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Che cosa possiamo imparare da Syriza

Se s'è qualcosa da imparare da Syriza, in cima alla lista si deve mettere la loro capacità di misurarsi con la realtà che li circonda senza cercare di riprodurre modelli importati.
Obama aveva fatto qualcosa del genere, con l'uso delle tecnologie ICT e del web come veicolo per raggiungere e rappresentare un soggetto collettivo che poteva essere la forza trainante per la vittoria.
La rete su cui ha puntato Syriza è stata però un'altra: quella della solidarietà, materiale, piantata nel mondo fisico; perché diverso era il soggetto trainante: le vittime dell'impoverimento causato dall'austerità.
Anche la libertà che annunciava Obama era diversa da quella (dal bisogno più elementare) per cui si è battuto Tsipras.
Non sono dunque questi elementi che li accomunano, ma l'aver adottato schemi che funzionavano per i problemi della loro società senza rientrare nell'armamentario classico, già collaudato. E aver interpretato quei problemi con una visione chiara della loro origine, una scelta di campo sulle soluzioni da adottare e una radiografia precisa della dislocazione, all'interno della dinamica politica, degli interessi pro e contro quelle soluzioni.
Particolare non secondario, una visione e una scelta di campo collocate a sinistra, con chiare linee di demarcazione non solo rispetto alla destra ma soprattutto rispetto ad alcuni dogmi fondamentali del “pensiero unico” su cui si era appiattita l'offerta politica dei partiti di sinistra.
Questo aspetto è stato colto in misura minore per Obama, per molte ragioni che esulano dal tema Syriza. Di sicuro in quest'ultimo caso è stato invece l'aspetto più evidente e più eclatante. Il percorso che ha portato a costruire un'alternativa, nel giro di pochi anni, al governo del pensiero unico, se non ci dice come si può fare, nel senso che non offre un modello ripetibile, è però molto importante in quanto dimostra che è possibile. Che si può coagulare il consenso dei cittadini contro quel pensiero unico e imboccare un'altra strada.

Non si deve pensare che sia stato facile solo per l'estrema gravità della situazione di partenza. Al contrario.
Quel pensiero unico era stato all'origine dei guai della Grecia sin da quando aveva ispirato le manovre più spregiudicate di finanza creativa, il connubio politica affari e l'informazione piegata alla menzogna. Politiche di cui portavano la responsabilità, a livello nazionale, sia la sinistra tradizionale del Pasok che la destra di Nea Demokratia, in regolare alternanza.
Oggi si sente ripetere, dalle istituzioni sovranazionali che sono intervenute nel momento in cui è scoppiata la crisi, che la Grecia deve ora pagare il prezzo di quelle politiche e in particolare di quelle menzogne. Come se i cittadini, a cui per primi si intendeva mentire, ne fossero invece responsabili. Quando piuttosto quelle istituzioni disponevano di tutt'altri strumenti di conoscenza rispetto al cittadino comune ed erano quindi in condizioni di vedere quello che all'opinione pubblica veniva nascosto o mistificato.
Non solo, ma quelle menzogne sono andate avanti quando quelle istituzioni, in nome dello stesso pensiero unico, ha poi perpetrato un vero e proprio crimine sperimentando sulla pelle viva dei cittadini greci la ricetta per uscire dalla crisi. Una ricetta che non serviva per rientrare dall'esposizione finanziaria ma per evitare che il rientro dall'esposizione finanziaria fosse pagato da chi l'aveva provocata.
In questa fase drammatica destra e sinistra hanno condiviso le responsabilità di governo in una coalizione che ha sposato gli imperativi della troika.
Una popolazione stremata, frastornata dalle menzogne diffuse prima e dopo, dai partiti nazionali e dalle istituzioni mondiali, era forse nelle condizioni peggiori per acquistare consapevolezza e fiducia. Poteva cadere vittima del populismo demagogico, che ha esteso comprensibilmente i suoi consensi ma non ha sfondato. Così come poteva perdere speranza e fiducia. Sovvertire questo destino non era facile come può apparire ora, dopo la vittoria. Syriza ci è riuscita e ora è chiamata a una prova durissima, dando seguito nei fatti alle premesse programmatiche.
Dunque, capacità di interpretare e progettare, in modo originale, su basi solide.
Fiducia nei propri mezzi e determinazione nel perseguire un'alternativa come possibile. Aggiungiamoci la capacità di fare sintesi di un universo di formazioni politiche frammentate attorno a questi assi.
Infine la carica innovativa di un pensiero politico autonomo, originale e creativo. Che non è caduto nella tentazione di abbandonare lo schema destra sinistra e di considerarlo inservibile (come suggerisce la destra) ma lo ha aggiornato applicandolo alla situazione reale così da leggere il quadro delle forze in campo senza farsi condizionare dagli schemi tradizionali, non più in grado di spiegarne le dinamiche, i punti di debolezza e di forza.

Dovremmo essere capaci di considerare in tutto il loro valore questi aspetti dell'esperienza di Syriza per trarne qualche insegnamento. Che a tutto può portare meno che all'idea di riprodurre tal quale quella esperienza.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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