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Come va l'occupazione di questi tempi

Commentare mese per mese i dati ISTAT sull'occupazione è un esercizio stucchevole. Perfino gli addetti ai lavori, che pure sono chiamati per mestiere a seguire anche le oscillazioni di breve periodo, si guardano bene dal trarne argomenti per formulare previsioni cogliendo segnali di variazioni di tendenza.
L'imperativo categorico del governo del fare (in fretta) e della strategia dell'ottimismo comporta invece che ogni qualvolta venga diffuso un numero utilizzabile allo scopo parta uno squillo di tromba. Se il momento lo richiede, meglio ancora, un concerto di fanfare.
Succede così che quando i dati ISTAT sulle forze di lavoro, come è successo per il mese di febbraio, segnalano una diminuzione dal mese precedente (in questo caso di 44.000 occupati) si fa una figuraccia se qualche giorno prima si erano usati toni trionfalistici per qualche anticipazione, molto parziale, sulle assunzioni comunicate al Ministero del Lavoro.
Sono gli inconvenienti della turbo-propaganda. Meglio cercare di usare argomenti più solidi per capire come sta andando davvero l'occupazione. Per spiegare cosa intendo, mi basta fornire al lettore due grafici e una tabella.

Il primo grafico riproduce i dati mese per mese degli occupati totali tra il 2008 e il 2015. Dite voi, così, al primo sguardo, se vi sembrano importanti le oscillazioni mensili o l'andamento complessivo.

Quello che segnalerei come davvero rilevante è che dal picco di 23.225mila occupati di aprile 2008, mentre Prodi cedeva il passo a Berlusconi, si è scesi al minimo di 22.128mila occupati di settembre 2013. Cinque anni e mezzo di crisi che hanno visto sparire un milione e centomila posti di lavoro. Un milione e centomila persone. Provate a pensare quante città in Italia superano il milione di abitanti, solo per farvi un'idea della dimensione della cosa. Senza più un lavoro.
Mi sembra poi evidente che (per usare le parole di Giorgio Squinzi che ho citato nel post precedente) dall'inizio del 2013 “stiamo strisciando sul fondo”. Lo spiega ancora meglio questa tabella che contiene i dati fondamentali sull'occupazione dal 2013 ad ora.



Noterete così che da quel minimo di settembre 2013 si risale sopra i 22,2 milioni a marzo 2014, si superano i 22,3 a giugno e da allora si oscilla attorno a quella cifra: la si supera in quattro mesi e si scende al di sotto in altrettanti, come è avvenuto a febbraio.
Ricordate la barzelletta, “Appuntato funzionano le frecce? Si, no, si, no”. Ecco, non avrebbe molto senso cantare vittoria un mese si l'altro no.
Il secondo grafico ci dice come va declinato quel dato in base al genere.

Potete trarne la conclusione che le donne hanno resistito alla crisi meglio degli uomini, anche perché i settori che hanno pagato il prezzo più alto, edilizia e manifattura, sono caratterizzati da una prevalenza di occupazione maschile. Ma colpisce soprattutto la distanza che separa le due linee. Dovrebbero sovrapporsi, se si considera che la popolazione è divisa piuttosto equamente tra i due sessi, mentre invece sono lontane come in nessun altro paese UE, tranne Grecia e Malta.

Eppure il Ministro del Lavoro e il premier hanno deciso di inondare gli organi di informazione di messaggi trionfalistici perché nei due mesi di avvio del bonus di 8.000 € i contratti a tempo indeterminato sono aumentati di 78,5 mila unità rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. E non era entrata ancora in vigore la tipologia revocabile introdotta dal Jobs Act.
Benissimo. Magari non era una sorpresa (ci aveva riso sopra in anticipo perfino Crozza). Però fa un po' impressione che per fare festa hanno dovuto tenere nascosto il dato sulle corrispondenti cessazioni, come se non fosse destinato a diventare di pubblico dominio tra qualche settimana, facendo sorridere gli addetti ai lavori che sanno che si tratta per lo più di trasformazioni (1). Che abbiano evitato il confronto con i mesi precedenti, che avevano visto una contrazione delle assunzioni a tempo indeterminato in attesa del bonus (oltre che, modo ancora più vistoso, di quelle a tempo determinato, quasi 200.000 assunzioni in meno in un trimestre, destinate ad essere convertite dal mese di marzo nel nuovo regime del Jobs Act). E che abbiano taciuto del fatto che l'unica tipologia aumentata a fine 2014 era stata quella delle collaborazioni, destinata a essere convertita.

Che la politica delle illusioni possa pagare è però una pia illusione. La domanda che resta senza una risposta, che non sia affidata alla cabala e agli esorcismi, è se ci si può davvero attendere una svolta di tendenza continuando con la solita vecchia politica e semmai aggravandone i lati negativi.
Che cosa può far pensare che l'Italia abbia recuperato competitività, se gli investimenti continuano a latitare? O che il mercato interno sia in ripresa, se il ceto medio continua a impoverirsi e cresce il numero delle persone a cui non è garantita neppure la sussistenza? E se il più grosso impegno di risorse a scopi redistributivi, oltre 10 miliardi per il bonus 80€, per esigenze di pura propaganda viene indirizzato in modo assai poco selettivo e taglia fuori tutta la popolazione a più basso reddito?

Diamo ai giovani un motivo per credere nel futuro e le energie migliori si sprigioneranno! Quante volte abbiamo sentito questo leit-motiv? Da domani potranno finalmente fare un mutuo, perché alle banche potranno portare un contratto a tempo indeterminato! Ma i pochi che ci hanno creduto si sono sentiti rispondere che serve il 730 di papà e mamma. Come prima, perché i banchieri hanno un animo un po' gufesco.
Piuttosto, secondo una stima di F. Fubini su La Repubblica tra il 2008 e il 2014 la fuga dei giovani cervelli è costata al nostro Paese 23 miliardi. Perché la scelta politica (che continua con il Jobs Act) non è stata quella di investire sui giovani ma di spremerli come limoni.

(1) Di anticipazioni in anticipazione filtrano anche dati sulle cessazioni nei primi due mesi. Consiglierei di non prenderli troppo sul serio: il 5 giugno usciranno quelli ufficiali sul primo trimestre e se li confronterete con questi ufficiosi, diffusi per i primi due mesi, vi verrà da sorridere. 

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