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Un NO contro la paura. Votiamo NO per un futuro migliore

NO. Non riusciranno a far leva sulla paura del futuro. Continuano a dire che questa riforma è l'ultima occasione perché in Italia cambi qualcosa, che se non passa nessun parlamentare per 20 anni vorrà più cambiare quello che non va. Perché allora cercano di seminare il panico su quello che potrebbe accadere se vince il NO? Arriveranno i barbari al seguito della destra. Perderemo quello che abbiamo, rimarremo fuori dall'Europa, dalla globalizzazione. Niente sarà più come prima.

NOn siamo così sciocchi da non capire che la verità è L'ULTIMA CHE DICONO. Ma solo se davvero niente sarà più come prima, sarà possibile costruire un altro futuro, un futuro migliore!
NOi abbiamo chiaro perché puntano tutto su questa riforma. Vogliono avere le mani libere. Via i controlli, via il bilanciamento dei poteri. Ne abbiamo avuto una prova con la riforma RAI, non eravamo mai arrivati a un tal punto di omologazione. Vogliono questa riforma per arrestare il tempo, per rubarci il futuro, per IMPEDIRCI DI CAMBIARE, per tenere in piedi questo loro mondo sempre più ristretto e sempre più invivibile.

Sanno di non avere il consenso dei giovani. Che crescono i nativi digitali che non votano per loro. Allora puntano sugli anziani immaginando di comprare il loro consenso con le promesse e le mance. Non accorgendosi che stanno aumentando anche gli anziani che scoprono le opportunità offerte dall'interconnessione e dal tempo reale. E gustano il sapore della libertà di scelta.

NOn prevarranno. Il futuro è dalla nostra parte e noi lo costruiremo a partire dal nostro NO chiaro e tondo. Il futuro è nostro perché ci guardiamo intorno e scopriamo che si possono esplorare nuove strade, inventare risposte diverse, creare situazioni anziché subirle come un destino ineluttabile. A tutte le età. In tutti i campi.
NOnostante la impar condicio con cui pensano di occupare tutti gli spazi della comunicazione, il futuro che vogliamo ce lo racconteremo giorno per giorno, casa per casa, attraverso il portone sulla strada o la porta sulla rete. In tutti i campi.

Parliamo di ponti e di muri
I temi ce li offrono loro. Cominciamo parlando di muri e di ponti.
I loro muri. Hanno cominciato a costruire muri al confine (Calais, Ungheria, Brennero, magari Como e Ventimiglia). Intanto i CARA (fatti per “accogliere” i richiedenti asilo) si distinguono per un'immagine inconfondibile, gli alti muri che li circondano (e che però lasciano un varco aperto per chi deve presentarsi dai caporali che li smistano nei campi).
Ma non è che non abbiano in testa i loro ponti: purché, come nel caso del Ponte sullo Stretto, costino miliardi, sconvolgano l'asseto idrogeologico, comportino un rischio di disastro (per quanto piccolo, è un rischio concreto) e cambino in meglio la vita per chi li costruisce e per nessun altro. Nel senso che non esiste nessuna previsione di utilizzo che sia lontanamente in grado di ripagare la spesa (una BRE-BE-MI in grande stile, una vela di Calatrava elevata al cubo).

Invece il futuro è di altri ponti, al posto di quei muri, e di altri muri, al posto di quei ponti.
Un ponte tra il Sud Europa e la sponda africana. Che porti in Africa le conoscenze, le tecnologie, le risorse per permettere a quelle popolazioni di darsi un futuro diverso. Migliaia e migliaia di nostri connazionali sono impegnati in quest'opera ma sono sempre meno supportati perché si preferisce spendere per i contractor incaricati di difendere le installazioni in Africa che servono allo sviluppo (energivoro) dei nostri paesi. Eppure un corridoio umanitario permetterebbe di gestire in modo ordinato, come soluzione di ultima istanza, il flusso di chi è costretto ad abbandonare la sua terra, stroncando il traffico di esseri umani. Ma no, si preferisce “investire” sul “sistema di pattugliamento” del tratto di mare (per raccogliere i cadaveri) e sui reclusori che compongono il “sistema di accoglienza” nei nostri paesi, “istituzioni totali” di ultima generazione (a quasi 40 anni dalla chiusura dei manicomi).
Risultati immagini per comitato per la democrazia costituzionale
E a proposito di muri, invece del Grande Ponte, preferiamo pensare quale grande opera sarebbe la ricostruzione, pietra su pietra, del patrimonio abitativo storico. Perché chi ha dovuto abbandonare quelle terre vorrebbe conservare il costruito per tornarci un giorno, o per farlo godere a chi lo apprezza. Con l'assistenza di tecnici, di quelli che ce ne sono tanti nel nostro paese, che ti insegnano come fare muri e solai che reggano a una scossa sismica 6.5. Muri tirati su da mani abili, istruite da artigiani esperti, di quelli che ce ne sono tanti nel nostro paese e che possono uscire, ancora più numerosi, dalle tante scuole edili specializzate nel restauro, che recuperano mestieri e abilità antichissime che oggi stiamo perdendo.
Invece, Casa Italia, così come la messa in sicurezza delle scuole, sono poste di bilancio che servono solo a ottenere un visto da Bruxelles per spendere poi quei soldi altrove. Destinandoli a comprare voti, abbassare tasse a chi ne paga troppe (ma chi non le paga affatto potendole pagare continuerà a evadere perché trova uno “Stato amico” che spreme i poveri per favorire i ricchi).

Il 4 dicembre, con la vittoria del NO, un giorno di festa per il cambiamento
NO. Un bel voto per non lasciare le mani libere a questa politica ci può dare l'opportunità, finalmente, di cambiare. Per questo non ci dovremo accontentare nemmeno delle promesse di chi chiede un voto per il NO. Ma dovremo pretendere che chi chiede quel voto ci coinvolga nella costruzione di un'alternativa credibile e praticabile. Che ci spieghi come si possono costruire ponti con la sponda sud del Mediterraneo, a quali condizioni e con quali risorse, e come si possono rimettere in sesto gli edifici a rischio, specialmente nell'”osso” della Penisola, a quali condizioni e con quali risorse.


NOn ci accontenteremo. Voteremo NO, a favore di un futuro diverso. Perché cambiare si può e il 4 dicembre dovrà essere, con la vittoria del NO, la grande festa del cambiamento. Per liberarci. Per uscire dal tunnel. Per un futuro migliore.  

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