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Il NO al referendum è (anche) un giudizio sul governo

NOn può esserci alcun dubbio sul nesso che collega il giudizio sul referendum a quello sul governo.
Così come non c'è dubbio che quando Renzi afferma di aver sbagliato a personalizzare la vicenda usa l'espressione travisandone intenzionalmente il significato, come è solito fare. Perché non vuole dire che è sbagliato collegare la riforma alla sua persona, come si dovrebbe intendere letteralmente: tanto è vero che continua a condurre la propaganda non solo come figura di punta dello schieramento ma addirittura come se fosse lui solo in grado di spostare il voto degli elettori e esponendosi così su tutti i media oltre ogni limite ragionevole.
2016
Il messaggio è invece un altro: non dovete collegare il voto sul referendum al giudizio sul mio governo. Perché sa bene quale bilancio sta traendo la maggioranza degli italiani sul suo operato.



NOn è però possibile scindere i due giudizi.
Intendiamoci. Il giudizio sulla riforma, trattandosi della “Costituzione del popolo italiano”, deve guardare al di là di questo governo. Il nuovo testo deve poter essere giudicato condivisibile indipendentemente dal quadro politico nel quale si pensa potrà essere calato. E a questo riguardo valgono dunque tutte le obiezioni di merito che tanti eminenti (non a caso) costituzionalisti muovono alla proposta Renzi-Boschi.
Ma ci sono serissimi motivi, “grandi come una casa” (degli italiani, si potrebbe dire, se la Costituzione ne rappresenta il basamento) per stabilire un collegamento stretto tra la riforma e l'operato del governo.

Il primo, più immediato, è che il principale scopo della riforma – dichiarato senza remore dai suoi autori – è di togliere di mezzo tutto ciò che ostacola l'azione di governo. Se il quesito fosse formulato in modo veritiero il suo testo sarebbe assai semplice: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per eliminare i principali vincoli all'attività di governo?” Scelto dagli elettori (con un voto non “interpretabile”, chiaro dalla sera stessa delle elezioni) deve poter compiere la sua opera senza intralci per 5 anni. Come conseguenza immediata, il quadro politico cui si applicherebbe è quello attualmente in carica.
NOn solo, ma per il futuro più vicino, il governo seguente scaturirebbe da un'elezione, subito minacciata e rapidamente imposta dai partiti della maggioranza. Che uscirebbero confortati dal voto popolare sul referendum che, senza neppure l'unanimità dei loro dirigenti, avranno appoggiato.

2013
Se non bastasse questo motivo, ce n'è un altro altrettanto pesante. La cantilena che Renzi e Boschi ripetono incessantemente, “serve meno burocrazia” (copyright presumibile Jim Messina), si basa sul presupposto che questo governo poteva fare (e farà, se vince il SI) ben altro una volta liberato dalle catene della iperdemocratica (copyright JP Morgan) Costituzione vigente. Ma le cronache parlamentari e gli atti di governo degli ultimi due anni e mezzo certificano che non c'è stata disegno di legge voluto da Renzi che non sia stato rapidamente approvato (hanno avuto iter più tribolati o sono rimasti sulla carta quelli su cui non aveva il consenso dei suoi). Dunque se quei provvedimenti sono considerati negativi cade miseramente uno degli argomenti principali di propaganda e ci sarà un motivo in più, non certo secondario, per respingere questa riforma accentratrice.

NOstalgico, dunque, è tutt'altro che un insulto se si ritiene che le cose con questo governo siano peggiorate. Non per tutti, si intende, ma per la grande maggioranza. Che ha visto per di più crescere le distanze da chi sta in cima alla scala dei redditi, mentre crescevano anche le distanze tra i redditi medi degli italiani e quelli del resto del mondo.

Rifacciamo, per l'ennesima volta, l'elenco (incompleto, peraltro).
  • 80 euro, a tutti i redditi personali da lavoro dipendente medio-bassi senza tener conto del reddito familiare. Chi non aveva altri redditi ha visto il bonus rimangiato da tariffe e addizionali locali, chi ne aveva (e può sopportare gli altri aumenti) ringrazia del grazioso regalo. Incapienti, pensionati, partite IVA vere (a basso reddito reale) e finte, a bocca asciutta (recuperati solo i poliziotti).
  • TARI sulle (prime) case di pregio abolita, gli altri proprietari (che già non la pagavano) si sono visti aumentare le tariffe degli enti locali (rifiuti, servizi a domanda individuale) spesso in misura insopportabile.
  • Bonus assunzioni di 8.000 euro indifferenziato a chi assume (e a chi trasforma e a chi ri-assume). Una ventina di miliardi nelle casse degli imprenditori che non investono, in modo che continuino a non investire; non un soldo per misure che servono a creare condizioni favorevoli per gli imprenditori che investono e esportano sul mercato mondiale o offrono servizi utili e efficienti sul mercato interno. Nessun effetto sull'occupazione, che cresce esattamente nella misura in cui crescono gli utilizzatori dei voucher, il cui numero sta dilagando.
  • 500 euro ai diciottenni, tutti. Anche a chi, potendoselo permettere, li usa per una festa dei 18 anni con i fuochi di artificio e il karaoke avendo comunque scontrini da esibire per spese ammissibili.
Risultati immagini per referendum porcellum 2011
2011

NOn abbiamo messo in elenco i favori a chi custodisce ricchezze nei paradisi fiscali e ai concessionari di videolotterie. Le strizzate d'occhio ai grandi evasori. I finanziamenti ai concessionari di autostrade, anche quelli per ripianare le perdite su progetti che erano stati sbandierati come “totalmente a carico dei privati” (es. BRE.BE.MI). Ai trivellatori. Ai cementificatori. Ma qui si apre un ulteriore capitolo, sul rapporto tra questo governo e i “poteri forti”. Un'accusa respinta con sdegno, le cui prove sono però state lasciate sul terreno (e nel mare) in abbondanza. Ci si può tornare in una prossima occasione.
2006


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