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Garbuglio a Milano

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Premetto che non conosco il vice-sindaco di Milano: abbiamo qualche amico comune (che me ne parla molto bene) ma non ho mai avuto il piacere di incontrarla. Conosco anche molto poco l'ambiente politico milanese. Ma da esterno, relativamente poco informato quale sono, mi permetto tuttavia di dire che la situazione delle prossime elezioni amministrative in quella città e della eventuale candidatura di Francesca Balzani mi appare come un autentico garbuglio in cui non riesco a districarmi. E provo a esporre, pur su un piano generale, le questioni che non riesco a spiegarmi.

Parto da una premessa. Le primarie, per come erano concepite nel PD finché ne ho fatto parte (avendo avuto peraltro anche il compito di vigilare sulla loro attuazione) e per come penso possano essere utilizzate in generale per definire una candidatura valida nelle competizioni elettorali, non sono una contesa tra proposte politiche diverse. Presuppongono al contrario un programma comune come cornice di riferimento per la scelta del/della candidato/a che meglio può garantire l'attuazione di quel programma e rappresentarne la sintesi presso il corpo elettorale. E' in base alla condivisione di quel programma comune, suggellata dalla sua formale sottoscrizione, che viene di conseguenza l'impegno dei perdenti a sostenere il vincitore / la vincitrice al momento delle elezioni.
Ora, la domanda che penso si pongano gli elettori milanesi, e che da osservatore lontano ma partecipe mi pongo io stesso, è quale sia il programma che accomuna Giuseppe Sala e Francesca Balzani. Se non nei dettagli, almeno nelle grandi linee, nelle scelte di fondo e nelle priorità. In materia di urbanizzazione e di politica abitativa; di governo pubblico nei campi dell'istruzione, della fruizione dei beni culturali, della tutela della salute, dell'assistenza, dell'accesso ai beni comuni; di accoglienza e inclusione; di diritti civili e di contrasto a ogni forma di discriminazione e di violenza contro la persona; di lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, all'infedeltà fiscale, al clientelismo e all'uso del bene pubblico a fini privati. Per dire solo qualcuno dei temi di maggiore interesse.
Se il programma è lo stesso, agli elettori dovrebbero essere resi chiari questi ed altri punti mettendo così in rilievo la convergenza. Altrimenti …

Poniamo ora, in astratto, che viceversa i programmi presentino qualche significativa differenza che, sempre in linea teorica, possa essere descritta con le coordinate di destra e sinistra. Che senso avrebbe in questo caso misurarsi nelle primarie? E di che razza di coalizione staremmo parlando, se il programma scaturisce dal risultato delle primarie anziché essere definito a priori? Stando ai dettami della democrazia liberale, in questo caso la scelta dovrebbe essere riservata agli elettori nel voto finale, non nel voto per le primarie. Tanto più che per i sindaci si ricorre a un ballottaggio quando nessuno dei candidati raggiunge la maggioranza assoluta dei voti espressi.

Obietta qualcuno che trasferire la contesa al voto finale dividerebbe il campo del centro-sinistra rischiando di favorire la destra. Ecco, se ci trovassimo in una situazione come quella descritta (in via ipotetica, ribadisco) questo argomento sarebbe privo di fondamento. Il ricorso alle primarie andrebbe a vantaggio del candidato più di destra nel caso dovesse vincerle, in quanto lo porterebbe ad acquisire i voti dei sostenitori del suo rivale più di sinistra nelle primarie (quanto meno, di quelli che si sentono vincolati al patto di lealtà sottoscritto dal loro candidato). Viceversa, nel caso in cui dovesse vincere, il candidato più di sinistra ne trarrebbe uno svantaggio giacché il campo alla sua destra sarebbe diviso tra due soli candidati (Passera e il forza-leghista da scovare) anziché tre. E si dovrebbe quindi consigliare alla Balzani di collocarsi con nettezza nel campo della sinistra marcando una chiara distinzione.
Può darsi che il ragionamento appaia fondato più sulla geometria euclidea che sulla politica: ma è solo un andare alla ricerca di basi logiche per una scelta squisitamente politica.


Devo ammettere, in conclusione, che sarei alquanto sorpreso se dovessi constatare, se non un'identità, almeno una convergenza di vedute tra Giuseppe Sala e Francesca Balzani. Può darsi che mi sbagli ma faccio fatica a convincermi che le cose stiano davvero così e mi preoccupa che possa verificarsi un forte disorientamento negli elettori. Se invece il garbuglio è solo nella mia testa, meglio saperlo, no?

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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