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Nasce POSSIBILE. Per sfidare l'impossibile

Il 7 febbraio si è concluso il percorso costituente di Possibile, il nuovo partito della sinistra italiana promosso nel giugno 2015 da Pippo Civati e dal gruppo che con lui aveva lasciato il PD nei mesi precedenti. Pippo Civati è stato eletto segretario, come era nelle cose, con una percentuale vicina all'unanimità non essendosi configurata nessuna mozione alternativa.
Non era scontato, nonostante tutto, considerata una certa tradizione della sinistra. Il dibattito, anche aspro, non è mancato, più sui social che nell'Assemblea degli Stati Generali degli iscritti, ma ha riguardato essenzialmente le regole e le modalità organizzative: sul progetto politico, i 4.700 iscritti con diritto di voto hanno mostrato un'amplissima convergenza.


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Una piccola formazione di cui non si sentiva il bisogno, come si sente dire dai critici più severi (soprattutto tra i renziani si stretta osservanza)?
Se così fosse, sarebbe isolata e irrilevante. Non lo è, a dispetto di chi lo afferma (o lo auspica). La spiegazione sta nel fatto che non nasce come formazione compiuta e autosufficiente ma come parte di un processo in divenire, che si muove su due direttrici complementari.
Restituire la sovranità al popolo, in primo luogo: significa tornare a dare voce a quella massa di elettori che, pur ponendo domande idealmente rivolte a un'offerta politica di sinistra, non trova risposte essendo quella assente dal panorama, rendendoli protagonisti, di nuovo, nella individuazione delle risposte e nella scelta dei rappresentanti delegati a realizzarle.

Insieme, come condizione preliminare per realizzare questo obiettivo, abbattere il muro della sfiducia, ossia del distacco di quei cittadini dalla politica: significa far tornare la politica stessa sul campo, farla uscire dai palazzi, dall'autoreferenzialità e dalla separatezza, per costruire azioni collettive ponendosi al servizio delle reti associative che innervano la nostra società come espressione di istanze, aspirazioni e passioni.

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 Di questi tempi, in molti ce la mettono tutta per togliere di mezzo le categorie della politica, la destra e la sinistra, così da nascondere le scelte di fondo, di valore, che le danno un senso e la rendono riconoscibile e comprensibile ai cittadini. Ebbene, impegnarsi lungo queste due direttrici significa invece dare un significato forte alla scelta di campo per la sinistra, nel solco delle sue radici storiche. E significa segnare una linea di demarcazione precisa rispetto alle due tendenze oggi dominanti, quelle su cui si sta cercando di costruire un grande centro, come versione moderna della destra classica: per un verso, concentrazione del potere politico, libero da vincoli (le costituzioni democratiche come orpello da rimuovere per il pieno sviluppo del potere economico-finanziario); per l'altro, disintermdiazione (le organizzazioni di interesse e i cosiddetti corpi intermedi come incrostazioni pre-moderne che limitano il potere del mercato, che deve tornare a sua volta ad essere privo di vincoli dettati dalla sfera della politica, quindi assoluto e deregolato).
Il pensiero unico porta in quei lidi. E porta disastri, sociali ed economici.
La concentrazione del potere politico, che dovrebbe rendere il processo decisionale più veloce e più snello per rispondere con immediatezza alle istanze dei cittadini, li allontana invece dalla politica e rende sempre meno tutelati i diritti delle grandi masse in favore dei pochi privilegiati. E anziché sveltire le decisioni produce un sovraccarico di legislazione secondaria, originata dalle burocrazie sottratte al controllo e all'indirizzo delle istituzioni democratiche, sempre più farraginosa, contraddittoria, disapplicata.
La disintermediazione smantella ogni forma di coesione sociale e produce società incattivite, impaurite, incapaci di dar vita a prodotti o a progetti collettivi di maggiore respiro e più stabili.
A questa deriva prodotta dal prevalere di politiche di destra occorre porre un argine. Partendo dal cambiare radicalmente le politiche della sinistra, come avvenuto in Grecia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, e come è auspicabile avvenga perfino negli USA. Di qui la scelta di ancorare un nuovo progetto politico di sinistra a premesse di valore che vanno in direzione contraria.

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Dovrebbe dunque essere evidente che con queste premesse non avrebbe senso puntare a costruire una formazione politica, per di più embrionale, con la pretesa di farne un centro autosufficiente, avulso dai processi, pur faticosi e complessi, che si sviluppano nel contesto più largo della sinistra. E sarebbe inimmaginabile qualunque pretesa di assumere un ruolo dominante, ponendosi su un piano diverso e prevalente, rispetto al piano della dinamica dei soggetti sociali.
Coerentemente con questa impostazione, i 270 comitati di Possibile costituiti ad oggi in tutte le regioni di Italia sono attivi dovunque sono in atto mobilitazioni e iniziative che sollecitano la partecipazione diretta dei cittadini attorno a istanze condivisibili che non trovano risposta.
Campagne come quella sul fine vita o per l'accoglienza dei rifugiati, o per la legalizzazione della cannabis, nascono da movimenti e associazioni mirate al risultato specifico (trovando ascolto, lo si deve ammettere, più nell'area radicale che in quella tradizionale della sinistra); quella per i matrimoni ugualitari ha il suo centro motore nell'area dei movimenti LGBT, quella contro gli inceneritori nei movimenti ambientalisti nati e cresciuti principalmente a livello locale con l'appoggio dei partiti della tradizione verde, quella per il reddito minimo di cittadinanza è stata assunta come prioritaria da Libera per dare gambe a progetti presentati in Parlamento da SEL e dal Movimento 5 Stelle.
A ognuna di queste campagne, per le quali non vanta nessuna primogenitura, Possibile ha prestato e continua a prestare un appoggio appassionato e incondizionato, facendo da ponte tra mondi diversi, attivando reti nuove, moltiplicando i canali di comunicazione e di diffusione. Perché questo è il ruolo che ritiene debba caratterizzare l'azione di un partito, non solo nella sua fase embrionale.

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Con questo spirito, scommettendo su una analoga capacità di apertura di altre formazioni politiche, Possibile ha promosso la scorsa estate gli otto referendum sulle quattro leggi vergogna del governo Renzi: vergogna non solo per i contenuti ma per essere il prodotto di un disegno politico mai sottoposto al vaglio degli elettori, che per larga parte si erano espressi, nel voto per i rappresentanti eletti nel Parlamento attuale, in senso diametralmente opposto.
L'invito non è stato raccolto dalle forze politiche cui era in primo luogo rivolto; ha trovato però un'ampia rispondenza nelle centinaia di migliaia di cittadini che si sono presentati ai banchetti per sottoscriverli. Non è stato raggiunto il quorum ma si è ampliata grandemente l'attenzione e perfino la speranza di ottenere qualche risultato concreto.
Per uno dei quattro temi, il no alle trivelle, si voterà comunque in primavera grazie ai Consigli Regionali che hanno deliberato di chiedere un referendum, mentre il Parlamento si è affrettato a modificare le parti più indigeribili dello Sblocca Italia sulla materia. Per Possibile e per i Comitati che si sono mobilitati è stata la conferma della giustezza della battaglia intrapresa e la soddisfazione di aver portato un contributo (tutt'altro che insignificante) alla causa.
L'altro dei quattro temi che resta attuale e sarà oggetto di una forte mobilitazione è quello della revisione della Costituzione e della riforma elettorale, su cui si sta dando vita in tutta Italia a Comitati per il NO al referendum confermativo.

In queste campagne i militanti di Possibile saranno attivi come sempre, “porgendo l'altro quorum” (copyright di Pippo Civati). Così come sono in prima linea per la scadenza politica imminente delle elezioni amministrative.


Renzi è impegnato a sminuire il significato politico di questo voto, nel timore che il suo governo ne esca indebolito e che la narrazione del percorso trionfale ne esca ammaccata. Ma in molti dei comuni più importanti chiamati al voto i cittadini dovranno fare un bilancio del quinquennio che si era avviato con la stagione arancione, delle grandi speranze di cambiamento, che portò a una ventata di novità in molte grandi città e aprì la strada al successo del referendum sui beni comuni. Che cosa resta di quelle speranze è quello che saranno chiamati a giudicare. In base alle premesse politiche su cui si è costituita Possibile, la prima risposta da dare riguarda proprio la capacità di riprendere il filo di un percorso che per molti aspetti partiva da quelle premesse di valore ma non ha poi trovato risposta nelle formazioni esistenti né, se non in minima parte, in quelle nate in seguito, presentandosi come figlie di quella stagione e di quei movimenti. Un percorso che si è avviato ed è in piedi in varie città. Assai più largo dei confini di Possibile, che dà il suo contributo con tutta la generosità di cui i suoi militanti sono capaci.


 Infine, un passaggio sulla nascita contemporanea di un'altra formazione a sinistra che si raccoglie attorno a SEL, a Futuro a Sinistra e a una serie di associazioni, prevalentemente giovanili.
Non abbiamo scelto di procedere con le stesse modalità e non abbiamo posto gli stessi “paletti” (per dirla in politichese) in termini di collocazione e di schieramenti, in particolare nella scadenza più immediata, non eludibile, delle elezioni amministrative. Non è affatto detto che procedendo per strade diverse non si tenda verso la stessa meta. Ovunque sul territorio le occasioni di incontro e di collaborazione si moltiplicano: sono anche occasioni di verifica delle rispettive convinzioni e di confronto leale. Inutile aggiungere quale sia l'auspicio, che do per scontato sia comune. Il tempo dirà. Senza che ne passi più del necessario.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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