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J.A. PERCHÉ CONTRO

Ora che il Jobs Act è legge, se ne discute nei circoli un po' più di prima. Forse c'è meno timore di creare problemi, come se il ruolo del partito fosse quello di pubblicizzare, tutt'al più commentare, l'azione del governo e non quello di intervenire sulla sua costruzione.
Nelle riunioni a cui partecipo mi trovo spesso a dover illustrare (se non altro per completezza di informazione) le ragioni che hanno portato i senatori del PD “civatiani” (Casson, Mineo, Ricchiuti) a non votato la fiducia al governo su questo provvedimento. E a spiegare perché a mio avviso  hanno fatto proprio bene. Sono almeno 10 ragioni 10.

1) Perché c'è davvero bisogno di una legge sul lavoro. Che inverta però la rotta degli ultimi 15 anni. Invece abbiamo dato ai cittadini, ai nostri elettori, qualche motivo in più per credere che le riforme del lavoro servano solo a peggiorare le condizioni dei lavoratori e a deprimere l'economia del Paese
2) Perché si doveva contrastare la precarietà limitando il ricorso ai contratti flessibili ai soli casi in cui è inevitabile, prevedendo limiti precisi e contropartite adeguate. Lo avevamo promesso. Invece abbiamo lasciato in piedi il decreto (Poletti) che liberalizza i contratti a termine, abbiamo esteso il lavoro a tagliando (voucher) e abbiamo prospettato l'abolizione delle sole collaborazioni a progetto (co. co. pro.), sempre meno utilizzate perché altri tipi di contratti precari sono diventati più convenienti.
3) Perché la forma normale di contratto di lavoro deve tornare ad essere il tempo indeterminato. Lo avevamo promesso, per dare basi solide e certezza del futuro al rapporto di lavoro. Invece abbiamo tolto stabilità e tutele anche a chi sarà assunto, d'ora in avanti, a tempo indeterminato, abrogando di fatto l'articolo 18. Così la durata di un contratto, quale che sia la dimensione di azienda, dipenderà dalle convenienze (“insindacabili”) del datore di lavoro.
4) Perché il lavoro flessibile, se è più oneroso per il lavoratore e più vantaggioso per il datore di lavoro, deve costare più di quello stabile. Lo avevamo promesso, almeno sotto forma di incentivo a chi assume in pianta stabile. Invece, oltre a togliere stabilità e tutele ai nuovi contratti a tempo indeterminato, abbiamo abolito l'incentivo alle assunzioni dei disoccupati di lunga durata, che “tirava” più di un miliardo all'anno, stanziando meno risorse (un miliardo) per il nuovo bonus. Sottraendole oltre tutto, con un gioco di prestigio, ai fondi per la coesione, ossia al Sud per dirottarli al Nord (dove si assumerà di più). E congegnando il bonus in modo da rendere più conveniente licenziare dopo appena un anno piuttosto che assumere definitivamente. 
5) Perché chi cerca un lavoro, soprattutto in una fase di crisi, ha un grande bisogno di essere aiutato a trovarlo. E a sopravvivere, nel frattempo. Avevamo promesso misure efficaci, rivolte a tutti. Invece non ci sono risorse per potenziare i servizi per l'impiego e non è stata estesa l'indennità di disoccupazione a tutti i maggiorenni privi di reddito in cerca di un lavoro: come sarebbe stato possibile utilizzando diversamente le risorse della legge di stabilità, istituendo un reddito minimo garantito. Si è annunciata l'estensione ai soli co.co.pro. che vengono licenziati: gli stessi che si promette di abrogare, dunque una categoria in via di estinzione.
6) Perché si deve investire sulla valorizzazione delle competenze, scommettendo sulla capacità di creare prodotti nuovi, che incontrino le esigenze dei consumatori nel mondo, attraverso processi efficienti e sostenibili. Lo avevamo promesso ma ce ne siamo dimenticati del tutto. Al contrario, abbiamo invitato gli imprenditori a raschiare il fondo del barile e abbassare ancor più condizioni lavorative e compensi, come unica ricetta per competere.
7) Perché dobbiamo sostenere con regole adeguate, che oggi mancano, il lavoro autonomo: in particolare quello di ultima generazione, nel terziario avanzato, il più dinamico, il più aperto alle relazioni internazionali. Il ritardo nel fissare regole, tutele e diritti impedisce a un così ricco serbatoio di competenze di esprimere al meglio il suo valore. Invece, abbiamo dato l'ennesima delusione trascurandolo del tutto, preferendo fare qualche concessione solo a quello più tradizionale.
8) Perché il rilancio dell'economia e la creazione di nuovi posti di lavoro richiede un clima sociale positivo, in cui le parti in conflitto si misurino in un contesto di regole chiare e eque, in base a una condivisione sulle finalità di fondo dell'impresa. Invece abbiamo esasperato il clima producendo divisioni e prendendo partito a favore di uno dei contendenti, quello obiettivamente più forte.
9) Perché abbiamo condito quest'opera con una offensiva mediatica diretta a confondere le idee. A gran parte degli elettori del PD è apparso un insulto (offensivo, appunto) arrivare a definire la legge una riforma di sinistra (anzi, la più di sinistra) mentre esultavano Sacconi, Alfano, Formigoni e Squinzi e centinaia di migliaia di lavoratori scendevano in piazza a far sentire la loro protesta.

10) Perché l'unica buona ragione per non votare contro è apparsa quella di non far cadere il governo perché “dopo non potrebbe che arrivarne uno peggiore”. Uno dei ritornelli preferiti di quella vecchia sinistra perdente e impotente che eravamo convinti di esserci lasciati alle spalle.

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