Passa ai contenuti principali

Qualche parola su destra e sinistra

E' dalla caduta del Muro, da quando è finito il “secolo breve” e il mondo non è più diviso in blocchi, che il tema della distinzione tra destra e sinistra è diventato centrale nel dibattito politico, perché gli schemi su cui si reggeva quella distinzione sono entrati in crisi.
Alcuni hanno teorizzato che la distinzione non avesse più la stessa importanza (Giddens, ad esempio, l'ispiratore di Blair), qualcuno è arrivato a sostenere che avesse del tutto perso significato (Fukuyama, che ha parlato di “fine della storia”) ma ha poi dovuto correggere il tiro di fronte all'evidenza. Cambia il significato, si fa più complessa la distinzione, ma resta quella fondamentale per spiegare la dialettica politica.
Non è mancato un apporto, anche rilevante, a questo dibattito di qualche studioso italiano come Bobbio o, da ultimo, Galli e Revelli. Il ceto politico è però rimasto totalmente sordo (e ha considerato gli stessi studiosi italiani che ho citato più o meno come degli alieni) mentre al suo interno aveva una certa fortuna la tesi estrema della fine della distinzione dx/sx.
La tesi non ha però convinto gli elettori. Chi la sosteneva apertamente, i centristi dichiarati, ha avuto scarsissima fortuna elettorale. Quando si è avuta l'impressione che la tesi si facesse largo anche tra chi rispettava la forma negli schieramenti classici, ha preso piede la “protesta con i piedi” del non voto mentre altri elettori, in gran numero, si rivolgevano a chi faceva della fine della distinzione dx/sx un'arma per una protesta contro la politica nel suo assieme.
Se consideriamo che i paesi in cui la politica non si basa sul binomio destra/sinistra, se non sono regimi totalitari retti da un partito unico, sono paesi dove la dialettica politica ha ceduto il passo a una guerra civile, su base etnica o religiosa, il nostro paese è dunque un caso unico. Nel senso che l'antinomia destra sinistra non sorregge la dinamica politica pur essendovi un sistema parlamentare costruito su un ruolo chiave dei partiti. Di partiti che nelle loro insegne portano (ancora) quel richiamo (simbolico).

In questa situazione, sembra tornare di attualità il tema del trasformismo. Anche agli albori della nostra democrazia, sul finire dell'Ottocento,si era assistito al fenomeno di una destra che appoggiava esplicitamente un governo retto dalla sinistra. Quella destra non rinnegava, con questo, i suoi connotati e quella sinistra, per quanto moderata, “borghese” anziché “proletaria” (si era lontani dal suffragio universale), portava avanti un “suo” programma. Non faceva capolino, dietro quella convergenza, nessuna idea di “fine della storia”. Nessun “né – né”.
Per questo il paragone rischia di essere fuorviante. Coglie nel segno quando evidenzia l'opportunismo che accomuna i due fenomeni. Ma si differenziano radicalmente, per chi crede che una differenza tra destra e sinistra abbia ancora significato, per quanto in parte cambiato, ossia per la maggioranza dei cittadini dei paesi democratici: nel senso che l'idea del “superamento” di quel binomio, la fine della storia, il pensiero unico, sono argomenti che appartengono alla destra politica. Sono anzi tra quelli che meglio la contraddistinguono rispetto alla sinistra.

Dovrebbe essere chiaro che queste considerazioni, più che un atto di accusa nei confronti di Matteo Renzi, che, certo, si è assunto con piena consapevolezza il compito di interpretare questo “spirito dei tempi” ma non lo ha creato, è un atto di accusa nei confronti della sinistra italiana. Un governo tecnico, Monti, poi un governo di larghe intese, Letta, hanno preparato la strada a un governo in cui l'alleanza con la destra si è fatta organicamente politica (il patto del Nazareno precede la nascita del governo attuale e segna il ritorno, dopo la rottura tra Forza Italia e NCD, della destra tutta, al di là dei ruoli, nella maggioranza). E il maggiore partito della sinistra (nel senso che porta ancora nelle sue insegne quel richiamo simbolico) non ha solo subito ma è stato il principale artefice di questo processo. Assommando, fino a confonderli, i due fenomeni, della confusione strategica che regnava nella "ditta", e dell'opportunismo “trasformistico” che è subentrato. I fenomeni da cui sarà necessario liberarsi, nei modi che saranno percorribili, per riportare il nostro paese nell'alveo dei paesi politicamente “maturi”, governati da una politica fisiologicamente distinta tra destra e sinistra.
Prima possibile.


P.S. Il ragionamento potrebbe concludersi con la qualificazione puntuale, puntigliosa, dei provvedimenti del governo in carica per dimostrarne la matrice di destra. Sarebbe un esercizio stucchevole. Del resto, per quelli principali (decreto Poletti, sbloccaItalia, Jobsact) la letteratura è già abbondante.

Resta solo da ribadire che le domande dei cittadini alla politica non si dispongono più in modo univoco, lineare, lungo lo schema destra/sinistra, e che anche le risposte della politica possono essere ambivalenti. Perciò non c'è da stupirsi se il giudizio su alcuni provvedimenti può essere più articolato e contemplare sia luci che ombre, come per il bonus 80€. Invertire la tendenza all'impoverimento progressivo del ceto medio rientra in uno schema politico, di riduzione delle disuguaglianze, di sinistra (né vale la critica per cui si toglie con una mano quello che si è dato con l'altra, perché si tratta pur sempre di una correzione di rotta rispetto alla tendenza a togliere senza che nessun'altra mano dia nulla): ha però un segno opposto la scelta di dare la precedenza a questa azione senza affrontare, neanche parzialmente, il tema della povertà (assoluta e relativa); che, certo, affligge anche una parte dei destinatari del bonus, ma tocca principalmente soggetti che ne restano totalmente esclusi.  

Commenti

Post popolari in questo blog

Cinquestelle e sinistra. Una conclusione

Se la sinistra si unisse all’attuale opposizione al governo Conte in una campagna per farlo cadere in nome dell’antifascismo darebbe un colpo letale ad ogni residua, flebile speranza di recuperare un ruolo significativo sulla scena politica italiana per il prossimo futuro. Deve invece prioritariamente ricostruire un suo profilo riconoscibile su un progetto convincente, chiaro nei presupposti di valore.
Questa affermazione, con cui ho chiuso il post precedente, non solo non è una dimostrazione del settarismo identitario che impedisce alla sinistra di ritrovarsi ma è la condizione per riuscire in questo arduo compito. Lo è in base a banali considerazioni dettate da un’analisi appena obiettiva della situazione politica attuale. Mi sono impegnato a motivarlo e provo a farlo di seguito.

Riassunto delle puntate precedenti. - Il governo ora in carica era ufficialmente abortito per la pretesa di Salvini di rappresentare la coalizione di centrodestra anziché solo la Lega e per il rifiuto dei Ci…

Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia. Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.

Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra
Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è pre…

Combattere la destra a fianco della destra?

L’unico modo sensato, per la sinistra, di rapportarsi al governo Conte è confrontarsi con i Cinquestelle in modo chiaro e forte, criticandoli per le contraddizioni, le ambiguità, le concessioni alla destra ma sfidandoli in modo propositivo sulle cose da fare. Perché il pericolo principale che incombe è che si realizzi la prospettiva su cui sta lavorando la destra, in pieno accordo con il PD: far fuori i Cinquestelle per dar vita a un “governo di salute pubblica” di cui la Lega sarà chiamata a far parte con o senza Salvini. E, ancora una volta, senza passare per le elezioni. Questo è il disegno che la sinistra deve sconfiggere: un compito arduo, che diventa impossibile se al momento della rottura viene meno la forza organizzata e la presa elettorale dei Cinquestelle.
Chi lavora per un governo "di salute pubblica"? È questa la conclusione cui sono giunto negli ultimi post, partendo dalla considerazione che Salvini è, sì, la destra estrema ma è in missione per lo schieramento di …