Passa ai contenuti principali

UN VOTO NORMALE?

Senza guastare la festa a nessuno. Passata la sbornia sarebbe però il caso di fare due conti, una stropicciata agli occhi e ragionare.
Grillo è intenzionato a portare le sue 5 stelle in dote al nazional-fascistello britannico. Pagherà con scossoni e espulsioni, ma quello era l'indirizzo, non visibile nel loro simbolo ma deciso dall'inizio.
Berlusconi scioglie gli ormeggi e naviga verso la Lega, che è già in compagnia di Fratelli d'Italia nel gruppo del Front National. Sarà l'occasione per il PPE di liberarsi della sua scomoda compagnia. Intanto FI ridefinisce così la sua identità. Quella originaria, finalmente dispiegata, o il frutto di una degenerazione (estremismo malattia senile del berlusconismo) ce lo spiegheranno gli storici.
Sta di fatto che la somma delle quattro formazioni politiche che, si scopre ora ma si sospettava anche prima, sono collocabili nell'area nazionalista anti-Europa arriva al 47,8% dei votanti.

Siamo il Paese che, con la Germania, ha resistito meglio all'ondata nazionalista anti-europea?
Possiamo affidarci, per poterlo credere, alla sola speranza di un rapido declino dei nostri due comici-politici? Alla ribellione degli onesti pentastellati per questa deriva imprevista del loro leader? Alla immancabile sequela di svolte e controsvolte che l'ex Cav ci riserverà, o alle sdegnate reazioni della componente moderata?

E poi. Come ha votato l'altro 52%, quello “normale”?
Intendo dire: quello che crede nei sani principi della democrazia moderna; quello che teme che l'Europa possa di nuovo sprofondare nel buio. O, più semplicemente, quello che ha qualcosa da perdere.
Ha votato “normalmente”?
Per l'80% ha dato il suo voto a un solo partito, dividendo equamente il restante tra una lista di destra (con minuscola appendice centrista) e una di sinistra.

Sono iscritto a quel partito il partito pigliatutto, il PD. Dunque, non posso e non devo lagnarmi. Neanche preoccuparmi?
Non sto discutendo Renzi. Non critico la scelta di impostare la campagna sul derby rabbia-speranza.
Apprezzo i toni preoccupati e le dichiarazioni che non sminuiscono il peso delle sfide.
Ma il quadro che ci offre il nostro Paese non è un quadro normale, non può far stare tranquilli.
Né possiamo pensare che sia cambiato il Paese all'improvviso, solo perché ha scelto in modo inaspettato rispetto all'offerta politica. Quello che non andava il 24 maggio continua a non andare ora e ci vorrà tempo, e buona politica, perché cambi.
Temo quindi i sospiri di sollievo, il pericolo scampato e l'”adesso spacchiamo tutto”. Temo il semplicismo, il centrismo come suprema sintesi politica, la repressione del conflitto anziché la sua soluzione. Vedo, nel “né di sinistra né di destra”, nell'ossessione della riduzione “ad unum”, lo specchio di una politica fine a se stessa che ha perso di vista la molteplicità delle domande a cui rispondere.
Dunque, mi preoccupo. E chiedo al gruppo dirigente del mio partito di sentire questo peso. Non il peso del potere (anzi, vorrei che questo ritornello stucchevole finisse una buona volta) ma il peso della responsabilità.

E chiedo che quando si parla di democrazia non si dica che “ha vinto” (???) ma che deve essere la nostra bussola, soprattutto quando il tempo volge a tempesta. O non si sa di che si parla.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

Post popolari in questo blog

Uscire dal guazzabuglio, fare chiarezza

Avevo appena pubblicato un post pieno di dubbi e di sospetti sulle ombre che avvolgono le vicende politiche di questi giorni, quando il “governo del cambiamento”, che sembrava destinato a rientrare tra le stramberie della storia, è tornato in auge, redivivo. Il voto del popolo sovrano è tornato a contare, ma un’informazione chiara e veritiera sull’accaduto continua ad essere negata. Mentre il consenso informato, come insegnano i classici, è uno dei pilastri della democrazia. Nel post sostenevo che, nel velo di oscurità, un primo elemento di verità sulle forze in campo e i rispettivi obiettivi ce lo avrebbe fornito Salvini una volta che il nuovo governo si fosse presentato alle Camere. Perché sarebbe stato costretto a pronunciarsi sulla data delle elezioni (da cui derivava anche la possibilità teorica di cambiare legge elettorale) e sulla coalizione in cui si sarebbe schierato.

Dietro i colpi di scena, la politica resta nell'ombra
Il premier di quel momento, Cottarelli, non si è pre…

C’ È ANCORA UN FUTURO PER I PARTITI?

Il progetto di dare vita a un partito di sinistra alternativo ai tre poli e alle politiche liberiste, stando al risultato del 4 marzo, non ha convinto l’elettorato. Il calo sensibile del PD non ha prodotto un travaso di voti verso la sinistra, che ha invece seguito, fatte le debite proporzioni, la stessa sorte.
Riletta in questa luce, l’ipotesi su cui era partito il “percorso del Brancaccio” potrebbe sembrare avvalorata. L’appello agli esclusi, ai senza voce e ai senza rappresentanza, basato su una presa di distanza radicale dalle politiche che hanno ampliato le diseguaglianze e alimentato l’esclusione, può essere vista come l’unica strada da tentare per restituire a quel popolo la sinistra di cui avrebbe bisogno e alla sinistra politica il popolo che ha perduto. Sarebbe però un’ingenuità. Come lo sarebbe pensare di cavarsela attribuendo tutta la responsabilità dell’insuccesso all’autoreferenzialità o alla miopia dei gruppi dirigenti che hanno dato vita alle due operazioni uscite sconf…

Che (bruttissimo) tempo che fa

Se il PD fosse il partito che prometteva di essere alla fondazione, “non autosufficiente ma maggioritario, non la pura conclusione di un cammino ma una forza del cambiamento”[1] la Direzione che si riunisce, per la prima volta dal 4 marzo[2], per valutare la strada da intraprendere non avrebbe all’o.d.g. la decisione di aprire o meno il confronto con i Cinquestelle per formare il nuovo governo ma un tema di respiro decisamente più ampio. Se fosse quel partito, il suo gruppo dirigente sarebbe chiamato a dibattere sulla situazione sociale e politica del paese quale emerge del voto e, su queste basi, a formulare una proposta, come partito, per il futuro del paese. Da rivolgere agli elettori e alle forze politiche con cui deve misurarsi.

Ma quel partito non è mai nato. E il partito che è nato ha concluso la sua storia. Dopo anni convulsi, in cui ha cambiato cinque segretari in sei anni e tagliato le gambe, al momento della scelta del nuovo Presidente della Repubblica nel 2013, al suo candi…