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Domani è un altro giorno, Mr. Trump

Il giorno dopo il ciclone Donald la sinistra non-liberista ha avuto la sua giornata di passione, a rimproverarsi e a rimproverare la sinistra mainstream per la strada che ha imboccato. Perché il moderatismo sta generando mostri. Abbandonare gli ultimi, e poi i penultimi, apre la strada ad avventure, alimentate dalla lotta tra i poveri e i disperati. Ma ora è già dopodomani, è un altro giorno e occorre pensare al cammino da fare.

Sostenevo nel postprecedente che la sinistra che ha sposato gli interessi e le tesi del grande capitale economico-finanziario ha commesso un errore duplice, di cui sta pagando il prezzo più o meno ovunque nel mondo e non se ne dà una ragione.
Sul primo, essersi distaccata dagli interessi del 99%, serve ragionare per ritrovare un baricentro e una direzione di marcia diversa dal passato. Ma il secondo errore è centrale per il dopo e consiste nell'aver perso la capacità di cogliere le irrisolvibili contraddizioni nascoste dietro le tesi dominanti, prodotte dalla natura degli interessi che le hanno originate. È attorno agli sviluppi di queste contraddizioni che si giocherà il futuro. A partire dagli USA.

Trump non appartiene al 99%. È un campione dell'establishment, che ha però capito la debolezza di fondo della soluzione democratica (che significa “dei Democrats” ma anche “interna alle regole della democrazia”). Ha annusato, da miliardario avventuriero, mercante immobiliare rodato da vicende rocambolesche, la fragilità del racconto, l'illusorietà dell'idea di ridurre la politica a storytelling. Per niente affatto. Come ogni buon american salesman ha appreso prima ancora di piazzare la sua prima spazzola una verità elementare: puoi riuscire a fare fessi tutti quanti, una volta (e puoi trovarne uno da fare fesso ogni volta), ma non illuderti di poter fare fessi tutti, tutte le volte.
I blue collars, così come le popolazioni degli stati rurali, ceti chiave che popolano gli stati chiave, han capito di esser stati fatti fessi. Trump era obbligato a promettere quello che si aspettavano: “vi leverò dai piedi i concorrenti globali, i latinos che vi tolgono il lavoro prendendolo al vostro posto e i cinesi che ve lo tolgono mettendo fuori mercato i vostri employers; spenderò il denaro pubblico per darvi lavoro costruendo infrastrutture”. Ma non può mantenere la parola data e si prepara a un azzardo degno di un personaggio al limite, border line, come lui: farli fessi una seconda volta cambiando solo il copione. Costretto a provarci, perché non può uscire dalla sua pelle.

Dicono abbia studiato l'impresa di Berlusconi. Se fosse vero, potrebbe aver trascurato (come spesso accade in questi casi) il perché del suo fallimento. “Prenderò esempio da lui per arrivare al successo”, può aver pensato, “saprò fare meglio di lui per evitare la fase calante”. Ma non basterà lasciare da parte i vizi da puttaniere: anche in Italia li avrebbero perdonati a Silvio (come li perdonerebbe a lui l'America che lo ha votato) se solo avesse mantenuto una parte delle promesse fatte. Il contratto che ha firmato, proprio come il Cav da Vespa, non potrà far finta che non esista. Da salesman dovrebbe ricordarselo.

Abbasserò le tasse, spenderò una valanga di soldi pubblici.” Sembra di sentire Petrolini. Le due cose non stanno insieme
Metterò dazi poderosi sulle merci cinesi, lascerò che il dollaro si svaluti per il debito che crescerà” (per una buona fetta, in mani cinesi). E chi produrrà in USA quelle merci? Per quale sotto-salario? (visto che gli immigrati disposti ad accettare i salari più bassi li rispedirà indietro).
Si potrebbe continuare per qualche pagina.
Il problema serio, serissimo, è che ognuno di quei sogni, ogni promessa illusoria, si può trasformare in un incubo, in una tragedia che potrebbe coinvolgere il mondo. Questo è l'allarme lanciato dai giovani che protestano.

Quei giovani odiano il personaggio. Odiano il sessismo, il razzismo, la violenza. Sono cresciuti con altri valori, altri stili di vita, si considerano liberi, tengono molto alla loro libertà e rispettano quella degli altri. E si sentono padroni del proprio futuro. Proprio questo è il tasto sensibile, il motivo più forte, credo di poter dire, che fa scattare la loro rabbia. Perché vedono in Trump un'ombra nera che si proietta sul futuro che si aspettano di poter vivere.
Attenzione allora a pensare di poter accarezzare la pancia della pancia (del “ventre molle”) del popolo americano invece che la voce (che è di testa e di cuore) di quei giovani. Il compito sta scritto: fare incontrare quei giovani arrabbiati e quei vecchi incarogniti.
È questa la strada su cui si è messo Sanders, così come la Warren, o Michael Moore: i loro commenti, non a caso, spiccano tra gli altri e sono quelli che circolano maggiormente da questa parte dell'Oceano. Sono quelli che non hanno perso tempo e hanno parlato subito del domani.
Non sarà una passeggiata. L'ottimismo sarebbe stonato e del tutto fuori luogo. Dobbiamo preoccuparci per il futuro dell'ambiente in cui viviamo, per il futuro delle relazioni tra i popoli e all'interno dei popoli, tra i ceti, le classi, le culture, gli orientamenti sessuali.
L'illusione che il mercato esaurisca in sé tutte le condizioni per un ordinato sviluppo del genere umano e che la politica debba solo evitare di interferire, è una follia che tarda ancora ad apparire in tutta la sua pericolosità. È l'utopia anarchica che nelle mani dei potenti si rovescia in una spaventosa distopia, alimentando il loro sogno sovversivo: tornare all'era in cui era consentito loro di porsi al di sopra delle leggi.

Il nuovo President-Elect è una temibile black box, perché nulla di quello che ha detto in campagna elettorale può essere preso sul serio. Ma tutto quello che si può innescare a partire da quello che ha detto in campagna elettorale deve essere preso tremendamente sul serio. Su questo si dovrà battere un colpo senza perdere un solo attimo. In ogni angolo del globo. Anche perché altri Mr. Trump sono pronti a seguirne l'esempio. 

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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