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Jobs Act. Dove vogliamo arrivare?


Jobs Act: raggiunto un accordo interno al PD, un nuovo testo in Commissione Lavoro della Camera.

Viene ormai a noia parlarne. Non cambia nulla di sostanziale.
Anzi, è singolare che, una volta recepito il contenuto del documento votato dalla direzione PD, proprio chi aveva mosso obiezioni, non votando o votando contro, ora accetti di far passare la scure sugli emendamenti che puntano a far valere quelle obiezioni e a tradurle in proposte concrete.
Perché la sostanza dell'accordo è tutta qui. Quelle modifiche (volute dalla maggioranza PD) esauriscono ogni possibilità di cambiamento della sostanza della legge. La minoranza PD (e il Parlamento tutto) si troverà di fronte un altro voto di fiducia e cadranno tutti gli emendamenti.
Poi lo si può presentare come un segnale di apertura, perché la fiducia sarà posta su un testo un po' diverso da quello uscito dal Senato. Ma il tema non era quello di cambiare per cambiare, quanto piuttosto il come, per andare in quale verso!

Le promesse, quelle del programma con cui il PD si è presentato alle elezioni ma anche quelle con cui Matteo Renzi si è presentato agli iscritti dopo le elezioni, nella lettera di gennaio, tradite erano e tradite restano.
Niente abrogazione dei contratti atipici e precari, il contratto unico si aggiungerà così come si è aggiunto il tempo determinato di Poletti e Sacconi; niente sussidio universale per tutti quelli che cercano lavoro; niente diritti per il lavoro autonomo (né di seconda generazione né d'antàn). Mentre nessuno dei singoli piani industriali con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro” (di cui a quella stessa lettera) ha mai visto la luce in nessun altro provvedimento. Caso mai, i posti si perdono (vedi AST).
Si continua sulla strada tracciata negli ultimi quindici anni dal centro-destra, aggiungendo un ulteriore sfregio sull'articolo 18 che quei governi non erano riusciti a toccare raccontando che “così gli imprenditori non avranno più alibi per non assumere”. Se non vendono, se il mercato non tira, si tratta solo di alibi.

Eppure, nella ripetitività quasi ossessiva si infila qualche sorpresa capace di suscitare una nuova indignazione. Non l'accordo, che non contiene niente di nuovo. Mi riferisco a un'altra notiziola, che sembra passare inosservata.
Il governo ci dice che il giorno dopo la legge saranno varati i decreti attuativi. Sono già pronti.
Qualcuno fa perfino festa: altro che ritmo lento alla Letta, promesse non mantenute, abissi tra il dire e il fare. Detto fatto, stavolta, altro che!
Ma forse non si è riflettuto bene (se non si tratta di una spacconata ma di cosa vera, come purtroppo sembra probabile).
Il Parlamento secondo Costituzione (finché non sarà rottamata) dovrebbe ricorrere a una delega per dare modo al governo di regolare nel dettaglio una materia complessa su cui si limita a fornire indirizzi, per quanto possibile dettagliati.
In questo caso invece la delega è il governo che se la fa dare. Con indirizzi quanto mai vaghi. E (al Senato, ora vedremo per la Camera) ci mette pure la fiducia.
Fin qui il già visto. Ma ora scopriamo che se la fa dare su provvedimenti che ha già nel cassetto e che ha preferito, nonostante ciò, non sottoporre al Parlamento. Per guadagnare tempo? Certo che no, una delega ritarda, non accelera. Per sottrarre la materia al dibattito parlamentare. Una materia chiave, una riforma economico-sociale a cui si intende dare la massima importanza.
Ecco, credo che si sia andati molto avanti. Anzi. Troppo avanti.
Al premier “lo dico da amico”, direbbe Crozza-Razzi: ti sei fatto un Parlamento tutto tuo e ora “pò – pò - pò” incassi tutto quello che vuoi. Dove vogliamo arrivare?

Ma forse è meglio se gli facciamo una domanda più facile.


Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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