Passa ai contenuti principali

Che cosa dicono i sondaggi sul voto

Se gli indecisi decidono per il NO
A cinque settimane dal voto i sondaggi continuano a registrare un esito incerto ma colgono un dato significativo: nelle ultime settimane sono diminuiti gli indecisi e parallelamente ha guadagnato il NO. In più gli elettori che dichiaravano di votare SI ed ora hanno deciso per il NO sono più numerosi di quelli che compiono il percorso contrario. Vorrà pur dire qualcosa, no?



L'indeciso non ha le idee chiare, a differenza di chi ha già scelto, ma se le vuole chiarire.
In questo non è assimilabile a chi intende astenersi, che può avere o meno le idee chiare su un merito che in ogni caso lo lascia indifferente. È dunque qualcuno che cerca di formarsi un opinione valutando tutti i pro e i contro della riforma senza essere partito da posizioni pregiudizialmente contrarie o favorevoli alla riforma.
A maggior ragione non vota per partito preso chi si è formato un'idea diversa da quella originaria. Vuol dire che ha approfondito in qualche modo la questione.
Ed è più probabile che si tratti di un giovane, se si considera che un anziano (più che non capire) si affeziona più facilmente alle sue convinzioni.


Non ha nessun rilievo statistico né scientifico. L'impressione che ricavo dal contatto diretto con le persone, al bar come al banchetto con i volantini, mi conferma quanto dicono i sondaggi. E una conferma indiretta viene anche dal fatto che la mobilitazione per il SI a piazza del Popolo abbia visto una partecipazione piuttosto scarsa nonostante il grande dispiego di mezzi economici: diciamo (per metterla su un piano terra terra) che ogni singolo partecipante è costato alle casse del PD circa dieci volte di più rispetto a quanto è costato, per dire, un partecipante alla manifestazione che in quella stessa piazza si era tenuta nell'ottobre di tre anni fa in difesa della Costituzione.

Continuare a focalizzarsi sul merito
Non vorrei essere frainteso. Le considerazioni che precedono non significano nel modo più assoluto che si possa essere ottimisti: guai ad abbassare la guardia, l'offensiva del governo e dei poteri che lo sostengono è massiccia perché la posta in gioco è considerata una questione di vita o di morte. Non tanto per Renzi ma per il dominio che quei poteri esercitano, di cui Renzi è solo l'interprete “pro tempore”. 
Significano che in queste ultime settimane, in cui il merito ha pesato di più, questo ha favorito il NO. E su questa strada si deve continuare.


Appendice. Breve antologia di slogan che falsificano il merito...

... (e di risposte) per comodità di chi si trova a doverli contrastare giornalmente nell'arena pubblica (non i talk show ma i luoghi di lavoro, le piazze, i locali pubblici).
Molto incompleta, ma è giusto per tenersi in allenamento.

Il NO vuole impedire a questo paese di cambiare.
>>Vuole impedire di cambiare IN PEGGIO

La nostra Costituzione è arretrata e anomala.
>>È una delle Costituzioni più recenti e più avanzate (anche se non piace a JP Morgan)

Eliminare il bicameralismo paritario è un'esigenza del Paese su cui sono tutti d'accordo
>>La riforma mantiene il bicameralismo, rendendolo però ingestibile

Con l'abolizione del Senato si diminuiscono i costi della politica
>> Si risparmiano 50 milioni invece dei 500 possibili tagliando indennità e rimborsi

La riforma non tocca i poteri del Presidente del Consiglio.

>> È dichiaratamente rivolta a rafforzare l'esecutivo rispetto al Parlamento e ai poteri locali

Commenti

  1. Belli ed utilissimi i "controslogans". Ce ne sono altri ?

    RispondiElimina

Posta un commento

AVVISO: Questo blog personale è aggiornato senza periodicità, non è una testata giornalistica né un prodotto editoriale (legge n. 62/01).
Eventuali immagini provenienti da fonti non correttamente citate o che violano involontariamente diritti d’autore saranno rimosse se fatto presente a gianprincipe@hotmail.it.
L'autore non risponde dei commenti dei lettori, che saranno rimossi se ritenuti lesivi per terzi, né per i siti collegati da link.
Si possono condividere i contenuti riportando la fonte.

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

Post popolari in questo blog

Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia. Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.

Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra
Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è pre…

Uscire da un dibattito politico desolante

Il dibattito provocato da Renzi con le anticipazioni del suo libro è di un livello penoso. Al peggio non c’è mai fine. La cultura politica del partito nato con la pretesa di diventare il riferimento di tutta la sinistra (questo il senso della “vocazione maggioritaria”) si è degradata oltre l’immaginabile. L’operazione studiata attraverso il libro è meschina. Non solo per l’astuzia (malcelata) di provare a prendere due piccioni con una fava (sfondare a destra e insieme ricattare gli aspiranti alleati sul lato sinistro) ma per l’obiettivo in sé: ancora un attimo di notorietà per spostare in avanti l’epilogo, che sente inesorabile. E dalle anticipazioni si capisce che l’operazione di plagio degli argomenti della destra è anche un gesto di sfregio per valori e storia della sinistra. Buon per lui. Della responsabilità che porta, di rappresentare ancora uno dei due maggiori partiti, neanche una pallida reminiscenza. Dimostra solo di sentirsi padrone di un gruppo dirigente concentrato ossessi…

C’ È ANCORA UN FUTURO PER I PARTITI?

Il progetto di dare vita a un partito di sinistra alternativo ai tre poli e alle politiche liberiste, stando al risultato del 4 marzo, non ha convinto l’elettorato. Il calo sensibile del PD non ha prodotto un travaso di voti verso la sinistra, che ha invece seguito, fatte le debite proporzioni, la stessa sorte.
Riletta in questa luce, l’ipotesi su cui era partito il “percorso del Brancaccio” potrebbe sembrare avvalorata. L’appello agli esclusi, ai senza voce e ai senza rappresentanza, basato su una presa di distanza radicale dalle politiche che hanno ampliato le diseguaglianze e alimentato l’esclusione, può essere vista come l’unica strada da tentare per restituire a quel popolo la sinistra di cui avrebbe bisogno e alla sinistra politica il popolo che ha perduto. Sarebbe però un’ingenuità. Come lo sarebbe pensare di cavarsela attribuendo tutta la responsabilità dell’insuccesso all’autoreferenzialità o alla miopia dei gruppi dirigenti che hanno dato vita alle due operazioni uscite sconf…