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Della democrazia a Roma (nel PD)


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Era l'inizio di dicembre quando il procuratore Pignatone ha fatto esplodere lo scandalo di “Mafia capitale”, che ha toccato anche il PD romano portando il suo segretario a dimettersi e il segretario nazionale a nominare un commissario straordinario nella persona del presidente del partito Orfini.
Nei cinque anni precedenti il PD a Roma e nel Lazio, attraversato da una guerra per bande, aveva già vissuto fasi di gestione straordinaria, quasi più lunghe di quelle ordinarie. È stato commissariato il Lazio tra il 2010 e il 2012 (anche allora affidato a un dirigente di primo piano come Chiti); dopo neanche due anni (inizio 2014), “rottamati” i nuovi organismi di direzione, si è tornato a celebrare il congresso; si è “auto-azzerata” la segreteria di Roma nel 2013 con le dimissioni del segretario Miccoli; infine, eletto dopo sei mesi di “vacatio”, Cosentino ha fatto appena in tempo a spegnere la prima candelina che già era costretto ad arrendersi.
Con questa storia di instabilità alle spalle, ci si poteva aspettare che l'obiettivo prioritario fosse quello di ripristinare al più presto l'ordinaria vita democratica. Al commissario si doveva affidare il mandato di verificare celermente quale via seguire tra le due previste in questi casi. In primo luogo, chiamare l'assemblea romana ad assumere su di sé la responsabilità della situazione esprimendo un nuovo assetto di vertice, se mai la gravità della situazione avesse suscitato un moto di reazione civile tra gli eletti a cui non faceva piacere vedersi associati a cosche criminali. In caso si fosse constatata l'impraticabilità di questa soluzione, avrebbe dovuto convocare senza indugio il congresso.
Ma non è andata così. Si è preferito che il commissario non fosse vincolato ad alcun mandato e che avesse tutto il tempo, purché “effettivamente necessario”. Per “rifondare e ricostruire su basi nuove il partito”, come ha declamato nel discorso di esordio.

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Dopo di che?
Il compito che aveva il commissario, al netto delle declamazioni, è stato disatteso. L'Assemblea non è nemmeno stata convocata. Altro che chiamarla a “eleggere un nuovo segretario per la parte restante del suo mandato” come prescrive lo statuto. Né si è portata in direzione nazionale la proposta alternativa di “determinare lo scioglimento anticipato dell'Assemblea stessa”. Tutto è rimasto fermo.
A dirla tutta, il commissario avrebbe avuto anche un secondo compito: affrontare la situazione che aveva determinato il commissariamento. Perché non dobbiamo dimenticare che la sua nomina si giustifica in seguito a “gravi e ripetute violazioni dello Statuto e del Codice Etico”. Avrebbe dunque dovuto adoperarsi per evitare che quelle violazioni potessero ripetersi, partendo dall'individuare i responsabili. Ma non si è nemmeno messo al lavoro per assolvere a questo compito. Mai aperta una qualche indagine su quanto accaduto. Poteva per esempio chiedere alle commissioni di garanzia gli atti riguardanti le primarie, nel corso delle quali erano stati presentati ricorsi e segnalazioni sui fatti (casi di inquinamento, infiltrazioni malavitose, tentativi di condizionamento di candidati ed elettori) di cui si è parlato in relazione all'inchiesta su Mafia Capitale. Esaminare quale iter hanno seguito, a quali conclusioni si è arrivati, avrebbe certo fornito utili informazioni.
Invece, la sola inchiesta che si è deciso di attivare, ancora in corso, affidata a Barca, riguarda tutt'altro: la vitalità e la funzionalità dei circoli. Lodevole, importante per il quadro conoscitivo che può offrire sulla partecipazione democratica. Materia prima preziosa per il lavoro che dovranno fare gli organismi dirigenti. Dopo che saranno nominati dall'Assemblea, o eletti attraverso il congresso.
Per arrivare a eleggerli, per la selezione dei candidati e per l'espressione del voto, poteva invece servire un accertamento delle eventuali responsabilità personali di quanti hanno avuto ruoli fin qui nel partito romano. Ma da questo delicatissimo e centralissimo tema l'inchiesta si tiene rigorosamente a distanza, né ci si potrebbe aspettare nulla di diverso da una persona corretta (e sobria, si direbbe ora) come Barca.

Ebbene, trovo inspiegabile (o, altrimenti, assai preoccupante) che questa inadempienza, da parte di chi riveste di suo la maggiore carica di garanzia del partito a livello nazionale, passi sotto silenzio.
E resto colpito dalla singolarità del primo atto del commissario di confronto, vero, al di là delle occasioni puramente formali, con la giunta cittadina e il sindaco. Un incontro sul tema dello “zoning” all'Eur, le strade in cui confinare la prostituzione al di fuori dalle aree residenziali e dagli spazi pubblici frequentati dalle famiglie.
Non è al merito del confronto che mi riferisco: non sta lì la singolarità.
La proposta lanciata dal presidente (PD) di municipio, avallata dal sindaco, è del resto opinabile, controversa per molti aspetti, pratici e di principio. Giusto perciò farne oggetto di discussione. Tanto più che alle spalle di quella proposta c'era pur sempre un lungo confronto “sul terreno” con gli abitanti del luogo, con l'apporto di operatori, oltre che di militanti di partito. Insomma, una prassi che rientrerebbe tra quelle apprezzabili secondo i parametri dei ricercatori di Barca, anche se questo non garantisce di per sé della bontà del risultato.
Senza entrare dunque nel merito, la questione è un'altra. Come è stato impostato il confronto? Da chi, a quale titolo e con quale mandato? Ecco allora la singolarità. Al confronto con il sindaco e la sua delegazione partecipano esponenti romani del PD (che non equivale a dire del PD romano, visto che al momento non ci sono esponenti in carica), scelti a discrezione del commissario.
Leggiamo le cronache. Titolo de La Repubblica “Il PD bacchetta il sindaco”. Testo: “Per non farsi sfiduciare dallo stato maggiore del suo partito, convocato al Nazareno dal commissario Orfini, il sindaco Marino ha ingranato la marcia indietro.”
Lo stato maggiore? Che “bacchetta il sindaco”?
Sorvoliamo sulla convocazione nella sede nazionale. Ma di quale “stato maggiore” parliamo?
Sorvoliamo anche, un po' a fatica, su quei partecipanti, deputati, i cui nomi erano comparsi nelle cronache di dicembre per intercettazioni connesse alle indagini. In mancanza degli approfondimenti che si renderebbero necessari, come già detto, sulle violazioni statutarie, non possono essere associati a quelle vicende in virtù di pure illazioni. Ma è questa la “rifondazione per ricostruire”? Che idea si devono fare gli iscritti al PD romano che vedono ripetersi, a tre mesi di distanza, le stesse scene dei giorni immediatamente precedenti lo scoppio dello scandalo, del sindaco avversato dal PD o, meglio, dalle stesse persone che lo osteggiavano in quei giorni? Parlo delle scene che l'esplosione dello scandalo aveva interrotto bruscamente.
Sia chiaro, non sto ipotizzando conclusioni sommarie di processi mai celebrati o messe al bando in base a sospetti. Il ripristino della legalità e della democrazia, obiettivo dell'azione del commissario, dovrebbe essere anche l'occasione per una verifica delle eventuali responsabilità disciplinari (ben prima che penali) mentre si elegge democraticamente chi sarà titolato a rappresentare il corpo del partito. Per questo, rinviare indefinitamente il momento del ripristino della legalità e della democrazia può finire per apparire come un mezzuccio scaltro per restituire agibilità e credibilità a chi le ha viste compromesse per il ruolo avuto nella passata campagna di messa in mora del sindaco.
In un modo o nell'altro, si giunga a un nuovo assetto di vertice senza continuare a traccheggiare. Si ponga al centro, nel percorso per la sua elezione, lo sforzo corale, di chi ha a cuore le sorti del partito romano, per fare piena luce sulle vicende che ne hanno segnato la vita recente, portando (per citare ancora una volta lo statuto) “grave danno al partito”.
E se ne parli.


Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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