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Come si cambiano le carte in tavola. Il Jobsact approvato a Roma e quello spiegato alla UE

Per non accantonare il tema della delega-lavoro, mentre l'attenzione si sposta necessariamente sulla legge di stabilità, possiamo compiere un esercizio istruttivo per collegare i due temi. Istruttivo e per certi versi sorprendente. Si potrebbe addirittura considerarlo uno scoop.
Si tratta delle previsioni che il governo italiano ha presentato a Bruxelles quanto all'impatto delle riforme strutturali.
Lo ricordiamo tutti. Riforma del lavoro a tappe forzate. La fiducia, per finire in tempo per il vertice UE sul lavoro. E per presentare una legge di stabilità in cui far valere l'importanza delle riforme strutturali ai fini della crescita economica. Per poter così ottenere la flessibilità richiesta sui conti.

Ecco dunque che la sera del 15 ottobre il Governo italiano trasmette a Bruxelles il documento che illustra la legge di stabilità e le prospettive dei conti pubblici, evidenziando l'effetto atteso delle riforme strutturali. Si trova sul sito della Commissione,
E' un documento che della legge di stabilità dice poco o niente (provate a cercare abolizione dell'IRAP, o taglio della spesa regionale, troverete solo accenni generici: alleggerire il peso delle imposte sul lavoro, rivedere la spesa pubblica...). Contiene però alla fine un capitolo dedicato al peso delle riforme strutturali. Per spiegare che quelle che il governo farà nei prossimi tre anni spingeranno in su il PIL di un 2% in più (al 2020) rispetto a quanto avverrebbe se quelle riforme non si facessero. L'analisi riguarda PA, concorrenza, giustizia e lavoro.

Andiamo a vedere dunque l'impatto del Jobs Act: il documento italiano cambia di ora in ora (tranquilli, il link resta lo stesso) ma la sorpresa è sempre lì.
Sì, perché la riforma del lavoro fa la sua parte non meno delle altre (mezzo punto percentuale in più): ma se pensate che ciò possa dipendere dall'abrogazione dell'articolo 18, o dall'estensione dei voucher, o dal demansionamento e dai controlli a distanza, nossignore, sbagliate di grosso.
Secondo il governo italiano l'effetto strutturale positivo della riforma del lavoro sarà dovuto ... al contratto unico (citati esplicitamente Boeri e Garibaldi) e all'eliminazione dei contratti precari.
E se ricordate un dibattito centrato su altri temi, una legge diversa, che su questi punti va in direzione opposta (il contratto di ingresso è aggiuntivo, la semplificazione non tocca il decreto Poletti, ecc. ecc.) potreste rischiare di cadere in confusione. A meno che in confusione non si stia cercando di far cadere la Commissione UE. Perché a loro la si spiega proprio così: contratto unico e abrogazione dei contratti precari produrranno uno spostamento dal lavoro atipico a quello a tempo indeterminato di 4 punti percentuali in 10 anni e la conseguenza sarà … un aumento di produttività e una crescita dei consumi.
riforma-del-lavoro
Alcuni emendamenti, presentati in Senato sulla scorta del documento pubblicato sul sitodell'Associazione “E' Possibile”, davano con esattezza queste indicazioni. Non sono stati neppure discussi perché il voto di fiducia li ha fatti cadere come tutti gli altri. Viene il dubbio: il Governo che ha chiesto la fiducia è lo stesso che firma i documenti ufficiali per la Commissione Europea?





PS
Se proprio volete toccare con mano e non vi va di leggere il testo originale (è in in inglese), ecco la traduzione:
Metodologia di stima per lo scenario. Le misure in questo settore [lavoro] sono state simulate dal modello [europeo] IGEM. Le disposizioni in esame sono quelle contenute nel disegno di legge delega sul mercato del lavoro (DDL 1428), in particolare l'eliminazione dei contratti di lavoro atipici. In particolare, si ipotizza uno spostamento dal lavoro atipici a quello a tempo indeterminato di 4 punti percentuali in dieci anni. Le ipotesi adottate nella simulazione sono coerenti con quelli da Boeri e Garibaldi (2007). Secondo i loro risultati, si presume che uno spostamento della domanda di lavoro verso forme contrattuali più stabili porti ad un aumento medio della produttività.
Stima dei risultati. Quest'area di riforme fa aumentare il pil al 2020 di 0,4% nello scenario corrente e di 0,9% se si fanno le riforme. Il modello mostra una graduale crescita dei consumi dovuta all'aumento della quota di lavoratori stabili nell'economia, come risultato del miglioramento delle loro prospettive di reddito.
[Appendice metodologica. L'impatto delle riforme strutturali in Italia]

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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