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NO alla concentrazione del potere. Votiamo NO per restituire la sovranità al popolo

NOn voglio meno democrazia. Voglio meno burocrazia.
È uno degli slogan che Renzi ripete più spesso nella sua ossessionante campagna referendaria.
Come quasi tutti gli slogan che predilige, è una bugia. Per di più sgangherata. Ma per non rispondere con slogan a slogan andiamo nel merito.


Se c'è troppa burocrazia la colpa è del governo
NOtoriamente, basta qualche conoscenza scolastica di base per saperlo, la burocrazia è il braccio operativo del potere esecutivo, con il compito di dare seguito alle leggi varate dal Parlamento, formato dall'insieme delle persone che fanno parte degli apparati dei Ministeri. È dalla metà del '700 che lo si definisce, con un termine coniato in Francia, burocrazia. Lo stesso termine si usa per gli uffici che operano ai livelli decentrati della Repubblica al servizio dei poteri locali. Quindi (almeno stando alla dottrina) al servizio dei cittadini che quei poteri hanno eletto.
Essendo tenuti ad operare secondo le norme fissate dalle leggi, saranno più o meno al servizio dei cittadini, di questa o quella categoria di cittadini, a seconda di come le leggi saranno state concepite ma anche a seconda di come le applicheranno in concreto, usando i margini di discrezionalità che vengono loro lasciati. Per la nostra Costituzione devono agire con imparzialità e efficienza (correntezza, dicono gli specialisti). Seguendo, e qui veniamo al punto, le direttive che vengono loro impartite dal potere esecutivo, in base alla forza coercitiva con cui vengono impartite.

NOn dovrebbe essere difficile cogliere, da questo quadro riassuntivo, la falsità contenuta nella frase di Renzi. Se c'è troppa burocrazia (nell'accezione negativa del termine, intesa come burocrazia inefficiente o perfino corrotta) la responsabilità ricade sull'esecutivo. Una riforma che amplia i poteri dell'esecutivo a danno di tutti gli altri non solo non risolve il problema ma potrebbe peggiorarlo. Se il governo non fa bene il suo dovere.


Se il Parlamento va a rilento la colpa è del governo

Ma, dicono i fan di Renzi, quando parla di burocrazia se la prende in effetti, sia pure con qualche approssimazione (è fatto così...), con il Parlamento. Cioè con il potere legislativo, perché, in virtù del deprecabilissimo bicameralismo paritario, lavora in modo disordinato e inconcludente, secondo procedure fatte apposta per complicare il risultato e allungare i tempi.

NOn è vero. È un'altra falsità. Se uno si prende la briga di ficcare il naso nei lavori parlamentari scopre che le Camere lavorano quasi esclusivamente su testi di origine governativa, il più delle volte emanati sotto forma di decreti, quindi immediatamente operativi: da convertire in legge in tempi certi (con procedura abbreviata) ma efficaci già dal momento in cui escono da Palazzo Chigi. Dunque il problema può avere solo due origini: o si crea perché i testi provenienti dal Governo (e dalla burocrazia che dovrebbe essere al suo servizio) devono essere rivisti e corretti, dunque sono fatti male; o non convincono del tutto la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo.
Nel primo caso torniamo al discorso sul rapporto tra governo e burocrazia, che non ha a che vedere con la Costituzione ma con la capacità del governo di fare il suo mestiere. Nel secondo andiamo sul terreno politico, su cui la Costituzione - che influisce su regole e campo di gioco ma non sulla qualità delle squadre in campo né sul sistema (elettorale) con cui vengono scelte - nulla può. Questa è una verità che il premier racconta quando cerca di imporre una legge elettorale che “permetta di sapere la sera stessa chi ha vinto” senza di che la riforma Costituzionale non ha futuro; ma la nasconde quando la legge elettorale, combinata con la riforma, disegna un quadro di accentramento di poteri che fa parlare di deriva autoritaria, o di sistema oligarchico (sulla differenza ci torno dopo).



Se le leggi sono troppe e fatte male la colpa è del governo

NOn parliamo poi dell'apparato di norme e normette cosiddette “di derivazione secondaria”, una mole gigantesca di decreti (legislativi, dei Presidenti della Repubblica o del Consiglio, ministeriali), prodotti dalla burocrazia al servizio del governo. Andiamo sempre peggio, i tempi di emanazione sforano quasi sempre quelli dettati dalle leggi da cui provengono, e richiedono ri-scritture, revisioni, oltre a una montagna di circolari applicative, esplicative.
Pensate alla riforma del lavoro: approvata in poche settimane come delega al governo (senza rispettare i vincoli posti dalla Costituzione per le leggi-delega), rinviava a un notevole numero di decreti che i Ministri dovevano predisporre nei successivi diciotto mesi. Sono già da rifare quasi tutti perché per molte parti sono inapplicati o inapplicabili.
Quando all'estero si lamentano delle nostre leggi si riferiscono a questi labirinti normativi, frutto di un'attività di governo sempre più pasticciata, contraddittoria, affidata a persone che scrivono male (non è un problema letterario, chiedetelo a qualunque giudice o funzionario pubblico chiamato ad applicarle) perché pensano peggio o perché sono impreparate, scelte per aver dimostrato acquiescenza, non per competenza. I competenti alla lunga si allontanano, o sono allontanati.
Più poteri al governo significa porre un argine a questo andazzo o alimentarlo oltre misura?

Il futuro è nell'applicare le parti più moderne della Costituzione

NOstalgia. È la parola che usa Renzi, dandole il senso di un'accusa, per definire le posizioni di chi non condivide la riforma, e intende anzi combatterla fino in fondo. “Vogliono lasciare le cose come stanno, accarezzano l'idea di un ritorno al passato.”

NOn è solo falsità, né solo ignoranza. È un'offesa alla coscienza civile degli italiani e alla nostra storia democratica.
Perché la nostra Costituzione è bella, forse la più bella del mondo. Ma, in molte sue parti, per il futuro che promette più che per ciò che in effetti ha garantito. Perché molti dei suoi principi erano mete da raggiungere e finora sono rimaste promesse non mantenute. Indicavano qualcosa che nel nostro Paese era sempre mancato, come il bilanciamento dei poteri e la contendibilità del governo in un'alternanza di maggioranze (le condizioni, peraltro, indispensabili perché possa crearsi una burocrazia efficiente, moderna, competente). Di quel futuro promesso il nostro paese ha un gran bisogno, almeno dai tempi della vittoria della democrazia sul fascismo. E non è ancora realizzato.
La travagliata storia del nostro paese ha infatti visto imporsi, dopo il fascismo, una democrazia bloccata. Che si è tradotta nella predominanza di una oligarchia al potere, solo in parte in discontinuità con quella che durante il fascismo aveva sostenuto la dittatura (dettando in cambio gli indirizzi politici che più le convenivano). Come è potuto avvenire? È avvenuto perché, essendo preclusa l'alternanza di governo (da un quadro di rapporti internazionali sovraordinati rispetto al potere nazionale), il potere ha subìto un processo degenerativo e, tra le tante conseguenze negative, è stato soggetto ai ricatti di una burocrazia che in cambio della fedeltà godeva dell'inamovibilità.
Fa un po' impressione, quindi, vedere la storia nazionale riscritta perfino da chi l'ha vissuta come se quel sistema oligarchico fosse la quintessenza della democrazia e non vi fosse differenza tra democrazia rappresentativa e oligarchia1.

Il futuro non è nel trovare espedienti per mantenere il potere in mano ai soliti pochi

NO. La differenza c'è, come c'è fra democrazia diretta e democrazia rappresentativa. La democrazia diretta vige in ambiti molto particolari nei nostri sistemi di democrazia rappresentativa. Ma il fatto che i cittadini eleggano i loro rappresentanti (che saranno necessariamente pochi, in rapporto al numero di coloro che li eleggono) non significa che il potere sia nelle mani di pochi come nel caso di un'oligarchia. Che è un'altra cosa: significa che sovrano NON è il popolo, ma solo un ristretto numero di persone. Un particolare non secondario da mettere in chiaro a proposito del referendum.

NOn si tratta di temere che il potere si concentri nelle mani di uno solo (che sia Renzi o il prossimo Presidente del Consiglio). Il fatto è che siamo certi che lo scopo di questa riforma è di garantire alla oligarchia, di cui Renzi è in questo momento il principale mandatario, di poter continuare a dettare legge (a Renzi come a chi verrà dopo) restando al riparo dal controllo da parte di altri poteri e in particolare del popolo attraverso i suoi rappresentanti. E, se si tratta di questo, parliamo del rafforzamento di un sistema autoritario che ha radici antiche e che, pur mostrando sempre più evidenti i segni di una sua crisi irreversibile, non è intenzionato a cedere il passo senza resistere.

Voteremo NO per restituire la sovranità al popolo

NO. Ogni giorno che passa quel sistema impone prezzi sempre più alti alla grande maggioranza del popolo italiano. Nell'economia, nella qualità della vita associata, nell'ambiente in cui viviamo. Voteremo NO per segnare un rintocco funebre per quel sistema e per gettare le basi di una nuova stagione politica. Per liberarci dalle oligarchie e restituire la sovranità al popolo. Per garantire un futuro migliore agli italiani. Perché cambiare si può e il 4 dicembre dovrà essere, con la vittoria del NO, la grande festa del cambiamento.


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NOTA

1Il riferimento è a Eugenio Scalfari, nell'editoriale del 2/10/16 http://www.repubblica.it/politica/2016/10/02/news/zagrebelsky_renzi_scalfari-148925679/

Commenti

  1. Cari compagni, ora che le questioni le conosciamo bene, è giunto il momento di scendere in piazza, pacificamente, ma di persona e con organizzazione.

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