movimento)

Il partito del NO di sinistra al referendum, o, se si vuole, il partito per la Costituzione (da attuare oltre che da difendere) avrebbe un elettorato potenziale a doppia cifra.
Lo certificano i sondaggi di IPR e di Teknè presentati a Porta a Porta, dopo quelli che D'Alema ha in tasca e che gli sono serviti per minacciare Renzi.
Lo si poteva dedurre anche dai sondaggi pre-referendum e dalle interviste post-voto: su quella base ero arrivato, con strumenti artigianali, a schemi di flusso tra voto politico 20131 e referendum, che riproduco qui, che consentivano una stima di quelgenere. Stima, s'intende, del tutto ipotetica, così come del tutto ipotetica è la risposta degli intervistati ai sondaggisti: quel partito non esiste.


A quale elettorato guardare
Guardiamo più da vicino lo schema dei flussi per vedere come si arriva alla doppia cifra. Un po' meno del 5% pesano i votanti dichiaratamente di sinistra (SEL, Riv. Civ.) e un 4% circa quelli di provenienza PD (schierati per il NO). Un altro 9% sono votanti non si dichiarano per nessun partito ma si dicono orientati a sinistra. Va poi considerato che tra gli elettori del 2013 che si sono astenuti al referendum, un 5-6% (per lo più, stando i flussi, di provenienza 5S) era più propenso per il NO. Se ne mettessimo in conto almeno una parte si potrebbe alzare l'asticella perfino al 20% ed oltre.2
Eccesso di ottimismo? Se parlassi di target, o di obiettivo credibile, sarebbe piuttosto un eccesso di stupidaggine. Mettiamola invece così: quella è (grossolanamente) la consistenza dell'elettorato che, nella situazione presente, pone domande verso cui la sinistra dovrebbe avvertire la responsabilità di fornire risposte adeguate e credibili. Mentre viceversa se ci si limita a guardare all'elettorato “consolidato”, quello che per abitudine o per rassegnazione resta legato alle formazioni esistenti, si viene meno a quella responsabilità. E questo purtroppo dovremmo aspettarci dal quadro attuale. Non molto incoraggiante, quindi, ma indorare la pillola non serve. Meglio parlare chiaro.

Un quadro poco incoraggiante
Ecco il quadro. Partiamo dalla sinistra. Grandi (si fa per dire) manovre in corso.
Possibile ha tenuto i suoi stati generali e ha approvato all'unanimità la proposta di una tre giorni programmatica rivolta a tutti. Nello stesso giorno L'Altra Europa ha tenuto la sua assemblea nazionale proponendo a tutti di unirsi per dare continuità al NO al referendum.
Sinistra Italiana tiene fra qualche giorno il suo congresso e rivolge a tutti l'invito a partecipare a una costruzione “aperta”, partecipata, dei programmi (che poi i suoi vertici valuteranno e delibereranno, insieme con le liste dei candidati su cui però nessuno che non sia iscritto avrà diritto di mettere bocca). Il Partito della Rifondazione tiene a sua volta il congresso proponendo una coalizione dal basso, una testa un voto, su liste e programmi, che non cancelli le identità (di partito, associazione, quant'altro) di ciascuno. Mentre restano in campo i Comitati per il NO, che non sono un partito e sono aperti a tutte le identità di partito che si riconoscano nella difesa e nell'attuazione della Costituzione; così come sono in movimento le liste civiche, “in comune”, “di alternativa” e via etichettando esperienze di unità “dal basso” a livello locale.

Passiamo alla minoranza PD, che abbiamo incluso nel conto anche se eternamente in bilico. L'ultimo sondaggio eseguito da Demos & PI (Ilvo Diamanti) “per la Repubblica” offre un quadro eloquente, oltre che impietoso (segnalandolo per la prima volta sotto il 30%, sui livelli cui lo davano i sondaggi nel 2013 alla vigilia del voto): chi dichiara l'intenzione di votarlo, per il 57% considera probabile una scissione; ma soprattutto rivela la grande confusione che regna sovrana quando si esprime sulle alleanze, nel modo riportato qui sotto.


Da questo sondaggio si ricavano, è il caso di sottolinearlo, anche altre indicazioni interessanti, tra cui due in particolare che vanno in direzione contraria rispetto ai luoghi comuni che dilagano nei commenti politici "standard": gli elettori M5S sono divisi, ma più propensi ad un'alleanza col PD (48%) che con l'estrema destra (37%), mentre la quota restante (fautori dell'autosufficienza o della destra moderata?) appare piuttosto bassa. Gli elettori PD sono invece più propensi a un'alleanza con la destra moderata (39%) che con il M5S (27%), con una quota elevata che vuole altro. E, tra l'altro, se circa un quarto degli elettori PD piuttosto che un altro inciucio largo (vedi Del Rio) preferirebbe un M5S che almeno per metà guarda a sinistra, chissà che sarebbe venuto fuori da una domanda su un'alleanza che comprendesse anche la Sinistra: verso la destra moderata (modello Pisapia) o verso il M5S. Sarebbe da chiederlo a Diamanti.

Resta il fatto che si parla di Emiliano che vuole il congresso subito, mentre Bersani non lo vuole subito, ma prima di andare al voto e D'Alema rompe il tabù gettando nel piatto la minaccia della scissione, ma dai circoli del PD, da militanti e simpatizzanti si leva possente… un silenzio tombale. Anche il divorzio tra PD e elettori avvenuto fin qui3, del resto, è stato silenzioso. Perché quel mondo ha una voce, ma si fa sentire altrove. Non necessariamente in altri partiti, ma comunque in altre modalità di impegno, civile prima che politico (sarebbero sinonimi, stando all'etimo comune).

Costruire luoghi accoglienti e strumenti efficaci
Ognuno di questi soggetti dichiara dunque di avere la stessa meta. Un'offerta politica comune, che sia caratterizzata dallo stesso riferimento valoriale e dalle stesse priorità programmatiche. Ma molti di questi – chi più chi meno, chi vantando una biografia credibile e chi molto meno – pongono al centro di quella che dovrebbe essere l'offerta politica comune la propria persona, o la propria cerchia. Quando dal “popolo del NO di sinistra” sale invece una domanda di luoghi e di strumenti. Luoghi accoglienti, così da consentire di partecipare. Strumenti efficaci, per riuscire a costruire con una partecipazione collettiva, l'offerta politica che risponde ai fabbisogni. Fatta sia di programmi che di persone, ovviamente: ma saranno, anziché la premessa, il risultato di un percorso che tutti avranno condiviso, in una coesistenza (dinamica) che presuppone regole chiare per stare insieme.
Per questo ho insistito nei miei ultimi post sul tema delle regole, per la partecipazione ma anche per giudicare dell'affidabilità di chi viene delegato a rappresentare, nelle istituzioni, e per controllarne l'operato. Non perché più importanti dei programmi ma perché preliminari, condizione per costruirli ed approvarli. Invece è il tema più negletto. Oppure (è il caso di SI) affrontato in termini anacronistici, indigeribili per i gusti dell'elettore di oggi.
E qui si tocca il punto chiave, il motivo vero di questo deficit di comprensione. Ridurlo a un problema di narcisismo dei politici più in vista, se ha qualche fondamento manca però il bersaglio. La ragione principale sta in un ritardo culturale, nella ripetizione pigra di schemi del passato.
Una forma partito, al di là delle diverse matrici storiche4, basata su una chiara divisione tra “vertice” e “base” e tra dentro e fuori, e un modello di leadership personale, che di moderno hanno ben poco. Perché tutte le organizzazioni (private o pubbliche) più innovative e più efficienti si stanno orientando a valorizzare la capacità di interazione orizzontale, il peer-to-peer, il gioco di squadra.
I vecchi schemi invece disperdono o comprimono le energie potenziali della cittadinanza attiva e espongono eccessivamente ai rischi di insuccesso del vertice, o dell'uomo solo al comando, in assenza di strutture adeguate di controllo e aggiustamento degli errori5, come possono essere un partito orizzontale e una leadership collettiva.
Questi modelli stanno prendendo piede (con maggiore ritardo in politica) grazie alla crescita culturale delle popolazioni, sia come livello medio sia come ampiezza relativa delle fasce di livello più elevato. Eppure la sinistra si sta dimostrando incapace di fare tesoro di queste novità e, anzi, in un paese come l'Italia ne è rimasta spiazzata. Fenomeno sorprendente, se si pensa ai processi di “proletarizzazione” (uso questo termine un po' démodé non essendone stato coniato uno migliore) che hanno investito in particolare le fasce giovanili con livelli di istruzione più elevati. Ma tant'è.

Cambiare paradigma
Da questa consapevolezza, e dal cambio di paradigma che dovrebbe derivarne, si deve partire. Se bastasse incollare l'uno con l'altro, i tasselli dell'offerta oggi esistente, le proposte che si avanzano andrebbero tutte bene e il quadro non sarebbe disarmante. Ma se ogni tassello segue gli schemi del passato, il “dentro” di un partito è un “fuori” per gli altri. E l'eventuale somma dei “vertici” esclude come “fuori” chi non rientra nella somma delle “basi”. E la forza centrifuga prevale su quella centripeta.
I luoghi da costruire, invece, per essere accoglienti devono poter includere non soltanto i “vertici” con le rispettive “basi” (esperienza già vissuta ripetutamente con esiti via via peggiori) ma anche e soprattutto il mondo “fuori”: includerlo nella costruzione dei programmi e nella scelta dei candidati, insisto, non solo nel voto. Con regole chiare ed esigibili.
Il compito è dunque questo, porsi al servizio dell'opera di costruzione per offrire quei luoghi e quegli strumenti6, mettendo a disposizione di un progetto collettivo le proprie capacità, singole e collettive. E il valore del collettivo (si tratti di un partito, di un'associazione o di qualunque altra aggregazione) sarà misurato dalla capacità di potenziare l'apporto individuale dei componenti, a conti fatti e non a scatola chiusa. Se si crede davvero in se stessi.

NOTE
1 Voto per la Camera, 35.270.926 votanti (75,5% dell'elettorato)
2 I sondaggi offrono anche altri due elementi di un certo interesse:
  1. Sinistra Italiana, nella situazione attuale, viene data tra il 3% e il 3,5% (non solo da IPR e Tekné ma anche da EPR per La7);
  2. il PD nell'ipotesi scissione viene dato tra il 20% e il 22%.
    Il primo dato indica che l'apporto di SI potrebbe essere maggiore di quello che indicano i flussi, se il “partito che non c'è” attraesse anche l'area che oggi si colloca più vicino al PD e che (come Pisapia) ha votato SI.
    Il secondo, che l'apporto degli attuali elettori PD potrebbe essere maggiore, toccando la parte più “riflessiva” (e di sinistra) del SI.
3 Il fenomeno si è manifestato già nel 2013 dando vita ad un flusso verso il M5S ma dopo le amministrative e il referendum del 2016 sono arrivati ad affermarlo sia Cuperlo che D'Alema
4 Da una parte, il partito del popolarismo clericale, comunità un po' religiosa e un po' familista; dall'altra, il partito figlio della Internazionale Socialista (dalla Seconda in poi), un po' setta e un po' milizia: in entrambe le versioni, accreditati di un “primato” che nell'Italia del dopoguerra ha avuto una consistenza reale (tanto da “sovrascrivere” il primato della politica). Dopo i primi anni '90 hanno però lasciato il posto ad altri modelli che rispetto a quelli del passato rappresentavano una regressione: il partito-azienda, come evoluzione del partito comunità in un sodalizio di interessi o in una cosca, il partito-burocrazia, del centralismo democratico e della disciplina di partito, condito da una versione aggiornata del culto della personalità che ha sempre fatto capolino dietro le liturgie dei partiti del “socialismo reale”.
5 Il ciclo tentativo – errore – correzione (ovvero il trial-and-error) è diventato l'ABC per qualunque organizzazione tranne che per i partiti politici
6 Per chi volesse farsi un'idea dei passi in avanti che si sono fatti nell'ideazione e nella diffusione di strumenti per la partecipazione deliberativa segnalo il sito di OpenDCN, ambiente web sviluppato a partire dal Dipartimento di Informatica dell'Università degli studi di Milano diretto da Fiorella de Cindio (DCN sta per Deliberative Community Networks), nonché, per alcuni degli sviluppi più recenti, questo link.   

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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