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Una iniziativa giudiziaria per la democrazia nel PD romano

Domani, venerdì 18 settembre alle 11,30, sarò presente alla Conferenza Stampa che si terrà a Roma presso il Centro Studi Cappella Orsini (via di Grotta Pinta, 21). L'hanno organizzata alcuni amici, iscritti ed ex iscritti al PD, che hanno citato in giudizio il Commissario del PD Roma, Matteo Orfini, chiedendo l'annullamento della delibera con cui ha “riformato” le strutture di partito. Perché contrastano con lo statuto del PD e perché l'organismo che le ha approvate non aveva titolo a farlo. Mi hanno invitato perché ero stato interessato alla vicenda in Commissione Nazionale di Garanzia, dove sedevo quando ero iscritto al PD (fino a pochi mesi fa). Ho accettato di buon grado.
Qualcuno temeva che avrei declinato l'invito in quanto la cosa non mi riguarda più. Sbagliato.Risultati immagini per giustizia uguale per tutti
Per cominciare, c'è una ragione di solidarietà, anche per chi ha condiviso la battaglia senza trarne la conclusione di dover lasciare il partito. Ma al di là di questo, tra i ricorrenti c'è chi è uscito, come me, per impegnarsi nel progetto di Possibile insieme a Pippo Civati, ma non per questo ha desistito dall'azione giudiziaria. E la ragione che mi fa interessare a questa vicenda anche da non iscritto al PD è la stessa che li ha portati a insistere: la democrazia interna nei partiti, e in particolare in quello che detiene le leve del potere politico in questo momento, è questione che riguarda la democrazia in quanto tale e perciò tutti i cittadini indipendentemente dalla collocazione politica.
C'è poi una ragione specifica che riguarda la vicenda romana, di Mafia Capitale e della sua penetrazione anche all'interno del PD. Me ne sono occupato in precedenza su questo blog, all'epoca in cui la questione era di mia competenza in Commissione di Garanzia del PD.
Le soluzioni che il Commissario Orfini sta immaginando e mettendo in atto non solo non modificano il quadro delle distorsioni e delle aberrazioni della vita interna che hanno aperto la porta a quei fenomeni: le stanno addirittura amplificando.

Risultati immagini per giustizia uguale per tutti
Il guaio del PD romano, quello per cui era diventato brutto e cattivo in molte sue parti e teatro di conflitti molto spesso di matrice criminale, era che la partecipazione era stata soffocata. Dapprima. Quindi ricondotta nell'alveo delle filiere di costruzione del consenso per potentati locali che, al di là delle collusioni che non sempre si verificavano con la criminalità mafiosa, ne rispecchiavano tuttavia le leggi di funzionamento: scambio di favori clientelari, asservimento personale, creazione di reti occulte o comunque opache, sottratte alle regole democratiche di rapporto tra associati di una medesima organizzazione. Di questi fenomeni, che durante le primarie del 2013 erano venuti allo scoperto e denunciati alla stampa e dalla stampa ripresi e amplificati, nessuno, dico nessuno, è stato perseguito dagli organi di garanzia locali. Con questo si è anche impedito che le denunce potessero arrivare al grado di giudizio successivo, della Commissione Nazionale. Dove peraltro chi, come me, ha reclamato l'apertura di indagini autonome, come sarebbe stato nei poteri statutari della Commissione Nazionale, è rimasto inascoltato.
Né ha colmato queste lacune risalendo alle responsabilità l'indagine di Barca, peraltro accurata nelle sue metodologie statistico-sociologiche ma per ciò stesso impersonale. Come non lo ha fatto quella sul tesseramento che i Giovani Democratici, per conto del Commissario, hanno condotto a tappeto sugli iscritti (o presunti tali) non avendo avuto il mandato di risalire alle responsabilità (alla risposta “qualcuno ha pagato la tessera per me”, per dire, non si doveva chiedere nome e cognome o comunque, se pronunciato, non andava registrato). E sì che lo statuto farebbe obbligo a chi viene a conoscenza di violazioni di quel genere di sporgere denuncia ai Garanti...

Chiudere i circoli, lasciandone uno ogni 200.000 abitanti (per lo statuto dovrebbero essere almeno il quadruplo), sequestrare e centralizzare le risorse e le responsabilità verso terzi, rispondono esattamente alla logica che ha dato origine a Mafia Capitale e la portano alle estreme conseguenze.


Orfini (e il suo ineffabile staff) se la cavano con l'equazione “chi è contro di me è con Mafia Capitale”. I ricorrenti (per quello staff definiti “denuncianti” e minacciati di una “controquerela” che per un ricorso al giudice civile, che non è una querela, è alquanto singolare) sono però persone che tutto il PD romano conosce per l'impegno che hanno sempre speso per raddrizzare quelle storture, per denunciarle e combatterle a viso aperto. Non so se, piuttosto, nel PD romano si leverà qualche voce in loro sostegno, apertamente. Certo è che meritano gratitudine per un'iniziativa concepita per il bene della collettività cittadina e per rilanciare la credibilità, ai minimi storici, della politica romana. Quanto meno di quella democratica e di sinistra.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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