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Renzi parla di Europa.

Non si può proprio dire che la giornata che Renzi ha dedicato all'Europa davanti all'assise nazionale del PD abbia avuto una qualche eco. Eppure non si era tenuto basso: “All'inizio del mio mandato pensavo che il nostro Paese potesse svolgere un ruolo di leader in Europa ma ora mi sono fatto un'idea diversa: che noi abbiamo il dovere di assumere la leadership perché abbiamo la cultura, l'etica e la visione politica che serve all'Europa per uscire dalla crisi attuale. E il nostro partito deve accettare questa sfida perché, sotto la mia guida, può riuscire nell'impresa”.
Niente di meno. Eppure se si dà un'occhiata alla stampa estera, è stato totalmente ignorato. E non è andata molto meglio con la stampa italiana. Il nostro ambisce a guidare l'Europa e i notisti politici riprendono solo le battute contro Di Maio. Viene, sì, ripresa la notizia del vertice di Ventotene a fine agosto con la Merkel e Hollande, data da Renzi a riprova del nuovo ruolo dell'Italia, ma era stata bruciata due giorni prima dalla Boldrini che l'aveva annunciata durante la Cerimonia del Ventaglio, come una tappa tra le molte previste nell'agenda europea per venire a capo dei problemi che si stanno accumulando su vari fronti per il futuro se dell'Unione.





La strategia di Renzi per l'Europa, oltre la narrazione
Vabbè, lasciamo perdere la narrazione, visto che con quella il nostro numero uno sta un po' perdendo il senso della misura. Anche se non è un buon segno per il Paese che nessuno batta ciglio: “Non siamo più oggetto dei risolini franco-tedeschi” ha detto in un passaggio della sua relazione. Non essere però nemmeno più oggetto di attenzione non è un gran passo avanti.
Resta il fatto che il discorso del premier-segretario deve essere preso sul serio almeno dai cittadini italiani. Non tanto per le smargiassate, che ormai non spostano più neanche un centesimo di punto nei consensi (semmai lo spostano in basso), quanto per la sostanza. Che cosa significa la scoperta della centralità del problema europeo? Come intende affrontarlo in concreto il nostro governo, almeno nelle intenzioni del suo leader?
Per cominciare, che l'Europa sia centrale Renzi non lo ha scoperto da oggi. I vincoli che comporta per il nostro Paese rappresentano anzi un punto fermo dell'azione del suo governo sin dal suo insediamento. Il manovratore a Bruxelles non è mai stato disturbato. La tattica è stata quella di rinunciare ad occupare posizioni di gestione diretta del potere politico, optando per posti di rappresentanza, di facciata, confidando nell'azione del Mario nazionale alla BCE. E provare, così facendo, a ottenere in cambio un trattamento (un po') di favore quanto al rispetto dei vincoli formali.
Quella che è cambiata, semmai, è la valutazione a consuntivo degli effetti di quella politica: “non siamo stati capaci di portare elementi di aderenza alla realtà di fronte alle scelte sbagliate della tecnocrazia europea”: questa è l'ammissione che Renzi è stato costretto a fare. Tradotto dal linguaggio barocco: non abbiamo capito, e non abbiamo avuto il necessario potere contrattuale. Con una consolazione, però: la parola flessibilità, su cui Renzi ha esercitato tutta la pressione di cui era capace, ora non desta più scandalo.





La flessibilità come parola magica per definire la svolta. E l'agenda “legge e ordine”
Perché, passando alla seconda domanda, una maggiore flessibilità sui conti rappresenta la svolta più importante che l'Europa dovrebbe compiere sotto la guida illuminata del nostro premier. Anche qui siamo al già visto.
Per il resto, sul piano strettamente politico, l'agenda esposta da Renzi (nei 30 secondi finali del suo intervento) ha toccato solo altri due punti: la “commissione sulla radicalizzazione”, che dovrebbe riunire intorno a un tavolo i servizi di intelligence, e la cooperazione rafforzata in tema di difesa, con la creazione di battaglioni europei. Come conclusione di un discorso in cui per circa un'ora ha tentato di convincere il gruppo dirigente del PD che oggi il mondo si divide tra chi punta sulla paura e chi vuole tener fermo agli ideali e ai valori democratici, non c'è male. Perché, si lascia sfuggire Renzi, non dobbiamo farci sopraffare dalla paura, ma “sottovalutarla sarebbe un errore ancora più grave”. È qui che il segno politico si rivela con chiarezza. Non perché non esista un problema sicurezza o difesa: ma non è certo su questo piano, di “legge e ordine”, distintivo della destra, che si gioca il futuro dell'Europa. Quello che conta è quindi l'enfasi, la scala di priorità. Cooperazione rafforzata, su che cosa? Cessione di sovranità, in quali campi? E che significato diamo al tema dell'unità politica (al centro del Manifesto di Ventotene). Silenzio.
Eppure non ci voleva molto, se c'era una qualche idea. Per dire: nel passaggio di maggiore impatto emotivo del suo intervento Renzi ha rivendicato la scelta di andare a ripescare in fondo al mare il barcone pieno zeppo di migranti annegati come segno dei valori cui teniamo: dare degna sepoltura ai morti. Bravo. Chi potrebbe restare insensibile? Ma perché non pronunciare nemmeno due parole sulle proposte avanzate da sinistra, con grande forza di argomenti fattuali, oltre che di ideali, per prevenire e per scongiurare le migliaia di morti cui dobbiamo assistere? Corridoi umanitari, sostegno alla crescita civile ed economica delle aree di provenienza, non sarebbero state affatto fuori luogo. Non pervenute.





Flessibilità per fare cosa. Un bilancio costantemente eluso
Ma è in campo economico e sociale, è proprio attorno alla flessibilità – tema che dovrebbe segnare la novità, fare la differenza, accreditare a sinistra – che la prospettiva offerta da Renzi si immiserisce e si mostra per quello che è. Non a caso, è stata solo evocata - tanto si sa bene di che cosa stiamo parlando - quando sarebbe il tema di cui parlare più a lungo e più a fondo. Perché la mancanza di credibilità, il potere contrattuale nullo, o quasi, oltre che il declino progressivo dei consensi, hanno qui la loro spiegazione, che Renzi non può continuare a eludere.
Come è ormai evidente, contro la politica del rigore è scatenata la destra populista non meno che la sinistra. E a destra la critica è strettamente associata all'idea del primato degli stati (e delle monete) nazionali. Come la pensa il nostro “Italy’s centrist prime minister”? (così lo definisce il più autorevole quotidiano di ispirazione laburista, The Guardian)
Poiché non è dato saperlo sulla base delle sue prolusioni, né dei suoi tweet, parlano i suoi atti di governo. E prima o poi si dovrebbero tirare le somme. Stabilire una volta per tutte se aver forzato la mano sui parametri “ottusi” della Commissione, per poter mettere più di 10 miliardi all'anno sul bonus 80 euro per rilanciare la domanda interna, abbia davvero avuto l'impatto atteso. Se metterne altri 20 sul bonus assunzioni e l'abolizione della TASI prima casa, oltre a qualche altra sforbiciatina, abbia avuto un effetto minimamente durevole o soltanto effimero. E se ora le nostre richieste di ulteriore flessibilità hanno altro scopo che non sia quello di evitare i danni che deriveranno dalle clausole di salvaguardia, ossia di coprire il prezzo del mancato impatto sulla crescita delle scelte precedenti. E dovremmo infine certificare oltre ogni ragionevole dubbio che la logica che ha guidato quelle scelte è stata soltanto di conquistare un consenso elettorale tanto facile quanto volatile.
Ma il bilancio si evita rigorosamente di trarlo. Anzi, l'ineffabile Ministro dell'Economia spiega che se dobbiamo rivedere le stime di crescita la colpa è del “rallentamento globale”. Facendo finta di non sapere che la malandata Europa rivede le stime al rialzo (sia pure di appena un punticino) mentre noi le abbassiamo di sei.
L'Europa ci ammira per le “impressionanti” riforme che abbiamo varato in tema di lavoro? No, ha solo preso atto che il PD al governo ha fatto proprie le peggiori ricette del neoliberismo, quelle che hanno dato i peggiori risultati, allineandosi al verbo dominante. E, registrata la nostra sudditanza, ne ha anche tratto le conseguenze.
Dunque le proposte di Renzi sul futuro dell'Europa si riducono a questo: qualche ricetta “ordine e sicurezza” e stare larghi con la spesa pubblica. Poter continuare a far crescere il nostro debito pubblico, avendo il peggiore andamento del PIL di tutto il continente.
Dovrebbe pensarci un attimo, il nostro premier. Forse per assumere un ruolo guida nel fare politiche di destra altri hanno qualche numero più di lui. Forse la leadership europea della Merkel sta diventando contendibile: ma nel campo della destra (e meno di quanto lo sta diventando la sua all'interno).

Rivendicare un'adesione a valori laici e liberali (sarebbe già molto) vantando, come ha fatto Renzi, di aver varato con qualche settimana (solo) di ritardo le norme attuative di un decreto sulle unioni civili che il nostro Paese ha approvato con appena qualche lustro di ritardo sui nostri partner, non fa nemmeno più ridere. È offensivo.



Le immagini (dell'isola di Ventotene e del carcere borbonico di Santo Stefano) sono tratte dal sito imperatoreblog






Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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