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Occupazione che peggiora e non cresce. E articolo 18. E voucher


Siamo alle solite. Ripetitivi, noia mortale. Su titoli di testa dei TG e prime pagine torna il “balzo in avanti dell'occupazione”: quasi 250.000 posti di lavoro in più nel I trimestre 2015 rispetto al 2016.
Strabiliante! e i commercianti egoisti hanno il coraggio di fischiare lamentando che la crisi non è affatto finita! Chi parla di saracinesche abbassate e manifestazioni nei centri commerciali contro la valanga di licenziamenti in arrivo è un anti-italiano.
Il vizio è duro a morire. Stavolta si cavalca una notizia che non esiste. E che risale un mese fa.
Questi i fatti: l'ISTAT pubblica all'inizio di ogni mese i dati sull'occupazione. È così che il 2 giugno scorso ho potuto commentare i dati di aprile 2016. Pubblica poi, verso la metà del terzo mese successivo, il quadro dell'occupazione nel trimestre precedente (ora è uscito il primo trimestre, gennaio-marzo), che non si limita a ripetere gli stessi dati, per trimestri anziché per mesi, ma ne aggiunge altri, anche molto interessanti. Alcuni più di dettaglio (per dire, l'andamento per settori economici e per ripartizioni geografiche), altri proprio non compresi nella nota mensile, come part-time, ore lavorate, straordinari e, per finire in bellezza, retribuzioni e costo del lavoro. Su questi nuovi dati non è arrivato nessun commento da palazzo Chigi o via XX settembre, solo toni trionfali per i dati sugli occupati che si conoscevano dal 2 maggio.
Dove sta la novità entusiasmante, allora? Non c'è. Lo si può notare con una certa evidenza dal confronto tra i questo grafico, mensili, sull'occupazione nell'era Renzi...

... e quello trimestrale.


Mi scuso per essere anch'io ripetitivo, ma non essendo cambiati i dati non posso che riportare lo stesso grafico di sintesi, per mostrare com'è andata l'occupazione dall'inizio della crisi ad oggi.

Mi sembra piuttosto eloquente, il commento non può che essere lo stesso. In sintesi:
1) Il numero degli occupati si è stabilizzato dalla metà dell'anno scorso, una volta esaurito l'effetto propulsivo del bonus assunzioni, oscillando attorno ai 22,5-22,6 milioni, tanti quanti erano nel 2012 prima della lettera della troika
2) Ora che siamo attestati sul dato precedente alle misure Monti - Fornero, restiamo con 6-700mila occupati in meno rispetto a prima della crisi (metà 2008): dunque, 2/3 dei posti di lavoro perduti da allora non sono stati recuperati e sono in pochi a sperare che possano esserlo nei prossimi 5 anni.
3) Rispetto al 2012, il dato totale corrisponde ma la composizione è diversa. Diminuiscono di quasi 800mila unità gli occupati under 35 e di poco più di 600mila quelli tra 35 e 50 anni. Aumentano di 1,3 milioni quelli tra 50 e 64 anni e di 100mila gli over 65.
Non significa che gli anziani stiano togliendo posti di lavoro ai giovani ma che la riforma delle pensioni e il calo della natalità (insieme alla politica, idiota e disumana, ostile verso gli immigrati) stanno trattenendo al lavoro gli anziani, da un lato, e assottigliando le fila dei giovani, dall'altro.
giovani e vecchiIl risultato è che, siccome gli anziani sono mediamente più cari e, per molte mansioni, meno produttivi, i giovani sono soggetti a una pressione poderosa per comprimere i loro salari, le loro condizioni di vita, i loro diritti. Che, per il governo della rottamazione e del ricambio generazionale, non è propriamente un successo.
Potremmo così dire che ci sono voluti i 12-13 miliardi del bonus assunzioni (oltre a 8 “interventi di revisione” della legge Fornero sulla questione esodati) per compensare quello che ci è costata socialmente la stretta sulle pensioni che doveva rassicurare i mercati e far scendere lo spread.
Ora, per non limitarci a ripetere il già noto, approfitto dell'uscita dei dati trimestrali per qualche flash su altri aspetti che quei dati contribuiscono a mettere in luce.

Quanto ai settori, salta agli occhi una questione “terziario” che un governo appena attento non dovrebbe ignorare (sennò fa meglio a non farsi vedere dalle loro parti per non farsi fischiare).
Nel nostro paese il settore dei servizi dà lavoro al 70% degli occupati (negli USA, per fare un paragone, è ormai l'80%) e però è anche il settore in cui la produttività è più bassa e cresce più lentamente; in cui le retribuzioni lorde sono cresciute meno dal 2010 (6%, contro il 13% dell'industria) e hanno subito un ulteriore rallentamento negli ultimi due anni (0,6% tra il 2013 e il 2014, contro 1,2% nell'industria; 0,9% tra il 2014 e il 2015 contro 2,1%).
Che dire? Che se i commercianti non hanno gradito gli 80 euro perché sono stati concessi senza un criterio che non fosse elettorale, dovrebbero dire lo stesso sul bonus assunzioni da 8.000 euro. Quello lo hanno gradito perché ha aiutato a non fallire anche quelli che non sono competitivi. Ma si è trattato di una droga, a puri fini elettorali, perché lasciando le cose come stavano rinvia, solo per un po' (non potendo essere rinnovato in eterno), la condanna del mercato e nel frattempo deprime le retribuzioni, la qualità del lavoro e, a ben vedere, anche la qualità della democrazia.
Risultati immagini per sciopero Auchan
Se poi consideriamo che i famosi posti in più vantati da Renzi sono esattamente quelli che si registrano nel terziario c'è poco da stare allegri. Per il momento in cui si sono creati e per il settore produttivo dove sono stati creati, sono molto volatili. Palla avanti e “viva il parroco”...

L'ultima considerazione è sul part-time. Anche qui, l'aumento di posti di lavoro nell'ultimo anno consiste per quasi 2/3 di posti a part time, che pesa per meno di 1/4 degli occupati. Se guardiamo poi alla sola componente femminile, l'aumento è dovuto esclusivamente al part-time mentre il tempo pieno addirittura diminuisce, rimangiandosi metà dell'aumento del part-time. In più stiamo parlando soprattutto di part-time involontario, cioè di persone che se avessero la possibilità di lavorare a tempo pieno lo preferirebbero: ossia di part-time “cattivo” che nasconde una disoccupazione a metà.

Risultati immagini per mamme al lavoro
Perché l'occupazione si può calcolare in due modi: contando le “teste” che lavorano (le persone che hanno un'occupazione) oppure le “unità lavorative equivalenti a tempo pieno”. È ovvio che è importante che una persona abbia un lavoro. Ma dal punto di vista dello stato di salute di una società, è ancora più importante che si tratti di un lavoro dignitoso, che dia un reddito dignitoso per assicurare una qualità della vita accettabile. E da questo punto di vista lo stato di salute è descritto certamente meglio dalle “Unità equivalenti”. Sapremo a fine anno, dai conti nazionali, se oltre alle teste stanno aumentando anche le unità lavorative “piene”. I dati appena pubblicati non sono incoraggianti e non consentono trionfalismi, almeno per chi ha a cuore il bene dei cittadini e più che l'esercizio del potere in quanto tale.


PS n.1 – Torna d'attualità l'articolo 18 per la sentenza della Cassazione sui dipendenti pubblici. 
I liberisti nostrani (molto poco liberali) gridano allo scandalo, giovani confindustriali in testa. Spiace per loro e per il loro totale dispregio della cultura giuridica e della nostra Costituzione che dimostrano, ma quello che vorrebbero è davvero impossibile. 
In poche parole, l'espediente escogitato nel Jobs Act permette al datore di lavoro disonesto di far passare un licenziamento discriminatorio per economico. Se il lavoratore riesce a dimostrare la discriminazione (che non è più presupposta ma da dimostrare) il datore di lavoro rischia solo qualche conseguenza civile e al peggio (per lui) di doverlo reintegrare. Il datore di lavoro pubblico (ovvero chi risponde del rapporto di lavoro) se fa la stessa cosa, invece, commette un reato. Logica e giustizia vorrebbero (e non è escluso che la Corte Costituzionale arrivi prima o poi alla stessa conclusione) che l'uniformità pubblico-privato in questo caso mettesse il privato sullo stesso piano del pubblico, non viceversa ...


PS n.2 – Riunione del CdM sui voucher per partorire una norma anti-elusione (non proprio stringente, ma sarebbe meglio che niente) da cui però sono esentati gli agricoli. I caporali festeggiano. 
Risultati immagini per immigrati raccolta pomodori
Deve essere chiaro che la nostra agricoltura, quella sana, che produce in modo sostenibile, apprezzata nel mondo e in crescita, non ha bisogno dei voucher. L'esenzione è un favore fatto esclusivamente alla criminalità organizzata. 
I toni bassi sono inadeguati, le protestine d'ufficio sono solo l'ennesimo segno di un tragico ritardo, non solo politico ma culturale.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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