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Il congresso di Sinistra Italiana e la sinistra

La lettera di auguri per il nuovo anno che ho postato qui, ha raccolto qualche commento favorevole da amici (che ringrazio) con cui ho spesso condiviso le considerazioni che vi erano contenute. Non sapevo invece quali reazioni aspettarmi da chi è impegnato in percorsi già definiti, in particolare nella fondazione di Sinistra Italiana.
Come era presumibile, da quel versante ho ricevuto qualche apprezzamento ma anche obiezioni, con un elemento comune che, non lo nascondo, mi ha sorpreso per il significato - forse al di là delle intenzioni - di chiusura. Lo riassumerei così: il progetto di Sinistra Italiana non è diverso da quello di cui parlo nel post, perciò non c'è motivo, per chi lo condivide, di chiamarsi fuori anziché unirsi a chi ha avuto il coraggio di fare il primo passo. Se non per il vizio storico della sinistra radicale di alimentare divisioni: quello che ci ha reso poco credibili agli occhi degli elettori e condannato alla marginalità.



Quale orizzonte per la sinistra. Quali soggetti
Torno dunque sul tema, anche per spiegare perché considero questa una posizione di chiusura, convinto che non possiamo permetterci il lusso di non capirci. 
Quello che serve chiarire, prima di tutto, è se l'orizzonte in cui ci si muove è effettivamente comune.
Come molti altri, ritengo che la prospettiva non possa essere solo quella di consolidare l'elettorato che storicamente si è collocato in posizione critica, da sinistra, rispetto alle formazioni che, dopo lo scioglimento del PCI, sono sfociate nel PD. Che si debba avere una maggiore ambizione: dare una risposta, di sinistra, all'elettorato che oggi non la trova nella sinistra perché la identifica con il PD.
Le due ipotesi non coincidono. Se la seconda viene ricondotta alla prima si commette un errore. Non solo per scarsa ambizione, ma per un difetto di analisi.
Premetto che considero positivo che questo tema abbia un posto di rilievo nel dibattito congressuale di Sinistra Italiana e che, a quanto sembra, prevalga l'idea di rivolgersi prioritariamente ai settori di popolazione che hanno pagato a più caro prezzo gli effetti della globalizzazione e delle ricette liberiste che oggi, paradossalmente, la sinistra fa più fatica a rappresentare. La domanda però è se S.I. stia andando avanti in coerenza con questa premessa.


Come rispondere. Interessi e potere
Credo si sia tutti d'accordo che per intercettare il consenso di quei soggetti non basta appoggiare qualche battaglia con la presenza al loro fianco, o con dichiarazioni solidali e interpellanze in Parlamento. Atti condivisibili e utili, ma non sufficienti. Serve anche essere concretamente al loro fianco nelle difficoltà della vita quotidiana, come ha saputo fare Syriza in Grecia, per vincere le diffidenze più radicate, ma la presenza capillare di un volontariato già attivo su quel terreno pone un problema di rapporto con quelle associazioni che rientra in definitiva nel tema dei rapporti politici. Senza dimenticare che buona parte di quell'area sociale è convintamente orientata per il non voto, e che c'è anche chi teorizza scelte “utilitaristiche”, nel rapporto con una politica vista (tutta) come controparte, che si traducono nel votare il “nemico” con cui è più conveniente trattare.
Perché si stabilisca un rapporto appena un po' solido occorre dunque di più: che si convincano di avere nelle proprie mani il potere; di essere cioè padroni delle scelte e delle azioni che si compiono, di poter controllare, e nel caso revocare in qualunque momento le deleghe.
È questa la leva su cui ha agito Grillo. L'“uno vale uno”, il cittadino sovrano, la democrazia diretta esercitata su una piattaforma, sono stati altrettanti modi di declinare una risposta positiva a quella domanda. Ingenui per certi aspetti, ingannevoli per altri: ma hanno funzionato, in buona misura. Soprattutto, in quanto nessuno ha messo in campo soluzioni alternative.
Così, ora non è facile per chi arriva secondo recuperare terreno. È addirittura un'impresa impossibile per chi si presenta con una storia alle spalle che: a) si è sedimentata in un apparato ben strutturato e b) ha lasciato un'impronta e una caratterizzazione del tutto diverse, se non opposte, a quella richiesta. Se il segnale di discontinuità, anzi, di vera e propria rottura, non è evidente oltre ogni dubbio, il fossato non sarà colmato.


Segnali di discontinuità, confusi e contraddittori
C'è questo segnale? Non dico di no, ma è confuso (c'è un'ampia area che non rinuncia ai riti del passato) e accompagnato da troppi atti di segno contrario.
La scelta dei tempi e dei modi per l'avvio del percorso costituente l'ho criticata a suo tempo, al “tavolo unitario della sinistra”, ma non ci torno, non perché abbia cambiato idea ma perché si tratta di una questione ancora interna al ceto politico, che ha quindi poco a che vedere con il tema che sto affrontando. Quelli che contano sono gli atti successivi. Vediamoli.
Elezioni amministrative. Sono state affrontate attraverso scelte di partito. Non era inevitabile, se il partito avesse dato la priorità all'obiettivo di condividere il potere decisionale con il più vasto mondo che si puntava a rappresentare. Al di là delle logiche e degli schieramenti diversi che hanno prevalso nei singoli casi, le decisioni sono state prese senza mai rinunciare al primato del partito, con le sue procedure decisionali.
Referendum. In questa occasione si è vista una maggiore apertura. La campagna di S.I. non si è isolata rispetto a quella dei comitati e dell'arco di forze di sinistra schierate per il NO. Ma non è stata un'occasione di contaminazione: il percorso costituente del partito è andato avanti per la sua strada, fino a prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di tenere il Congresso nel pieno della campagna referendaria.
Contenuti del dibattito congressuale. I temi che toccano da vicino la vita dei soggetti colpiti dalla globalizzazione (lavoro, welfare, reddito minimo, accoglienza) sono stati trattati senza grandi contrasti e l'impostazioni adottata è sicuramente condivisa da un'area più larga, oltre i confini del partito. L'attenzione si è però concentrata sui rapporti con il PD. È attorno a questo che si sono registrate le maggiori divisioni e formati gli schieramenti. E' un bene che non si sia scelto di andare a documenti contrapposti ma è chiaro che il congresso si giocherà su questo, sia quanto alla composizione del gruppo dirigente sia, come ipotesi limite, quanto alla stessa adesione finale al partito.

Se questo è il tema centrale, si dà adito a forti dubbi su quale sia l'orizzonte, a proposito della domanda da cui siamo partiti. Se si punta a rappresentare quel mondo più vasto, una discussione pregiudiziale sulle alleanze ha poco senso. Sia perché è un tema che lascia indifferenti gran parte dei “non schierati”. Sia perché se si ambisce a rappresentare quel mondo (che pesa, potenzialmente, per un quinto dell'elettorato, stando alle analisi, che avevo riassunto nella tabella che qui ripropongo) il tema delle alleanze non si pone in relazione a un solo partito, né in astratto. Lo si affronta nel momento in cui ci si trova a decidere per il governo del Paese, riguardo all'intero arco di forze politiche. Altrimenti si resta confinati in un ruolo, ancora, ancillare, che ha già dato prova di sé e non interessa più l'elettorato.


Come fare sintesi di identità diverse
Un'ultima considerazione, per me fondamentale, riguarda le identità politiche (partitiche o meno) e associative in genere, che ritroviamo nel mondo composito a cui vogliamo guardare. La gamma dei casi è molto vasta, ma sono diffuse più di quanto non si sia portati a credere. Non si tratta dunque di soggetti passivi, cui chiedere un voto. Oltre a chi aderisce a partiti e associazioni più marcatamente politiche (S.I. sarà probabilmente la più grande, ma non l'unica) c'è chi si impegna in associazioni “single issue, locali o nazionali (alcune delle quali vantano numeri di aderenti imparagonabili, tanto più se contiamo fra queste le organizzazioni di massa e il mondo del volontariato), fino a chi si colloca nella galassia dei luoghi “sociali”, di incontro e di iniziativa, solitamente etichettati come “sinistra antagonista”. Molte di queste realtà non sono nemmeno censite all'interno dell'area potenziale di cui stiamo parlando, perché orientate all'astensione o al voto “utilitaristico” a cui ho già accennato.
Ebbene, come si rivolge Sinistra Italiana a queste realtà? Quale offerta avanza?
È qui che si mostra il lato più debole, ed è da qui che discende secondo me la chiusura che le risposte al mio post di auguri rivelano. 
La scelta è esplicita, chiara anche se poco motivata, nei confronti delle realtà di partito. No a qualunque riedizione di cartelli. Chiusura netta verso i partiti della sinistra radicale votati al minoritarismo, quasi fosse un contrappeso alla chiusura verso il PD. Incompatibilità con appartenenze ad altri partiti.
A ben vedere però...
Ai cartelli non pensa più nessuno, errare è umano, nessuno intende perseverare.
Quanto a radicalismo e minoritarismo, se è un giudizio a priori è una sciocchezza. Presuppone un confronto nel merito che non c'è ancora, a livello nazionale. Mentre a livello locale ha dato vita a una notevole varietà di casi in cui, per definizione, non c'è chi giudica e chi è giudicato.



Quanto infine all'incompatibilità, la bozza di statuto elaborata per il congresso di S.I. offre una soluzione che merita di essere discussa a fondo perché rappresenta a mio avviso il nodo cruciale. Limita l'incompatibilità alle formazioni partitiche ma apre alle associazioni attraverso la formula dell'albo.
La mia opinione è che quella soluzione non tiene. E che contraddice per di più la premessa. Circoscrive, intendo dire, l'orizzonte entro un ambito che rischia di condannare il nascente partito al ruolo minore che intende scongiurare. 
Ma il tema che qui si apre merita di essere meglio approfondito. Mi fermo perciò qui, per segnare un primo avanzamento del ragionamento. Tornerei ad affrontarlo in una seconda parte. A stretto giro.

Commenti

  1. Giovanni, condivido il tuo sforzo di sintesi e molti contenuti, a cominciare dall'affiancamento concreto alle realtà sociali (chi vive gravi condizioni di sofferenza ed è attualmente orientato al non voto) e politiche (associazioni e movimenti impegnati da anni e ben radicati nei contesti territoriali locali).
    Sulle prime realtà (sociali) non vi è alcuna consapevolezza esplicita della necessità di un impegno diretto sul campo da parte di tutti i componenti del nuovo soggetto politico mentre sulle seconde realtà (politiche) i punti 7,8 e 9 del capo III dello Statuto danno una risposta asfittica e assolutamente insufficiente.
    Sulla prima questione paghiamo lo scotto di un'eccessiva preoccupazione, solo in parte legittima, legata a ruoli e poltrone da parte dei nuovi dirigenti, che continua a tenerci lontani dalle condizioni concrete di sofferenza di tantissimi italiani.
    Ti invio a parte la proposta di modifica del punto 7 che stiamo definendo in Puglia, in questi giorni, tra realtà territoriali attive, S.I. pugliese e compagni di Act, nel tentativo di sopperire al gravissimo vuoto creatosi sulla seconda questione.
    Buon lavoro a tutti

    Angelo Papio
    (movimento "manisporche", rete "Open Puglia)

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  2. Punto 7 del capitolo III della bozza di Statuto nella formulazione attuale


    III – LA VITA DEMOCRATICA DEL PARTITO

    7.è costituito dalla Direzione nazionale un Albo delle Associazioni e dei movimenti con i quali il partito tiene relazioni con continuità e su obiettivi comuni. L'iscrizione all'Albo deve essere reciprocamente condivisa. Organizzazioni politiche locali e sociali possono fare domanda di essere inserite in tale Albo.



    Punto 7 del capitolo III della bozza di Statuto emendato

    III – LA VITA DEMOCRATICA DEL PARTITO

    7.il partito riconosce l'importanza delle realtà politiche territoriali parapartitiche, quali veicoli privilegiati per recuperare un rapporto autentico e profondo con l'elettorato di base, con i gruppi di cittadinanza attiva e la multiforme costellazione del volontariato impegnato e non apolitico. Un rapporto in grado di riorganizzare e moltiplicare il consenso spontaneo e il voto di opinione, così da convogliarli verso un comune progetto politico di alternativa di governo, elettoralmente efficace e vincente.

    Dalla Direzione nazionale è costituito un Albo delle associazioni e dei movimenti con i quali il partito tiene relazioni con continuità e su obiettivi comuni. L’iscrizione all’Albo deve essere reciprocamente condivisa.

    Realtà politiche territoriali sia locali, come liste civiche e movimenti cittadini, sia regionali e nazionali, come movimenti politico-sociali e associazioni politico-culturali, possono fare domanda di essere inserite in tale Albo.
    L'Albo riporta il nome della realtà politica territoriale insieme al nome del circolo locale o alla federazione (provinciale, regionale o nazionale) con la quale è stato sottoscritto il rapporto di “affiancamento”.
    Il partito offre alle associazioni e ai movimenti iscritti all'Albo, ciascuno secondo il proprio ambito d'intervento (locale provinciale regionale o nazionale) il diritto di partecipare al dibattito interno, tematico politico e programmatico, con diritto di voto in base agli accordi sulle modalità di rappresentanza, preliminarmente condivise con il circolo o federazione di riferimento.

    Le realtà politiche territoriali non hanno diritto di voto sulla composizione degli organismi dirigenti e delle liste elettorali, sulle materie statutarie e su quelle finanziarie inerenti al partito.

    Le realtà politiche territoriali garantiscono il loro sostegno libero e attivo agli impegni elettorali del partito, lì dove non sono direttamente impegnate.

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  3. Ottima analisi! Mi permetto di osservare che il punto dei rapporti con il Pd non mi pare secondario, ma anzi cruciale, sotto tutti i punti di vista elencati:
    - la novità la "rottura col passato" auspicati sono impossibili se non avviene una decisa "rottura politica" con chi è stato al governo negli ultimi 5 anni (ed è quindi come minimo corresponsabile di tanti disastri): senza questa, sarà difficile "raggiungere" un elettorato che vada oltre gli ex elettori di Sel e dello stesso Pd;
    - anche i rapporti con le associazioni "single issue" (ad esempio ambientaliste) e i comitati del no al referendum costituzionale rischiano di essere compromessi in partenza se la nuova realtà politica che si propone a sinistra viene sospettata di "intelligenza col nemico";
    - i possibili interlocutori politici possono essere scoraggiati dalla sensazione che si stia cercando il dialogo con loro per portare più acqua al mulino dell'ex alleato Pd.
    Chiarire la propria alternatività al Pd non può quindi essere l'unica bandiera dietro la quale schierarsi, ma è sicuramente una pre-condizione indispensabile: da assumere e da lasciarsi alle spalle, definitivamente

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Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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