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La fiducia sul Jobsact. I perché di uno strappo


La decisione è presa, sulla delega lavoro (o Jobs Act) al Senato il governo pone la fiducia.

In molti si stanno domandando (e Civati è arrivato a domandarlo anche a Napolitano) perché dobbiamo arrivare a partorire un mostro e umiliare la democrazia, imponendo la fiducia su una legge delega, che è a sua volta una richiesta di fiducia, scritta per di più in modo vago così da lasciare mano libera al governo (si chiama delega in bianco).
Ma la risposta di Renzi non arriva. Così restano senza risposta molte altre domande sui perché di questa scelta. Vogliamo provare a metterle in fila, che forse ci aiutano a capire quei perché?

Era davvero così difficile resistere all'imposizione del Nuovo Centro Destra, che non accetta che siano inserite nel testo quelle minime precisazioni (ancora piuttosto “interpretabili”) chieste dalla direzione del PD, tanto da arrivare a chiedere la fiducia su una legge delega vaga come mai prima?
Perché si lascia che il Presidente del PD medesimo possa affermare che non è un problema visto che i decreti attuativi li faranno Renzi e Poletti, liquidando con una battuta un pezzo di cultura politica a cui sembrava tenessimo molto, il parlamentarismo? E crediamo davvero che quelli del NCD siano degli inguaribili masochisti (e noi dei furbi di tre cotte)?
Perché raccontarci che bisogna fare in fretta per presentarci con un atto concreto al vertice sul lavoro di Milano, come se una doppia fiducia su una delega in bianco, in prima lettura, avendo impedito di votare su tutti gli emendamenti presentati, fosse un atto concreto e non un'ammissione di incapacità?

Perché dobbiamo dare a vedere, proprio ai grandi d'Europa, che li consideriamo dei creduloni, che non saranno capaci di rendersi conto che il prosieguo sarà lungo e complicato e che per il primo atto davvero concreto, i decreti attuativi, calendario e scadenze della delega alla mano, dovremo aspettare tra fine 2015 e prima metà 2016?
E come si giustifica l'aver dichiarato che i decreti attuativi erano (in gran parte!) già pronti quando, se fosse stato vero, avremmo potuto affrontare il merito (non un decreto-ricatto ma una legge con corsia preferenziale) senza affidarci a una legge delega che sembra ispirata piuttosto al “chi vivrà vedrà”?

Insomma (domanda riassuntiva) per una buona volta non avremmo potuto presentarci, ai grandi d'Europa, ai nostri elettori (soprattutto) e perfino al gruppo dirigente PD, preso sul serio e non come una scolaresca a cui imporre la disciplina, davvero con le carte in regola? Cioè come politici consapevoli, responsabili e affidabili, che non tentano l'ennesimo gioco delle tre carte, a cui ormai da tanti anni ci siamo dovuti abituare?
Perché una strada alternativa c'era. Misurarci su scelte chiare e definirle in norme chiare. Condivise dalla maggioranza dei rappresentanti del popolo.
Se questa condizione, affermata con baldanza, è data. Perché se non lo fosse, non si dovrebbe fare altro che cercare una maggioranza in grado di accordarsi su dove dirigerci.

Una maggioranza con il PD al centro, in quel caso. Non un centro con il PD in maggioranza.



Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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