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Il Renzisiko che riempie la nostra estate

Decifrare le mosse di Renzi nel prossimo futuro sembra appassionare più di qualunque altro tema i commentatori politici in questa estate.

Non che manchino i temi su cui appassionarsi (e impegnarsi). Ma l'Europa (UE) assiste distratta e chiusa in se stessa a guerre sanguinose ai suoi confini (l'osservazione si aggiunge a quelle del post precedente, di ritorno da una visita nei paesi fondatori). E l'Italia, ancor più chiusa in se stessa, guarda fuori dai suoi confini solo per scrutare intenzioni e inclinazioni del gigante tedesco. Per il resto l'opinione pubblica segue senza grandi passioni il certame cavalleresco sulle riforme costituzionali, istigata tuttavia dagli organi di informazione a farne il centro di ogni problema (o, se si preferisce, la madre di tutte le battaglie). Da quella sfida non deriverà nessuna conseguenza tangibile sulla situazione economica né alcun sollievo al crescente disagio sociale, ma son tutti convinti che il destino di questo governo e di questa legislatura siano appesi all'esito che avrà.
Aggiungiamoci dunque alle speculazioni e ai vaticini dell'estate e proviamo a declinare gli scenari plausibili. Da prendere sul serio solo fino a un certo punto, un esercizio per passare il tempo.

Ne prospetterei tre.
Il primo, che sembra il più accreditato come probabile, è il ricorso alle urne. Solo contro tutti, per ciò stesso salutato da un consenso crescente (così lo dipinge Ilvo Diamanti), Renzi sfrutterebbe l'onda di sostegno popolare per incassare, al primo incidente provocato da altri (perché non ricada su di lui la punizione elettorale destinata in genere a chi porta il paese alle urne anzitempo), una vittoria amplissima, anche sopra il 40%, tale da non far temere un “Consultellum” proporzionale. Le preferenze sarebbero l'unica insidia ma l'impatto potrebbe essere ridotto al minimo: si consideri che non si terrebbero le primarie per il premier (nessuno oserebbe chiederle, a un anno di distanza) e i tempi per un vaglio popolare dei candidati potrebbero essere insufficienti.
Ma poi? Le prospettive successive dovrebbero preoccupare, innanzi tutto Renzi (che infatti a giorni alterni mostra di aborrire questa soluzione). Chi guarda al futuro con sguardo più lucido (e senza cortigianeria) sconsiglia vivamente questa soluzione. Le controindicazioni sono poderose: nessuno pensa ragionevolmente che basti un nuovo Parlamento perché Renzi riesca a costruire le soluzioni che oggi, con ogni evidenza, è ancora lontano dal trovare. E a quel punto il segnale di fine corsa sarebbe inevitabile, senza appello, avendo bruciato ogni vascello alle spalle.
Chi vuole il bene di Renzi (e, se mi è consentito, del Paese) non dovrebbe augurarsi nulla di simile.
Tuttavia mi sentirei di associarmi a chi considera questo scenario come il più probabile. Il motivo si riassume nel noto apologo della rana e dello scorpione. La natura è quella, pre-romantica (per chi preferisce il tedesco, sturm-und-drang) o leopardiana, da gesto eroico (“L'armi, qua l'armi: io solo / Combatterò, procomberò sol io”), schema classico ancor oggi di grande successo nazionalpopolare.

Il secondo è quello che lo vede andare avanti così, il più a lungo possibile. Sfruttando fino all'esaurimento le capacità comunicative: promettendo di fare e poi promettendo di fare qualcos'altro; non facendo, ma per colpa di altri. Così, tra illusionismi e contorsionismi. “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”: d'accordo, ma scoprire in Renzi l'ultimo, e il più abile, epigono di Andreotti deluderebbe molti dei suoi fan, e la parabola discendente sarebbe inevitabile. Certo, in questa maggioranza il profumo di doroteismo e le ascendenze andreottiane sono ampiamente diffuse, ma non riesco a immaginare Matteo Renzi protagonista di un simile genere di revival. Passi Fonzie, gli anni Settanta-Ottanta degli Happy Days non quelli del pentapartito e del CAF (per i più giovani, Craxi-Andreotti-Forlani, direttorio della politica italiana per un decennio)!
E' uno scenario che, rispetto al primo, porterebbe a immaginare un dopo-Renzi alquanto anticipato. Neanche questo dovrebbe essere gradito a chi vuole bene a Renzi né a chi vuole vedere questo Paese cominciare a risalire la china. Ma c'è chi ci lavora, e sono in tanti. Alcuni sono anche forti. Ma all'Italia non hanno mai fatto del bene.

Il terzo scenario è molto diverso. Soprattutto perché, ai miei occhi, non sarebbe uno scenario di sconfitta come i due precedenti.
Ha solo un difetto. E' alquanto irrealistico. Ma perché non descriverlo? Lo si può fare con poche parole: vede Renzi calarsi finalmente nel mondo reale (della politica, si intende). Senza rinunciare alla comunicazione incisiva, brillante. Facendone però, anziché uno strumento di promozione personale e di rapporto diretto tra sé e i cittadini, uno strumento di interazione, condivisione e partecipazione dei cittadini al processo politico.
Troppo astruso per un Renzi che punta all'immediatezza come arma vincente? Per uno come lui, convinto che il problema principale dell'Italia sia il calo della fiducia in se stessa e lo smarrimento davanti a una politica inconcludente, il prezzo della partecipazione appare troppo alto.
Ma è davvero la velocità il problema che angoscia gli italiani? In tanti (sempre meno ma sempre tanti) hanno continuato ostinatamente a credere che prima o poi Berlusconi avrebbe fatto qualcosa di buono. E quando lo spettacolo, oltre che estenuante, è diventato indecente hanno sopportato altri tre governi, che dovevano rimettere le cose a posto e non hanno risolto nessuno dei problemi (l'unico risolto o meglio accantonato, lo spread, si deve a Mario Draghi) creandone piuttosto di drammatici, come con la riforma delle pensioni più draconiana, più ingiusta e più ottusa del mondo.
Gli italiani hanno salutato con favore, e premiato elettoralmente, la scelta degli 80 euro in busta paga. Chiedevano poco, per andare avanti: correggere la stortura per cui sono stati esclusi dal beneficio i redditi più bassi e avere la sicurezza che la copertura non sarebbe stata trovata prelevando quei soldi (magari con gli interessi) dalle loro stesse tasche: dopo l'esperienza amara dell'abolizione dell'ICI e poi dell'IMU hanno imparato a non fidarsi.
Di tutto questo non si parla e si annuncia, causa crescita zero e deficit fuori controllo, una manovra correttiva tre quattro volte più pesante del bonus.
Dunque non sarebbe né un'astruseria né una scelta lontana dal sentire degli italiani. Per una volta, anziché stupire con effetti speciali, si dovrebbe venire incontro, banalmente, proprio a ciò che si aspettano. E anziché farli sentire guidati con polso fermo (“cumannati”, che non è detto sia diverso che “futtuti”) li si dovrebbe far sentire importanti, ascoltati, coinvolti.
Non avverrà. Significherebbe ricostruire un nuovo partito, democratico non solo nel nome e quindi fondato su cose complicate (e persino fastidiose) come la mobilitazione cognitiva, la partecipazione, il bilanciamento dei poteri, la trasparenza. Piuttosto, si può invitare il gentile pubblico a spedire mail, come per la riforma PA: magari ne arriva una valanga (peccato contengano quasi tutte il messaggio elementare “dacci il contratto”). Oppure si possono promuovere alti consessi di “espertoni” (da non confondere con i “professoroni”), come per la riforma del Senato: magari vengono in tanti e se, con poco garbo per chi ha fatto l'onore di invitarli, sollevano problemi e sollecitano approfondimenti, li si ringrazia della partecipazione e del contributo e si passa avanti.


No, non è per nulla plausibile che avvenga. Almeno, non all'interno del Risiko cui si sta assistendo ora. Il Renzisiko.  

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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