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DUE O TRE COSE SUL “TESORETTO”


Si parla di un bonus da 1,6 miliardi per il 2015. Ovvero, un “tesoretto”.
Si avvicina una scadenza elettorale e si parla di un “tesoretto”. Film già visto (uno di quelli senza un lieto fine). Vediamo un po' meglio di che si tratta per non avere sorprese.

Gli interessi pagati sul debito del Tesoro sono stati inferiori al previsto, grazie agli acquisti “incentivati” dalla BCE: 75,6mld€ (si presume) rispetto ai 76,7 messi a bilancio. Una volta tanto una voce (in uscita) non ha sforato ma è stata sotto al preventivo. Bene. Se tutto il resto andasse come previsto ci sarebbe qualcosa in più da spendere. Ma la lista dei rischi incombenti consiglierebbe un po' di prudenza.
Pensiamo ai risparmi della spending review, che sono ancora tutti da scoprire, mentre il DEF 2016 mette in allarme i comuni, chiamati in soccorso dallo stato centrale che non sa eliminare gli sprechi.
O agli oneri per bonus assunzioni, che potrebbero costare più del previsto, perché le imprese hanno realizzato che il nuovo contratto a tutele (cosiddette) crescenti può sostituire in tutto e per tutto quello a termine con il non trascurabile vantaggio di 8000€ per tre anni.
E sono un po' in affanno le entrate IVA; e quelle dalla lotta all'evasione e dai giochi crescono ma meno del previsto. E c'è del contenzioso sul precariato pubblico (che da un bel po' di anni sta debordando) che potrebbe costare caro alle casse statali.
Sia chiaro, non sono a rischio i conti pubblici. Ma per il semplice motivo che per approvare un bilancio che conteneva queste incognite (che non sono state scoperte all'improvviso la scorsa settimana ma erano ben presenti ai tecnici dal momento della presentazione) Bruxelles ha imposto di inserire alcune clausole di salvaguardia destinate a scattare appena il consuntivo si dovesse rivelare peggiore del previsto. Parliamo di un aumento dell'IVA di due punti sull'aliquota massima (dal 22% al 24%)) e su quella intermedia (dal 10% al 12%) e di un aumento di 10 centesimi delle accise. Due spade di Damocle che il governo ha categoricamente assicurato di essere in grado di evitare. Senza però dare conto del come. E non è una parte marginale delle coperture trattandosi dell'intera cifra impegnata per bonus 80€, IRAP e bonus assunzioni: anzi, di qualcosa in più, 52mld€ nel triennio, contro 51. Di cui i primi 13 già dall'anno prossimo.
Risultati immagini per commissione ue legge di stabilità
Ma non andiamo oltre sul capitolo rischi. E facciamo conto che tutto si sistemi. Vediamo dunque come utilizzare al meglio questi 1,6mld.
Si parla di distribuirlo agli incapienti rimasti esclusi dal bonus 80€. Si potrebbero concedere a tutte le categorie e ci uscirebbero circa 150€ ciascuno: per otto mesi da maggio sarebbero un po' meno di 20€ al mese. O escluderne qualcuna (pensionati? autonomi?). Se il beneficio andasse ai soli dipendenti (confermando la filosofia del bonus 80€) si arriverebbe a 52€ al mese.
C'è però anche la cassa in deroga. Con la riforma degli ammortizzatori varata dal Jobs Act non si può più concedere alle imprese che non sono coperte dalla CIG (in quanto non versano i relativi contributi). Potrebbero piuttosto licenziare (invece di sospendere) e in questo modo aumenterebbe la platea dei destinatari della Naspi. Poi c'è la ASDI (indennità di disoccupazione di ultima istanza per chi ha esaurito il periodo di Naspi) che è stata finanziata con soli 200 milioni “a esaurimento”: finito quel fondo le domande sono respinte. E la Dis-Coll (disoccupazione per i parasubordinati) che potrebbe “tirare” anch'essa più del previsto in vista della (semi-)soppressione delle collaborazioni. Poi c'è la Sia (Sostegno per l'Inclusione Attiva), varata dal governo Letta in forma sperimentale, che dovrebbe diventare uno strumento ordinario di sussidio per i nuclei bisognosi (trasformandosi magari in Reis, Reddito di Inclusione Sociale) ma non ci sono i fondi. E, in fondo al baratro, ci sono gli esodati, cari ai sindacati confederali, su cui da qualche tempo ha cominciato a volteggiare, avendo sentore di una brutta fine, anche Salvini.
Stando ai precedenti, si dovrebbe pensare che la scelta non avverrà in base a calcoli econometrici ma seguendo i sondaggi elettorali più sofisticati, quelli profilati in base alla classe sociale di appartenenza.
Sarebbe certamente un guaio. Perché con la povertà e il disagio sociale non dovrebbe essere consentito il cinismo alla “House of Cards”.

Risultati immagini per house of cards

Abbiamo sotto gli occhi come è andata con gli 80€. Non dal punto di vista elettorale ma da quello sociale. E' stato calcolato che circa un terzo dei beneficiari appartiene a famiglie il cui reddito NON è al di sotto della soglia di povertà relativa (quanto alla povertà assoluta non è stata praticamente toccata). Dunque, tesoretto o non tesoretto, sarebbe ora di mettere mano a un intervento organico.
Come Associazione Possibile abbiamo presentato a Roma il mese scorso un lavoro attorno al Reddito Minimo Garantito, basato sulle esperienze concretamente in atto o in via di approvazione in alcune regioni (a statuto speciale, in particolare la Provincia di Trento) e sulle proposte giacenti in Parlamento (del M5S e di SEL). La conclusione è che un sussidio destinato a tutti i maggiorenni appartenenti a nuclei familiari che sono al di sotto della soglia di povertà relativa, di entità tale da portarli a superarla (parliamo di 600 euro mensili medi), condizionato alla partecipazione a programmi di inserimento lavorativo gestiti dai centri per l'impiego (con l'intervento anche di agenzie private accreditate) avrebbe un costo per le casse dello stato di poco più di 5 miliardi di euro. Destinare il bonus 80€ ai soli dipendenti (fino a 24-26mila€) che appartengano a nuclei familiari al disotto di quella soglia farebbe risparmiare tra i 3,5 e i 4,5 miliardi. Mancherebbe dunque, all'incirca, un miliardo e mezzo. Per dire la coincidenza, la stessa cifra del "tesoretto",

E le altre emergenze sociali? Se per gli ammortizzatori sociali e per il welfare di ultima istanza (esodati compresi) si seguisse la stessa logica (un tempo la si sarebbe chiamata riformatrice, ma ora è diventato di moda parlare di riforme in un'accezione tutta diversa) le soluzioni sarebbero a portata di mano. Anche su questo abbiamo raccolto idee e proposte che sarebbero pronte per la discussione parlamentare. Se il quadro politico permettesse di riportare questi temi al centro dell'attenzione.

Nel mondo si sta parlando sempre più di eguaglianza e di cambio di paradigma economico. Ma da noi a fine maggio si vota.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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