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Cambiare verso? MADDECHE'!


Ci aspettavamo tutti che si cambiasse verso.
Che si facessero le riforme che permetteranno all'Italia di ripartire.
Come sta andando?

Primo capitolo, dove trovare le risorse. Si diceva:
  1. non aumentare la pressione fiscale, modificarne il peso
  2. spostare il prelievo dalle persone alle cose e ai patrimoni
  3. stroncare l'evasione fiscale
  4. stringere d'assedio i paradisi fiscali per il rientro dei capitali
  5. abbattere i costi della politica e della burocrazia

Vediamo:
  1. Sono arrivati gli 80 euro (non c'entra con il fisco, è un bonus, ma almeno …). La pressione però aumenta. Non sono state modificate le aliquote né in alto (a parte i pensionati) né in basso, “incapienti” a bocca asciutta
  2. E' aumentata l'IVA sui consumi (decisioni pre-Renzi) ritocchi marginali delle aliquote (beni di largo consumo e beni di lusso ancora nello stesso scaglione). Patrimoniale tabù, nemmeno l'anagrafe dei patrimoni è all'odg
  3. Nominata una nuova direttrice all'Agenzia delle Entrate. E' qualcosa, ma nessun sintomo di panico rilevato tra gli evasori. Obbligo di bancomat per piccoli commercianti/professionisti, nessuna conseguenza in assenza di sanzioni. Per il resto …
  4. Va avanti (sin dal Berlusconi IV) la trattativa con la Svizzera. Monaco, S. Marino, Jersey, Lussemburgo (patria del neo-Presidente CE), Andorra, Liechtenstein sono entro il territorio UE. Chiediamo flessibilità sul Fiscal Compact ma guai a parlare di Fiscal Armonization.
  5. Bocciata riduzione parlamentari, non si parla di riduzione delle indennità. La chiusura delle partecipate in disavanzo (poltronifici) è prevista dalla spending review ma si attende decisione politica …
Siamo all'incirca a zero, quindi è difficile fare i conti sulle ipotesi. A regime questo insieme di misure può valere dai 30 ai 50 miliardi di € annui, dipende dalla loro efficacia e incisività; la velocità per arrivare a regime può variare di molto. Intanto si dovrebbe cominciare.
Invece si parla di eliminare una lunga serie di detrazioni e deduzioni di imposte, bloccare stipendi pubblici, tassare le pensioni (non al di sotto dei 2000-3000 euro lordi, si intende), ridurre trasferimenti agli enti territoriali, cartolarizzare qualche asset (in genere fuori mercato), dilazionare spese e, per finire, prevedere qualche altra entrata in modo “creativo”. Deja vu?

Secondo capitolo, misure a favore dei cittadini e delle imprese. Si diceva:
  1. Politica industriale, per promuovere i settori di punta: ad alto contenuto di innovazione, ad alto moltiplicatore di output, non replicabili (l'Italia ne ha in grande quantità nel suo “storico” e nel suo potenziale), sostenibili
  2. Investimento in saperi e conoscenza, dalla scuola all'università, fin nelle imprese (vedi 1)
  3. Civilizzazione dei rapporti di lavoro (la Costituzione rientra in fabbrica), equo compenso e rappresentanza per legge, contratto unico, impegno formativo nelle imprese
  4. Reddito minimo universale (condizionato: ricerca di occupazione, reinserimento sociale)
  5. Legalità e stato di diritto, trasparenza nei pubblici uffici, lotta a corruzione e concussione, rimozione degli ostacoli alla concorrenza e contrasto delle distorsioni del mercato.
L'elenco è incompleto. Ma più che sufficiente per una valutazione di assieme. Vediamo:
  1. Il MISE assomiglia a un'agenzia di Pompe Funebri
  2. Unico investimento sulla scuola, l'incremento degli insegnanti di religione (cattolica)
  3. Portato a tre anni il limite per contratti temporanei senza causale, tentata abolizione della formazione nell'apprendistato (scongiurata, ma il messaggio è stato recepito da chi doveva), si discute se abolire l'articolo 18 o consentire altri tre anni di licenziabilità dopo l'assunzione
  4. Le risorse sono tutte assorbite dai prepensionamenti, voluti dalle imprese ma spacciati per “correzione” degli effetti della Fornero sugli “esodati” (che, esaurito lo stock iniziale, sono da intendere come passivo del verbo “esodare”, ossia licenziare, o rottamare, compiuti i 55 anni)
  5. Nominata la squadra che affiancherà il giudice Cantone. Ampia consultazione popolare per valutare se ripristinare, nel quadro della riforma della giustizia che prossimamente inizierà l'iter parlamentare, il reato di falso in bilancio e se riformare la recente riforma della concussione.
Siamo a zero, dunque. Spaccato, in questo caso, non all'incirca.
Il Presidente del Consiglio fa bene a commentare “maddeché!”.
Resta solo il dubbio se questo insieme di rimasugli - della politica che va avanti dal 2008 - lo sbarazzerà dal tavolo già prima del 30 agosto, così da presentare all'UE il nuovo “verso” della politica italiana (con buona pace di destra vecchia e nuova, protocentristi e tardocentristi, nonché poltronisti quattrostagioni) o se avrà bisogno di tempo fino al 20 settembre, quando aggiornerà il DEF e rivelerà al mondo, presentando la legge di stabilità, quale sia il verso giusto, quello in cui andrà finalmente il suo governo. Fino al 2018, ça và sans dire.
Attendiamo con trepidazione. Nel frattempo, in coro, diciamo anche noi #maddeché!

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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