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I numeri del referendum e il futuro del PD

Dopo il voto sulle trivelle alcune considerazioni si impongono, partendo dai numeri.
Se la riforma del referendum fosse già in vigore il quorum sarebbe stato raggiunto. Se poi anziché prendere a riferimento la partecipazione alle ultime elezioni politiche (come prevede la riforma) si fosse considerata l'astensione media delle tornate elettorali degli ultimi due anni, i SI avrebbero vinto anche contro la somma dei NO e degli astenuti. Ovvero, all'interno della popolazione che si reca (ancora) alle urne i contrari al prolungamento delle concessioni per le trivelle entro le 5 miglia sono la MAGGIORANZA. Di questo dato, e dell'alterazione che produce l'attuale modo di calcolare il quorum, parlava Bobbio. Con buona pace dell'interpretazione del dovere civico del voto (previsto in Costituzione) così come espressa, dopo Craxi, anche da Napolitano e Renzi. Il quale ultimo, segretario di un partito che si chiama Democratico, gioisce e trae auspici favorevoli per il referendum confermativo. Che però non richiede alcun quorum. Contento lui...

Una seconda considerazione, tutta politica, si impone. Riguarda lo stato della sinistra e la natura del PD.
Mi appaiono sempre più sconcertanti le posizioni di quegli elettori del PD che, anche in questa occasione, rivendicano con orgoglio di essere di sinistra, di aver votato SI e... di essere ancora in tanti dentro il PD. Il loro grande sogno è di tornare ad essere maggioranza e di riportare così quel partito a perseguire politiche di sinistra.
Quegli elettori erano, appena due anni e mezzo fa, una metà risicata tra gli iscritti, prima che Civati e esponenti di un certo peso della mozione Cuperlo abbandonassero definitivamente il partito. E non arrivavano a raccogliere, fra tutt'e due le mozioni, un terzo dei voti alle primarie.
Quanto a fare politiche di sinistra, erano restati tenacemente attaccati al loden di Monti durante la gestione (ampiamente maggioritaria) di Bersani; avevano poi concepito le larghe intese e sostenuto il governo Letta con la gestione Epifani e si erano infine caratterizzati nelle primarie come sostenitori “di legislatura” di quel governo, che Renzi stesso vedeva “a tempo”, mentre Civati portava solidissime argomentazioni a favore di un ritorno alle urne.

Ora, il ragionamento in termini numerico-politici è semplice, e secco. A che livello di consenso elettorale deve scendere il PD perché sia credibile che quell'area torni maggioranza nel partito? Perché tra le due eventualità, è di gran lunga più probabile che la destra moderata perda la fiducia in Renzi piuttosto che il popolo di sinistra ritorni nell'alveo del PD. Neanche il parcheggio, che fino a qualche tempo fa veniva offerto da SEL, esercita più una qualche attrattiva. Il popolo che aspettava risposte dalla sinistra, quello che ne avrebbe ancora bisogno e ragione, è andato altrove e la migrazione è sotto gli occhi di tutti. A non voler prendere atto della realtà rimangono, soli, quei compagni, commoventi e irriducibili, che vengono estromessi dalle sezioni, che vengono costretti a comportarsi da utili idioti nelle istituzioni, per esser poi svillaneggiati e sbeffeggiati come contraccambio. Ciaone, si sentono dire dai campioni di protervia. Mentre è proprio a loro che gli italiani stanno dando il benservito. Eppure restano a pie' fermo, come la Benemerita, usi a obbedir (mugugnando se non tacendo). Quousque tandem? Fino a quando resteranno irretiti in questo fermo immagine, mentre il film è andato oltre, non di qualche anno ma di un'era (politica)?   

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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