Passa ai contenuti principali

Domande senza risposta


L'intervista di Alfano a Repubblica sul futuro del governo non ha lasciato traccia. Non capisco bene il perché.
Capisco che i tre punti che annuncia di voler mettere al centro del “programma dei mille giorni” non meritino grande attenzione.
Lo “shock anti-burocratico” e il taglio drastico delle tasse sono slogan banali che Renzi ha già felicemente inglobato nei suoi jingle (“cantilene”, per chi non ama il renzinglish). Il terzo proclama, l'abolizione dell'articolo 18, se non suscita indignazione, né nausea, merita, guardando ai risultati di dodici anni di guerra di religione scatenata dal fanatismo ideologico del centro-destra, soltanto un'alzata di spalle: peggio di così...
Eppure la sua intervista fa emergere due problemi che invece sono tutt'altro che banali e meriterebbero qualche attenzione a sinistra.
Primo problema: appone un marchio di fabbrica sui prodotti del governo Renzi. Il decreto sul lavoro è roba nostra (cioè NCD): in effetti il copyright Poletti lo ha soffiato al legittimo detentore, Maurizio Sacconi. La legge delega sul lavoro prosegue la nostra opera (testo alla mano è difficile dargli torto). La riforma della giustizia che Orlando sta preparando è quella che avevo presentato, non ai tempi di Monti o di Letta ma ai tempi del governo Berlusconi-ter, quando ero Guardasigilli (Ministro della Giustizia).
Magari non è vero, ma andrebbe dimostrato, i fatti danno adito a molti dubbi.
Secondo problema. Delinea, tra atti passati (decreto lavoro), in itinere (legge delega sul Jobsact), e di là da venire (abrogazione articolo 18) un programma sul lavoro.
Che ha fatto fallimento. Che andando avanti non farà che peggiorare la già drammatica situazione del nostro paese (comprime la domanda interna, deprime la produttività, esalta le disuguaglianze, demolisce la coesione sociale). Tragicamente sbagliata, dunque: ma pur sempre una linea politica in materia di lavoro. Ebbene, la domanda legittima sarebbe: qual'è l'altra linea nel governo? Alziamo pure le spalle e lasciamo cadere nel silenzio la provocazione (sicuri che si tratti di questo?) del vice-Renzi. Ma qualcuno ha capito quale diverso programma ha in mente di perseguire il segretario del partito che ha l'onere di rappresentare la sinistra politica del nostro paese mentre si trova a ricoprire la carica di capo del governo?
Non ho la risposta a questa domanda. Ho qualche elemento di conoscenza in materia di politiche del lavoro e ho alle spalle una certa esperienza in materia. Ma, per quanto abbia cercato una risposta a questa domanda, non ho la più pallida idea di quale possa essere.

Lo giuro. Considerando la cosa piuttosto preoccupante, chiedo aiuto.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

Post popolari in questo blog

4 dicembre 2016. Fine di una storia

Il 4 dicembre, indipendentemente da quale sarà il risultato del referendum, si chiude una storia. Quella del Partito Democratico. Non ha compiuto dieci anni. Nei primi sei anni di vita ha cambiato cinque segretari generali. Il quinto segretario ha cambiato il partito, dopo essere stato eletto con il 67% di voti nelle primarie aperte. Nel giro di qualche mese ha conquistato un consenso superiore all'85% della base e si è insediato a Palazzo Chigi. Ma solo con il referendum costituzionale il cambiamento del partito ha avuto il suo suggello formale. Anche se il nome resterà ancora per qualche tempo.
L'operazione trasformistica che si è compiuta ha del clamoroso. La capacità di Matteo Renzi di camuffare e travisare è stata notevole, ma quella che si può davvero definire clamorosa è stata la mutazione genetica avvenuta nel corpo del partito. Non lo sto a argomentare: parlano in modo univoco e incontrovertibile i documenti su cui lavoreranno gli storici. Toccherà a loro ricostruire…

Uscire da un dibattito politico desolante

Il dibattito provocato da Renzi con le anticipazioni del suo libro è di un livello penoso. Al peggio non c’è mai fine. La cultura politica del partito nato con la pretesa di diventare il riferimento di tutta la sinistra (questo il senso della “vocazione maggioritaria”) si è degradata oltre l’immaginabile. L’operazione studiata attraverso il libro è meschina. Non solo per l’astuzia (malcelata) di provare a prendere due piccioni con una fava (sfondare a destra e insieme ricattare gli aspiranti alleati sul lato sinistro) ma per l’obiettivo in sé: ancora un attimo di notorietà per spostare in avanti l’epilogo, che sente inesorabile. E dalle anticipazioni si capisce che l’operazione di plagio degli argomenti della destra è anche un gesto di sfregio per valori e storia della sinistra. Buon per lui. Della responsabilità che porta, di rappresentare ancora uno dei due maggiori partiti, neanche una pallida reminiscenza. Dimostra solo di sentirsi padrone di un gruppo dirigente concentrato ossessi…

L'Europa offende, l'Italia rimuove

Ora che si è placata l'ondata di indignazione per le offese cocenti dell'ineffabile Jeroen Dijsselbloem si può tornare sull'argomento con altro spirito e cercare di trarne qualche insegnamento. Che potrebbe essere prezioso, per orecchie appena un po' attente e per animi sgombri da pregiudizi e faziosità.

Chi è Jeroen Dijsselbloem Mettiamo subito da parte il personaggio che ci fornisce lo spunto. Il distinto politico olandese si trova ora a presiedere l'Eurogruppo come classica “persona giusta al posto giusto”: un laburista (senza offesa per i laburisti) messo a guardia dell'ortodossia liberista avendo dato prova di assoluta affidabilità (in quel senso) quando ha affiancato il premier liberaldemocratico Rutte come Ministro dell'Economia in un governo di coalizione. Nel suo Paese la coppia era considerata praticamente indistinguibile, due giovani cinquantenni con una formazione universitaria parallela, le stesse convinzioni in materia di economia: solo, più dec…