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Considerazioni di un tedoforo - 2

Proseguo, nella quiete agostana lacerata da lutti terribili, con le considerazioni attorno allo “spirito del tempo”.

L'idea, dicevo in premessa, è che vi sia a sinistra un fermento, anche di produzione culturale, che non arriva a creare le condizioni per una sintesi, a porre le basi per una costruzione politica che oggi manca. Faville, che non attecchiscono e non danno luogo a un discorso pubblico e non penetrano entro i confini del dibattito politico. Per questo, mi permetto di portare per un piccolo tratto di strada la mia fiaccola, nella speranza che prima o poi si accenda il braciere (metafora da clima olimpico). Invitando con ciò ogni potenziale tedoforo a proseguire nel percorso (discorso). 
La parte mia consiste nel riformulare qualche domanda che non penso abbia trovato finora risposte convincenti. La prima: perché la crisi del blocco socialista ha varcato i confini (della “cortina di ferro”) e si è estesa al campo socialdemocratico. Per inciso, al riguardo mi si è rimproverato di non aver allargato lo sguardo al campo della sinistra comunista, o comunque radicale, non assimilabile alla sinistra del “socialismo reale”: il fatto è che per quell'area non si può parlare propriamente di crisi trattandosi di un progetto che non si è mai realizzato. Se ha un futuro, lo dirà la storia, ma non è sul futuro che sto ragionando, quanto sulle premesse cognitive necessarie a progettarlo: e su questo quell'area, come ogni altra parte della sinistra, è messa alla prova. La seconda: perché da allora abbiamo guardato ai fenomeni nuovi che si affacciavano sulla scena della politica, nel mondo, facendo ricorso agli schemi interpretativi che avevano funzionato (si e no) per un mondo (democratico, occidentale) che non c'è più. Dopo la caduta del Muro non è finita la storia ma ne è cominciata una molto diversa. 
Non torno su quei temi, rimandando i curiosi al post precedente.1 Riparto così dalla conclusione, per ragionare su una domanda ulteriore: perché siamo recidivi e guardiamo ai nuovi paradigmi che si stanno affermando in particolare nel nostro paese, laboratorio di sperimentazione di novità assolute, senza coglierne il senso.



Il progetto centrista. Irrealistico ma resistente
Chiudendo il mio post precedente sullo “spirito dei tempi” dei nostri giorni, invitavo a esaminare con più attenzione due dei paradigmi-muraglia dietro cui si è asserragliato il potere e di cui Renzi è il veicolo comunicativo privilegiato (al momento, scrivevo, notando come il ricambio appaia sempre più probabile e ravvicinato): il moderatismo (o centrismo) e quello che credo si possa definire come “presentismo”.

Quanto al centrismo (che altri inquadrano come un progetto PD = DC 2.0), anche di questo ho scritto in precedenza,2 unendomi alla schiera di quanti a sinistra colgono da tempo questa evoluzione.
Sia chiaro, non si tratta di una novità in sé. Sono ormai decenni che si è diffusa la convinzione (ora semmai alquanto in declino) che le elezioni “si vincono al centro”. La novità è sta nell'evoluzione a cui abbiamo assistito (soprattutto in Italia): da una gara a chi, dai due versanti, conquista più elettori incerti, o attratti in parte dagli uni e in parte dagli altri, all'ambizione di costituirsi come formazione politica al centro, per occuparlo.
Senonché il centro non esiste. Non esiste un'ideologia moderata ma “esistono persone in cui coesistono (parti di) una visione di sinistra e di destra che occupano un posto prevalente nei loro schemi mentali a fasi alterne”.3 Se l'Italia ha vissuto una stagione politica di democrazia bloccata, in cui quello schema bivalente si è tradotto, eccezionalmente, nell'egemonia di una formazione-partito collocata al centro, ora quel contesto non esiste più ed è irripetibile. Ma il paradigma trova spazio per la contemporanea resa della socialdemocrazia e i ritardi e la confusione che regnano a sinistra che impediscono una chiara individuazione dei connotati del progetto centrista-moderato, con le distorsioni (e i pericoli) che ne derivano.


Progetto reversibile? Il PD cambia strada? Speranza vana
Se mi sono convinto a tornare sull'argomento è perché pesano anche qui (come per altri fenomeni dei quali scrivevo nel post precedente) retaggi di vecchi schemi che, duri a morire, allontanano dalla comprensione di ciò di cui realmente stiamo parlando.
Mi riferisco all'idea, che è alla base della resistenza della “ditta” ex-DS all'interno del PD, che il progetto neo-centrista di trasformazione di quel partito in un “acchiappatutto” - ispirato alla DC di prima del Muro – sia un progetto reversibile. Ai loro occhi quel progetto è solo una variante, sbagliata quanto si vuole, ma pur sempre interna al campo largo della sinistra, della cara vecchia teoria delle alleanze (a proposito di schemi del passato). Il centro politico (o “area moderata”) sarebbe in quella visione l'alleato privilegiato per conquistare la maggioranza del paese. E all'altra idea, che ne rappresenta il corollario, secondo cui, in fondo in fondo, è la stessa distinzione tra destra e sinistra che vacilla per cui si richiede un nuovo disegno dello spettro politico che metta in conto altre polarità, prima fra tutte quella tra vecchio e nuovo.
Questa seconda è all'apparenza una versione più “modernista” rispetto alla prima, mentre è in realtà uno schema non meno vecchio di quello della teoria delle alleanze, da cui si distingue soprattutto in quanto appartiene più chiaramente al bagaglio concettuale della destra.


Il nuovismo come retroterra culturale del centrismo. Destra-sinistra dualismo del passato?
Torna qui, ancora una volta, il tema continuamente ricorrente (un “evergreen”) se valga ancora la distinzione destra-sinistra. Senza ricominciare daccapo citando gli argomenti dei classici, cercando di adottare uno schema concettuale semplice, mi limiterei a richiamare quello che parte dalla triade in cui i rivoluzionari francesi hanno riassunto i valori della modernità. Libertà e uguaglianza, questo il ragionamento, devono stare in equilibrio, mediate dalla fraternità (il riconoscersi nel proprio simile, il fratello, da cui si innesta il sentimento di solidarietà). Il compito della politica, in definitiva, è quello di dettare le regole necessarie a stabilire questo equilibrio. I diversi modi di stabilirlo formano lo spettro politico su cui si distinguono destra e sinistra.
Per la destra la solidarietà non deve impedire a un essere umano di cercare, in piena libertà, la propria felicità (come recita con grande semplicità la costituzione americana). Per la sinistra la libertà individuale incontra un limite nella libertà altrui, intesa non solo in senso negativo (non restringere gli spazi di libertà degli altri) ma come azione positiva: garantire agli altri spazi sempre maggiori per ciò a cui tutti aspiriamo come umani (fatti non “per viver come bruti ma...”).

Ora, l'argomento usato dai teorici del “superamento” non nega che si possano distinguere destra e sinistra” ma mette in dubbio che questa polarità rappresenti l'asse distintivo primario.
Vorrei qui sostenere che non si può rispondere a questa obiezione su un piano concettuale astratto.
Va da sé che non tutte le alternative sono riconducibili alla coppia libertà-uguaglianza. Si intrecciano con altre, non sempre con congruenze lineari ma più spesso con articolazioni e concatenazioni complesse: uomo-donna, padrone-salariato, laico-religioso, ricco-povero, colto-incolto, ecc. ecc. E questa complessità si è accresciuta negli ultimi secoli.
A questo proposito dobbiamo allora porci una domanda diversa: non tanto se ragionare in termini di destra-sinistra sia l'unica chiave per comprendere questa crescita progressiva di complessità. Piuttosto, in primo luogo e più semplicemente, se ci aiuti a farlo.
Perciò, quello che conta è verificare se le altre polarità che si propongono possano essere poste a base dell'agire politico anche senza esser messe in relazione con – e, in un certo senso, ordinate da – quella che si struttura sull'asse destra-sinistra.
E vale anche, se non più, il reciproco. Pensiamo a quanto abbia pesato, come alibi, lo schema “nuovo - vecchio” per la resa al modello valoriale della destra anni Ottanta da parte dei politici di professione nel campo della sinistra socialdemocratica (oltre che di quelli provenienti dalla tecno-burocrazia sovietica). E non solo come alibi, se si considera con quanta convinzione si sosteneva, in una certa sinistra, che il “nuovo” porta, come valori positivi, la libera espressione della personalità, contro l'irregimentazione; o l'espansione della sfera dei desideri (dei consumatori), contro il dominio del mercato da parte dell'offerta (per di più monopolistica). E si potrebbe proseguire...


La validità dello schema destra-sinistra alla prova dei fatti
Laicamente, senza cioè affermare verità assolute, credo si possa dire che finché una diversa polarità non si mostrerà più efficiente nel dare un senso e nell'ordinare la complessità delle alternative che si presentano nell'esperienza storica dell'umanità, non solo non si possa ma non si debba abbandonare il criterio ordinatore destra-sinistra come asse principale di riferimento.
Vorrei proporre un esercizio banale, a questo proposito, con l'aiuto di uno schema grafico dello spettro politico.
Proviamo a disporre sugli assi destra–sinistra e vecchio–nuovo le formazioni politiche esistenti in Italia. Lo schema è illustrato qui di seguito: chi pensa si debbano correggere qua e là le aree disegnate può esercitarsi a farlo, il risultato dell'esercizio non cambia. E spero che nessuno a sinistra si offenda per aver rappresentato una dispersione...


Immaginiamo ora di avere come obiettivo una ristrutturazione del campo delle formazioni politiche perché la sinistra schierata per il nuovo possa conquistare la maggioranza.
Con questo, stiamo scegliendo di mettere i due assi valoriali sullo stesso piano: proviamo però a metterli a confronto come criteri ordinatori, ovvero come indirizzi per l'agire politico. Il punto di arrivo dovrebbe essere rappresentato da una formazione in grado di “traslare” e unificare quelle attualmente presenti, verso il centro del quadrante in basso a sinistra. Il risultato dovrebbe dunque apparire secondo i due schemi seguenti: a destra quello che si otterrebbe portando a sintesi le formazioni orientate al nuovo, a sinistra quello che privilegia l'unità in base alla collocazione... a sinistra.



Dovrebbe risultare abbastanza evidente come la operazione a sinistra si presenti più realistica della seconda. Il motivo è spiegato, geometricamente, da questa considerazione: posto che in entrambi i casi si tratta di riunire sotto uno stesso tetto il campo della sinistra capace di misurarsi con il nuovo, è decisamente più facile il compito se, nel compiere questa operazione, si porta la sinistra “vecchio stile” (quadrante in alto a sinistra), dispersa in formazioni radicali o superstite nel PD o rifluita nei 5Stelle, ad aggiornare la sua visione del mondo rispetto a quello di conquistare a valori di sinistra la destra “nuovista” (quadrante in basso a destra) che si riconosce nelle formazioni di destra ma ha anche il suo peso nei 5S e sta imperando nel PD.

Non si possono trarre conclusioni automatiche ma il ragionamento di fondo dovrebbe risultare chiaro. Abbandonare lo schema destra-sinistra, prima che un errore teorico, non paga. Assolutamente.

Fermiamoci qui. Questa seconda tappa è stata densa e l'ultima, da dedicare alla cultura dell'eterno presente, attraversa passaggi accidentati, prendiamo un po' di fiato.




Ps – Con il clima di agosto il fermento cresce. Tedofori si fanno avanti. Ricevo documenti impegnati e impegnativi, tentativi generosi. Bisognerebbe interagire. Prometto (minaccio) di dire la mia, di non lasciare gli appelli senza risposta.
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NOTE

3Secondo George Lakoff, “non esiste un centro in politica [in USA]. Esistono i moderati, ma non c'è alcuna ideologia moderata, né alcuna particolare ideologia condivisa dai moderati. Un conservatore moderato ha alcune posizioni progressiste, ma ciononostante variano da persona a persona. Similmente, un moderato progressista ha alcune posizioni conservatrici su singoli temi, che di nuovo variano da persona a persona. In breve, i moderati hanno entrambe le visioni del mondo, sul piano politico / morale, ma usano prevalentemente una delle due. Queste due visioni del mondo morali in generale si contraddicono tra loro. Ci si deve allora spiegare come possano risiedere allo stesso tempo nello stesso cervello umano (https://georgelakoff.com/2016/07/23/understanding-trump-2/)

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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