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La scommessa di Renzi sull'occupazione e la "favola bella"


Secondo il premier Renzi con il Jobs Act ci saranno molte più assunzioni che licenziamenti e si dice pronto a scommetterci. Fossi un giocatore d'azzardo ci farei un pensierino, potrebbe essere un buon affare. Ma non lo sono e poi trovo odioso che si facciano scommesse a perdere. Ma il premier ha davvero sfidato la scienza economica, nella misura in cui può essere “scientifica”, oltre che la logica e, non ultima, la fiducia che molti italiani ripongono in lui.

Risultati immagini per TG1 7 marzo ore 20 intervista Renzi

Intanto, sono molti i quotidiani e i siti web che hanno messo a confronto i benefici del bonus assunzioni con il costo di una indennità per licenziamento a fine triennio, dimostrando quanto può guadagnare un imprenditore che assuma a tempo indeterminato e licenzi al termine dei tre anni rispetto all'assumere a tempo determinato o a progetto per lo stesso periodo. Perciò il conto tra assunzioni e licenziamenti andrebbe fatto a fine 2018, allo scadere del triennio, quando però si sarà già votato per il nuovo Parlamento e per il premier.
Ma l'inganno sta in un travisamento dei termini della questione che va oltre questo conto banale del dare e dell'avere tra bonus e indennità di licenziamento. Se fosse solo per quello ci si dovrebbe aspettare semplicemente una sostituzione di contratti a termine e a progetto con i nuovi contratti a tutele crescenti, così definite benché più basse di quelle in vigore per i colleghi più anziani e destinate a non crescere mai. In realtà però si potrebbe avere un saldo delle assunzioni sia positivo che negativo per effetto dell'andamento dell'economia. Più precisamente, un effetto positivo se aumentasse il prodotto (in valore) dell'economia e se questo aumento non fosse frutto di un aumento altrettanto grande (se non maggiore) della produttività per occupato. Altrimenti, un effetto negativo.
Aumenterà la produzione di beni e servizi in termini di valore aggiunto? Le previsioni correnti variano tra lo 0,5 e l'1% per il 2015; qualcosa in più per gli anni successivi. Il governo si è tenuto basso e spera che stavolta (per la prima volta da molti anni) la realtà non smentisca (in peggio) le previsioni. La speranza poggia sul fatto che l'euro perde terreno rispetto al dollaro e questo favorisce le esportazioni verso i paesi fuori dall'area euro. Che il prezzo del petrolio diminuisce e fa pesare meno questa importante materia prima. Che la BCE sta avviando un'iniezione senza precedenti di liquidità nei mercati dell'area euro. Tre buoni motivi perché Renzi si senta autorizzato a “raccontare al paese una favola bella” (perché questo è il compito a cui è chiamato un premier che si rispetti, come ci ha insegnato Berlusconi): quella della ripresa, della crescita, dell'Italia che supera la Germania e del mondo ai nostri piedi.


Dunque il Jobs Act non c'entra (invece c'entra eccome, ma nel verso contrario, come vediamo tra poco). E' fondata la speranza che la favola si avveri?
A questa domanda gli economisti rispondono con molto meno ottimismo. Senza andare su ragionamenti troppo complessi, ci sono due elementi su cui generalmente richiamano l'attenzione, che  fanno leggere il quadro in una luce diversa.
Il primo è questo: per approfittare del quadro favorevole alle esportazioni fuori Eurozona si deve battere la concorrenza degli altri paesi dell'Eurozona. Dunque, si deve investire (qui vengono bene i capitali messi in circolo dalla BCE) per essere più competitivi, ovvero per aumentare la produttività. E abbiamo visto poco sopra come questo vada in senso contrario rispetto a una ricaduta della crescita sui posti di lavoro.
Il secondo elemento è che nessuno dei tre fattori “incoraggianti” fa aumentare di per sé la domanda di beni e servizi prodotti in Italia da parte delle famiglie italiane. Anzi, se la crescita del valore aggiunto va ad arricchire chi è già ricco e non chi, stando peggio, sarebbe portato a consumare di più perché gli resta poco da risparmiare, il volume di acquisti può finire addirittura per diminuire (sempre ammesso che non ci si metta anche la concorrenza delle merci straniere a abbassare ulteriormente la quota coperta da quelle prodotte in Italia).
Può così succedere che aumenti la produzione delle imprese che esportano, grazie però ad un aumento di produttività che non porta nuova occupazione o la fa addirittura diminuire. E che non aumenti, o diminuisca, quella delle imprese che vendono sul mercato interno, anche ammettendo che la crescita della loro produttività non “mangi” ulteriori posti di lavoro.
Che cosa ci vorrebbe dunque? Dicono gli economisti: 1) investimenti massicci in innovazione, che portino ad aumentare la capacità di penetrazione dei beni e dei servizi prodotti in Italia molto più di quanto aumenta la produttività; 2) misure che facciano aumentare la domanda interna, soprattutto delle fasce di popolazione a più basso reddito, quelle che fanno aumentare davvero i consumi.

Ecco allora che torna in ballo il Jobs Act.
Che lascia immutata la selva della precarietà, impedendo di scommettere davvero sulle competenze dei giovani e lascia che i più dotati prendano la strada dell'estero.
Che rende ancora più debole e ricattabile il lavoro dipendente così da deprimere ulteriormente il salario medio e aumentando le disparità nella distribuzione del reddito a favore dei più ricchi.

Aumenterà ugualmente l'occupazione?
Sperare che avvenga a dispetto di una politica sbagliata, che continua a sbagliare da quindici anni aumentando le disuguaglianze, umiliando e frustrando le energie più giovani, è da idioti o da imbroglioni.

Sperare che avvenga grazie a un cambiamento radicale di politica può essere fatto passare come una pia illusione: ma è l'unica via di uscita realistica che un'intera generazione ha davanti per riprendere in mano il proprio futuro.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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