Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Novembre, 2014

Partita chiusa?

La Commissione Lavoro della Camera conclude l'esame del Jobs Act con un emendamento “unitario” sull'articolo 18. Capisco che gioisca la Di Girolamo e che Sacconi dica che finalmente ce l'ha fatta. Nel 2002 ci aveva provato senza riuscirci e nel 2012 ne aveva dette di tutti i colori su Monti e la Fornero perché non erano andati fino in fondo (!). Del resto, a Ferragosto l'NCD (forte del suo 3,..% stabile nei sondaggi) si era intestato questa bandiera. Per chi non lo ricordasse, 3 obiettivi per cambiare l'Italia: pagare i debiti della PA (invece del classico “mi faccia causa”), sferzata anti-burocratica (l'obiettivo più proclamato e meno praticato degli ultimi 40 anni) e, la vera ciccia nella fuffa, abolizione dell'articolo 18. Bingo! Quello che Sacconi non fece con Berlusconi ora lo fa con Alfano.
Ma per chi ha passato una vita nel sindacato, per chi sa che cosa ci sia in quell'obiettivo, come sostanza e come segnale, che c'è da festeggiare? Ci s…

Tra il "rispetto" e il "menefrego"

“Lo rispetto, ma non sono più i tempi in cui uno sciopero metteva in crisi un governo”, dice il segretario premier, da Brisbane, Australia. Per dare il senso di una svolta. Non è la prima volta che ci stupisce con questo genere di affermazioni. Perché le svolte sono un po' la cifra di questo governo, quando si tratta di lavoro, e di sindacato. Tempo determinato, apprendistato (nel decreto Poletti), articolo 18 (annunciato, nel Jobsact). Hai voglia a dire che sono cose che vanno avanti dal 2001, non abbiamo capito niente, continua a spiegarci che così “si cambia verso”.
Ora se ne esce anche con l'idea che la CGIL fa uno sciopero generale per farlo cadere (la Camusso fa il gioco di Draghi o di Visco?). 

Jobs Act. Dove vogliamo arrivare?

Jobs Act: raggiunto un accordo interno al PD, un nuovo testo in Commissione Lavoro della Camera.
Viene ormai a noia parlarne. Non cambia nulla di sostanziale.
Anzi, è singolare che, una volta recepito il contenuto del documento votato dalla direzione PD, proprio chi aveva mosso obiezioni, non votando o votando contro, ora accetti di far passare la scure sugli emendamenti che puntano a far valere quelle obiezioni e a tradurle in proposte concrete.
Perché la sostanza dell'accordo è tutta qui. Quelle modifiche (volute dalla maggioranza PD) esauriscono ogni possibilità di cambiamento della sostanza della legge. La minoranza PD (e il Parlamento tutto) si troverà di fronte un altro voto di fiducia e cadranno tutti gli emendamenti.
Poi lo si può presentare come un segnale di apertura, perché la fiducia sarà posta su un testo un po' diverso da quello uscito dal Senato. Ma il tema non era quello di cambiare per cambiare, quanto piuttosto il come, per andare in quale verso!
Le promes…

Legge di stabilità e riforma del lavoro. Ancora trucchi e inganni

Una riforma che porterà un aumento dell'occupazione, in particolare giovanile, da cui deriverà una ripresa dei consumi e quindi del PIL. Così il governo italiano ha presentato a Bruxelles gli interventi sul lavoro, fatti (decreto Poletti) o in programma (Jobs Act). Secondo il documento trasmesso alla UE, si avranno questi effetti perché si restituirà centralità al contratto a tempo indeterminato eliminando, con un opera di semplificazione, gran parte dei contratti precari e concedendo benefici economici a chi assumerà in pianta stabile. Come abbiamo vistoin un postprecedente, queste affermazioni sono smentite dai fatti e dagli atti. Il decreto Poletti ha reso più facile un contratto precario come quello a termine. Il Jobs Act annuncia, in termini generici, una semplificazione: in concreto, però, prevede in modo circostanziato che l'uso dei voucher (lavoro “occasionale” pagato mediante buoni acquistabili in tabaccheria, finora previsto per l'agricoltura) sia esteso alle im…