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A proposito di voto utile

C'è un vistoso cortocircuito logico nell'argomento del voto utile usato dai renzianissimi del PD. Che sono quelli tra i suoi sostenitori che non accettano critiche all'operato del premier in nome dell'argomento che taglia corto: ”lui ci ha fatto vincere”.
La trappola logica che sta nascosta dietro questo ritornello è che, se è il loro segretario (solo) perché vince, lo è pertanto (solo) finché vince
Vincere, in questa visione del mondo, è un valore in sé. Se si vince perché resta a casa oltre il 60% degli elettori non importa: “meglio perdere votanti che voti”. E se si vince prosciugando il centro e strappando voti alla destra, attraverso politiche di destra per dimostrare di poter arrivare dove i loro governi si erano dovuti fermare, nel timore che un ampio consenso si riversasse sulla sinistra, basta fare spallucce. I contrasti non sono tra destra e sinistra (antinomia novecentesca, superata) ma tra vecchio e nuovo: con la sinistra, va da sé, immancabilmente nel campo del vecchio.


A chi coltiva ancora il mito democratico, della partecipazione consapevole e della scelta dei rappresentanti basata su un consenso informato, non resta allora altra scelta che far perdere “il premier che fa vincere” (e il suo partito), puntando proprio a strappare votanti dall'area dell'astensione, del disincanto, dell'indifferenza e a riconquistare la fiducia e il consenso degli elettori di sinistra, per battere il premier che vorrebbe seppellire la lotta politica tra destra e sinistra, come è da sempre nei sogni della destra.
È questo che è successo in Liguria. Molte persone si sono convinte ad andare a votare perché hanno visto in Pastorino un'alternativa credibile. È mancato poco che si tornasse alle urne (bastava non sbagliare di una unità il conto delle firme per Pastorino a Savona e Toti non avrebbe avuto la maggioranza). Ma non c'è un solo cittadino ligure che osi sostenere che la politica regionale avrebbe avuto un segno diverso con Paita presidente al posto di Toti. Sarebbero solo cambiate (in parte) le persone destinate a gestire il rapporto tra il mondo della politica e quello degli affari.
Ma un dato è incontestabile, per tornare all'assunto iniziale: in Liguria il premier “che fa vincere” e che ha ostinatamente imposto la candidata a dispetto di brogli, violazioni statutarie e amicizie pericolose, ha perso.
Per il resto, ci si deve intendere sul significato di vincere, perché la costante è stata, in ogni contesto, una rilevante perdita di voti in cifra assoluta. Con la sola eccezione delle europee: una vittoria costata dieci miliardi alle casse pubbliche, riversati su un preciso target elettorale senza alcuna logica economica, né di equità né di efficacia, come ha poi dimostrato l'assenza di effetti economici ovvero sociali.
Davvero Renzi è "quello che ci fa vincere"?


Nonostante gli appelli dei renzianissimi, gli elettori hanno sempre più chiara coscienza di quale sia il voto davvero utile. In fin dei conti si tratta di una verità elementare: per salvare le basi della democrazia dalla morsa del decisionismo e della disintermediazione e per rilanciare i valori dell'eguaglianza e della solidarietà che distinguono la sinistra, il solo voto davvero utile è quello che serve a rilanciare quei valori fondamentali per la nostra convivenza civile e per il benessere diffuso. Quello a sinistra, contro il PD e oltre il PD. In tutte le grandi città d'Italia, senza perdere di vista i centri minori.

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