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Come va il PIL (in tempo di campagna elettorale)...

Nei palazzi del governo si saluta con esultanza, a stento trattenuta, il dato sul PIL rilasciato dall'ISTAT: +0,3 sul trimestre precedente (+0,9 sul corrispondente trimestre 2015). Immancabile lo spot di Matteo Renzi per la campagna elettorale, un tweet conciso e sobrio “Con le riforme sale il Pil, senza riforme sale lo spread”.
Non c'è niente da fare, inutile illudersi. Continuano nella stessa direzione, senza riuscire a vedere il mondo che hanno intorno.

Un trimestre col segno più
Volendo parlare di come va l'economia, si può dire che ci si aspettava un dato positivo, dopo la gelata del secondo trimestre fermo a zero: gli indici della produzione industriale segnalavano una ripresa, il portafoglio ordini consentiva qualche ottimismo, il mercato dell'auto proseguiva la ripresa e, ciliegina sulla torta, qualche disavventura dei nostri concorrenti mediterranei (Francia e Egitto in particolare) aveva convogliato sui nostri lidi un numero record di turisti (italiani e stranieri). Ma più che commentare nel dettaglio i dati, volendo andare alla sostanza, il problema con cui si devono fare i conti è quello della stasi prolungata (o della crescita “zerovirgola” che sta contrassegnando l'economia italiana. Che appare quella che fa più fatica, tra tutti i maggiori paesi industrializzati, a risollevarsi dalla doppia crisi (dei mutui subprime nel 2008 e dei debiti sovrani nel 2011-2012). Il grafico qui appresso, ripreso dal comunicato dell'Istat, spiega meglio di qualunque discorso quello di cui stiamo parlando.


I commenti ufficiali. Dire una cosa e il suo contrario
Prima di continuare con il PIL, vale però la pena, perché esercizio assai istruttivo, di commentare … i commenti.
Nonostante i segnali favorevoli a cui ho accennato, le esigenze della propaganda governativa portavano a metterla sul tragico, visto che il trimestre era cominciato, all'indomani della Brexit, con grosse preoccupazioni per la stabilità dei governi liberisti. Sbagliando i tempi, la stasi del secondo trimestre era stata subito collegata alla Brexit, avvenuta solo a fine trimestre, ed erano stati lanciati seri allarmi per le ripercussioni pesanti che sarebbero derivate dalle reazioni dei mercati nell'immediato futuro. A conferma della distanza crescente tra i popoli e i governi, incapaci di cogliere le dinamiche reali.
La storia si è ripetuta ora, con una divaricazione nel senso opposto. Eppure, la vittoria di Trump, per quanto risicata e rocambolesca, doveva insegnare qualcosa, dopo la Brexit.
Il nostro governo, al pari di tutti i maggiori governi europei ispirati alla dottrina liberista dominante, dopo aver tirato un sospiro di sollievo per la sconfitta di Sanders nelle primarie democratiche, aveva pensato di poter dormire sonni tranquilli in attesa di ritrovarsi a cena con la Clinton. Che avrebbe garantito una continuità più sicura e con meno azzardi, per carità, senza nulla togliere a Obama, anche rispetto al suo predecessore.
Non è andata così e si sono ritrovati a cena con la Mogherini, a studiare le contromisure a Trump.
Renzi, che si considera il più furbo della compagnia, ha tentato anche il contropiede: “Fatevi avanti: volete cambiare? E chi vuole cambiare più di me? Siete contro il sistema? E chi più rottamatore del sistema di me?” Certo, ci vuole un certo coraggio per sperare che la grande novità, di un senato di consiglieri regionali in gita, con immunità premio, faccia presa quanto la promessa di spendere trilioni in infrastrutture e riservare i posti di lavoro ai nativi. Ma il cambiamento ormai è considerato un valore in sé: anche quando puzza di disastro...
Non so quanti possono cascarci. Pochi, credo (e comunque mi auguro). E Renzi forse se ne sta accorgendo, tanto che con grande disinvoltura prova ad intestarsi, insieme con il cambiamento, la stabilità. Che i mercati vogliono, assolutissimamente, per cui se annusano la vittoria del NO “sale lo spread”. Si può essere una cosa e il suo contrario … se ci si chiama Matteo Renzi.

Una società che si ingegna di fare a meno della politica
Tornando all'economia, che le cose nel terzo trimestre siano andate meglio del previsto non può certo dispiacere. Si vedrà, tra qualche settimana, quando l'ISTAT pubblicherà i dati stabilizzati, in forma più analitica, quali sono state le cause, quali sono i punti deboli, per trarne qualche insegnamento e qualche diagnosi sul futuro.
Perché una considerazione, indipendentemente da quanto ci diranno le statistiche, si può già fare in base a una logica elementare ma stringente: che, se il trend è cambiato in meglio tra il secondo e il terzo trimestre, la causa non può che essere cercata in ciò che tra il secondo e il terzo trimestre è cambiato. Non certo nella politica, rimasta uguale a se stessa.
È la propensione al consumo delle famiglie (a parità di reddito, visto che quello non è cambiato)? O la distribuzione del reddito, se una parte maggiore della torta è andata alle famiglie che consumano di più? Saranno importanti, in particolare, i dati che ci fornirà l'ISTAT sulle esportazioni e sugli investimenti. Lo scarno comunicato emesso insieme con le anticipazioni sul PIL ci dice che il contributo delle esportazioni è stato minore rispetto ai trimestri precedenti (eppure erano andate bene a luglio e agosto: che cosa è successo a settembre?); che gli investimenti continuano a ristagnare; che il settore delle costruzioni non riparte.

E la politica gioca d'azzardo con la Costituzione
Allora, più che rallegrarsi o preoccuparsi, più che essere ottimista o pessimista, occorre che la politica prenda atto che deve riuscire a esercitare un ruolo di stimolo sull'economia per rimuovere gli ostacoli e sciogliere i nodi critici. E che per farlo dovrebbe riacquistare una capacità di interpretazione dei fatti e di ascolto, delle persone, delle organizzazioni, che oggi non ha, essendo vittima del credo liberista.
Non bastasse questa sordità del governo, dobbiamo fare i conti anche con l'ottusità di aver scelto di giocarsi tutta la posta in un'impresa, come la riforma costituzionale, che comunque vada sarà un insuccesso per chi avrà perseguito il risultato di dividere il paese e costretto le forze vive a misurarsi su un terreno lontano da quello in cui si collocano i loro interessi reali.

E se nei Palazzi dovessero sentirsi confortati nella loro linea di azione grazie a quello che il paese è riuscito a fare, con le sue sole energie, con grande fatica, nei tre mesi estivi, sarebbe il male peggiore.
Questo paese ha bisogno di una scossa, di un cambiamento vero, radicale. I primi a doversi sentire chiamati in causa sono coloro nelle cui mani è il massimo potere: presi dall'ambizione di cambiare tutto intorno a loro non riescono nemmeno ad accorgersi di quanto dovrebbero cambiare essi stessi. Ma così si condannano ad avere amare sorprese.

Post Scriptum. A proposito di giocare d'azzardo
Mi sono già trovato a sostenere, in due post precedenti, che una vittoria del SI avrebbe potuto imbaldanzire Renzi tanto da portarlo a seguire le orme di Cameron e a cavalcare l'onda antieuropea fino al punto di trovarsi sull'uscio, in bilico, rischiando di non poter tornare indietro da una Italexit.
Ho detto anche di alcune reazioni, tra gli amici che mi hanno letto, che consideravano questa ipotesi del tutto irrealistica. 
Per ora, quanto a porre il veto sul bilancio, dalle minacce si è passati alla notifica formale, un copione più volte recitato dall'UK. Nptofoca affidata a quel Gozi allevato in seno da Prodi, che ha rischiato l'infarto. E a togliere la bandiera dell'Europa dalla stanza presidenziale a Palazzo Chigi. Una mossa che ha scandalizzato perfino uno come Veltroni, che ormai sembrava occupato in tutt'altre faccende (dopo aver benedetto l'avventura di Renzi).
Continuo a pensare che non si andrà avanti su questa strada perché il NO prevarrà, ma non è materia su cui si possa scommettere. Sia perché è meglio che l'azzardo resti una prerogativa del partito del SI, sia perché più che affidarsi agli auspici è meglio darsi da fare per convincere gli indecisi. Che non si sa mai, fino all'ultimo.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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