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IL PIACERE DI SBAGLIARE

Sono tornato a sbagliare le previsioni elettorali e ne sono ben contento. Per una volta, ho sbagliato per eccesso di pessimismo.
Avendo messo nero su bianco, stavolta (al diavolo la prudenza!), le previsioni su questo blog, posso tornare sui miei passi e far tesoro dell'errore anche per capire meglio quello che è successo.


Ero partito da una previsione sui “5 Stelle” che andava controcorrente. Non sfonderanno, dicevo, prevedendo che i voti in arrivo dagli scontenti di centro-destra difficilmente avrebbero compensato quelli che, provenienti dal centro-sinistra, sarebbero tornati indietro rispetto all'anno scorso. Previsione azzeccata, forse potrei dire. 
Senonché attribuivo al Movimento 5S come minimo il 23,5%, con una forchetta che arrivava al 27,5%. Questo perché i segnali che mi giungevano dal Sud mi portavano a pensare che in quell'area avrebbero raccolto 4-5 punti in più, con un effetto attorno ai due punti su base nazionale. Non è andata così. Nella circoscrizione Meridionale il 24,08% è stato davvero deludente rispetto alle (loro) attese, perfino meno delle politiche, mentre il 27,35 della Circoscrizione Insulare, benché in crescita, è stato comunque troppo poco per avere effetto su scala nazionale.


Vediamo ora quelle che non ho sbagliato (giocando, sia chiaro, sulle “forchette”): Tsipras (il risultato è però nella parte bassa della forchetta che avevo ipotizzato), Forza Italia (che invece è arrivata nella parte alta), Lega e destra, appena un decimo di punto sopra il massimo previsto.

Fin qui, considerato che la sopravvalutazione di Grillo era comunque assai inferiore a quella che emergeva dai sondaggi (specialmente quelli “clandestini” delle ultime settimane), le previsioni tutto sommato ci stavano.


Al PD attribuivo però un massimo (32%) che si è rivelato inferiore di 10 punti al risultato effettivo.
Posso consolarmi pensando che stavolta le cose sono andate meglio del previsto (o del temuto). E che il mio errore non è costato niente a nessuno, a differenza degli errori (anche più gravi) compiuti da sondaggisti ben pagati. Ma credo sia interessante leggerlo insieme con l'errore commesso in parallelo: a chi avevo concesso quei dieci punti tolti al PD? Scontata la parte di cui ho già parlato, che riguarda i 5S, il resto è da attribuire alla scomparsa del centro che, insieme all'NCD, accreditavo di un possibile 11,5%. La somma delle due formazioni moderate si ferma invece al 5%. Non solo, ma la possibile ambiguità di quell'area, erede della tradizione moderata sempre in bilico tra destra e terzaforzismo (o centrismo che dir si voglia) si è sciolta rimanendo in vita soltanto la formazione dichiaratamente di destra (per quanto “nuova”).
Ecco, le elezioni che dovevano sancire la fine del modello bipolare lo hanno invece esaltato nel modo più chiaro, dalla nascita dell'Italia repubblicana. Un terzo polo c'è, ridimensionato, ma non sta tra destra e sinistra. Rivendica orgogliosamente, al contrario, una collocazione “né – né” che, resto convinto, lo condannerà inevitabilmente all'estinzione ovvero alla scelta di campo. O da una parte o dall'altra, ovvero ancora, da entrambe le parti, però scindendosi.
Il centro è stato infine cannibalizzato dalla sinistra, dunque. Ne conseguirà uno sbiadirsi dell'identità di sinistra? Un'ibridazione? Conosciamo gli esempi recenti di questo processo e sappiamo come una parte del PD lo abbia lucidamente perseguito. E' però un processo fisiologico, nei sistemi politici moderni. Sarebbe sciocco scandalizzarsi.
Quanti pensano – quorum ego – che il baricentro debba stare saldamente ancorato a un asse di sinistra, sui valori fondanti tipici della sinistra politica, si trovano dunque, ancora una volta, di fronte al bivio che ha segnato periodicamente le fasi evolutive della sinistra italiana. Come spostare l'asse? Separando (la sinistra con la sinistra, il centro con il centro, per costruire poi una alleanza) oppure facendo sì che nella mescolanza si modifichi la composizione?

La prima strada finora ha dato luogo solo a tragedie e fallimenti. Si può sempre sperare che la prossima sia la volta buona, anche se sembra corrispondere più che altro a un vizio infantile di negazione della realtà. 


L'alternativa poggia su due requisiti. Il primo, basilare, sta nella democrazia interna: apertura, partecipazione, contendibilità, rispetto delle regole. Il secondo, nell'aver filo da tessere e un buon telaio, nelle mani giuste.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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