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La questione 5Stelle vista da Roma

Proviamo a fare il punto su situazione romana e 5Stelle.
Partiamo dal Movimento, ricordando che: 
- è stato il partito più votato in Italia nelle Politiche 2013;
- da allora si è stabilmente insediato al vertice del sistema tripolare; 
- governa 2 delle 5 città metropolitane al voto la scorsa primavera. 
Per dire che il suo successo elettorale è indiscutibile.
In altre occasioni ho detto la mia sui problemi di fondo, che ne indeboliscono la capacità di governo mettendo a rischio le basi di consenso. Il trasversalismo (né di destra né di sinistra), l'idea dell'autosufficienza (no alleanze), il modello di partito (meetup, garanti, piattaforma, senza statuto).


I nodi irrisolti del M5S. - Il trasversalismo
Il trasversalismo non è nato da un'opzione ideologica ma da una decisione di “marketing”: evitare ogni caratterizzazione che potesse alienare simpatie nel variegato mondo che non ne poteva più di Monti, del rigore, dell'emergenza. In questo modo, va riconosciuto, ha permesso di allargare il consenso agli scontenti sia di destra che di sinistra: ma non regge di fronte alle scelte che ci si trova difronte quando si governa, a qualunque livello. Scegliere è l'esatto opposto di mantenersi neutrali.

Né si può pensare di porre a base della politica la coppia onestà-disonestà al posto di quella destra-sinistra. L'onestà è un prerequisito, poi si potrà essere onesti di destra o onesti di sinistra. Si può affermare che è cresciuto lo spazio occupato da una politica affaristica e disonesta, a destra come a sinistra, ma questo non cancella le differenze tra politica di destra e di sinistra.


- L'autosufficienza
Quanto ad allearsi, la strategia di conquista del consenso studiata dai vertici del M5S lo escludeva in quanto significava contaminarsi, scendere a compromessi con qualche pezzo di quel sistema politico da cui occorreva marcare una distinzione netta. La gravità della situazione sociale ed economica accelera però i tempi e costringe ad affrontare prima del previsto scelte che impongono non solo di caratterizzarsi ma anche di costruire alleanze per farcela, ossia di contaminarsi: allora si scoprirà se il M5S finirà per rientrare nel solco in cui oggi si va ricostruendo una sinistra, non solo in Italia, o se andrà verso un “rompete le righe”, in un nuovo processo di rimescolamento.


- Il modello di partito
Il modello di partito, infine. Nasce dalla pretesa di conciliare l'inconciliabile, tenere insieme il massimo di democrazia, orizzontale e paritaria, con il massimo di controllo. Non può funzionare. E il problema nasce dall'aver costruito il proprio profilo ideologico sull'affermazione che la politica non solo è corrotta ma corrompe (perciò i politici sono tutti uguali). Con questa premessa, non basta poi dirsi diversi, per dono dal cielo o per magia, ché non si è creduti. Va bene l'apriscatole, ma finché la scatola non è scoperchiata, svuotata e “sanificata”, come essere credibili?
Qui l'acrobazia logica, da uomo di teatro che, per mestiere, di magia ne mastica: sarò io, Grillo, il depositario del bene dell'onestà su cui si fonda l'identità del Movimento. Io ne garantirò il rispetto.
Ma il gioco da illusionisti non può durare in eterno. In un primo momento l'effetto indesiderato è stato quello di uno stuolo di Parlamentari della Repubblica che hanno occupato il loro tempo ad accapigliarsi su scontrini e rendiconti. Poi si sono messi in difficoltà gli amministratori, costretti a scegliere tra due forme di onestà: quella alla base del rapporto con i cittadini e del mandato ricevuto e quella fissata in regole astratte, per lo più basate sul vincolo di non essere oggetto dell'iniziativa di un giudice, qualunque sia la sua origine e il suo esito. Fino all'epilogo più recente: il garante non è più riconosciuto né dagli amministratori messi in croce (vedi Pizzarotti) né dai fustigatori (parlamentari nazionali pronti a far dimettere la Raggi a dispetto della “garanzia” fornita da Grillo).


Le difficoltà della democrazia partecipata nel PD e nel M5S.
Eppure l'esperimento – usare la rete per una democrazia partecipata in cui le decisioni siano condivise da tutti, alla pari – sarebbe di grande interesse. Pensare che il PD sin dalla nascita, nel suo statuto, prevedeva un uso ampio delle tecnologie informatiche e telematiche in nome della trasparenza e del diritto degli iscritti all'informazione, alla condivisione, al coinvolgimento nel processo decisionale. È rimasto lettera morta, sovrastato dalle esigenze di una narrazione che richiede, all'opposto della trasparenza, uno stravolgimento sistematico della realtà dei fatti per conquistare un consenso, altrimenti impossibile, su atti compiuti nell'interesse di pochi. E proprio chi invoca dal M5S coerenza in questa materia sta sotto sotto immaginando di rivedere il proprio modello di partito (e magari la legge che dovrebbe attuare la Costituzione sui partiti) in modo da avvicinarsi al modello proprietario inaugurato da Grillo-Casaleggio. Che richiama lo scenario futuribile descritto da Orwell (in “1984”) più che quello del Cile di Pinochet.


La sinistra e i nodi irrisolti del M5S. Non stare a guardare ma sfidare
Se queste considerazioni hanno un senso, mi sembrerebbe importante, per chi si sta impegnando nella costruzione di una forza politica di sinistra che oggi non c'è, non allentare la presa sulle contraddizioni del 5S.
Significa, da un lato, non cadere nella facile illusione di una palingenesi del M5S e non concedere quindi sconti in una sorta di legittimazione ritardata, viziata da opportunismo. Perché non favorirebbe una sua evoluzione positiva, che richiede di affrontare e risolvere le contraddizioni.
Dall'altro, non considerare il M5S come un ostacolo “a prescindere”, avversario da battere e su cui prendere il sopravvento sperando in una evoluzione negativa che lo porti a “liberare” elettori. Perché non farebbe balenare una minima idea di soluzione per i problemi da affrontare e alimenterebbe solo delusione. Che non libera, ma deprime e allontana dalla politica.
In altri termini, non ci si può porre come osservatori esterni, né facendo il tifo per loro né augurandosi la loro disfatta.
Occorrerebbe invece, per la sinistra che li incrocia nelle istituzioni rappresentative, sfidarli su proposte concrete che implicano scelte di campo (e valoriali) e su quelle misurare i margini per alleanze, o convergenze, ovvero per un'opposizione stringente, nella chiarezza delle posizioni.
Occorrerebbe che quella sfida fosse portata già nel momento della costruzione di quelle proposte, nel rapporto con gli elettori in vista di una chiamata alle urne. Il codice comunicativo ora dominante in tutte le sfide elettorali si basa sullo screditare e squalificare l'avversario, per dimostrarlo peggiore: un codice adatto a una classe politica che ha pochissima autostima (chissà perché). La sinistra dovrebbe rovesciarlo nel suo contrario: siamo migliori dei nostri avversari perché pensiamo un futuro migliore e abbiamo le idee per costruirlo. Chiunque voglia farlo con noi è il benvenuto.


La sfida romana e il futuro. Del M5S e della sinistra
Tradotto nella situazione romana, questo concetto significa che non è il caso di invischiarsi nelle contraddizioni del M5S anziché sfidarle. Lamentarsi della poca trasparenza o di stipendi troppo alti significa assecondare (involontariamente?) la loro logica piena di cortocircuiti. Ha poco senso esaltare figure (provenienti peraltro dallo staff di Tronca) come tecnici di grande spessore senza chiedersi (al di là delle loro qualità personali, prerequisito che, ripeto, non cancella le differenze politiche) se abbiano in mente una politica di rigore “lacrime e sangue” e di misure minimali, attenta alle regole “morte” e alla contabilità del presente, anziché proiettata a costruire il futuro.
E dimostra una certa ingenuità fare tutto ciò senza scoperchiare le contraddizioni alla base delle nomine e degli stipendi: chi ha deciso (modello di partito)? su quale indirizzo (destra o sinistra)? che cosa si propone delegittimando la Raggi (alleanze, necessariamente occulte)?
Lasciamo queste mosse al PD, sappiamo del resto quale logica le guida (avendoli visti all'opera nella estromissione di Marino), non confondiamoci neppure un momento con il giro d'affari che ha governato e intende tornare a governare Roma. Sbaglia chi a sinistra ritiene di poter trarre vantaggio da una vittoria della fronda M5S anti-Raggi, e di convergere quindi con loro sull'obiettivo. Che è, banalmente, il ritorno di Tronca (e del suo staff) per poter resettare un disegno politico, che potrebbe andare in una direzione scomoda, e riaprire una campagna elettorale.
  • Per il “salotto dei romani che contano”, con l'idea di riprendere il bastone del comando.
  • Per qualche parlamentare 5S, con l'idea di far dimenticare Roma (e il “complotto per farci vincere”, ricordate?) prima delle elezioni politiche del 2018 (mollando Di Maio dimostratosi poco affidabile).
  • Per qualcuno a sinistra, con l'idea di riprovarci. Per raccogliere un po' dello scontento 5S così da puntare a superare il fatidico 5%.


Penso che si debba avere un altro atteggiamento. Ed essere più convinti delle proprie idee, se si vuole davvero tornare ad essere convincenti.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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