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Ancora sulla revoca della scorta a Marco Biagi

Devo ritornare, con un'appendice al post pubblicato qui sotto, sulla revoca della scorta a Marco Biagi, dodici anni fa, poco prima che fosse ucciso.
La notizia era tornata di attualità, tra le pieghe delle nuove indagini su Scajola, ma sembrava anche che fosse destinata di nuovo a un rapido oblio. Invece non è finita lì. La riapertura delle indagini su quell'episodio ha innescato la reazione dei politici che Biagi aveva sollecitato perché intercedessero presso il Ministero degli Interni, intervenuti ora per far sapere di essersi attivati, a suo tempo, presso Scajola, dando seguito a quelle richieste di aiuto.
Non si tratta di una novità, il fatto era già emerso. La novità sarebbe semmai un'altra. Allora Scajola si difese, nella sua relazione al Parlamento in forma ufficiale e, se così si può dire, solenne, sostenendo che di quelle sollecitazioni non era stato personalmente informato. “Saranno arrivate a qualcun altro”, disse, anticipando la linea che sarebbe diventata il suo marchio distintivo: “lo hanno fatto a mia insaputa”. Ma oggi quella versione, secondo le indiscrezioni giornalistiche, viene smentita da un appunto, trovato tra le carte del suo segretario di allora, con cui veniva messo al corrente delle lettere pervenute dai vari Sacconi, Maroni, Parisi. Quelli che oggi tornano sul tema per discolparsi.

Oggi, come allora, ci si tiene però lontani dal punto chiave di tutta quella vicenda. Perché anche allora nessuno aveva preso per buona la versione di Scajola (un po' come sarebbe avvenuto qualche anno più tardi per la vicenda della casa al Colosseo). E fu proprio per questo motivo, per la pressione che i giornalisti continuavano a esercitare su di lui, che si lasciò andare a quello sfogo fuori sacco che gli sarebbe costato la poltrona, quel fatidico “Biagi era solo un rompicoglioni”, chiamando per di più Maroni a testimone. Come ho ricordato, Maroni ne chiese le dimissioni se non smentiva quella frase e Scajola, senza smentire ma dichiarandosi “costernato” per le parole incaute, si dimise. Cioè confermò.
Poiché stiamo parlando di quel momento della vita politica nazionale “in cui tutto è cominciato”, il momento della svolta a 180° nella politica del lavoro del nostro paese, ho espresso l'opinione che potrebbe essere di un qualche interesse capire, ancora oggi, a dodici anni di distanza, a chi rompeva i coglioni e quale fosse il motivo. Perché, secondo le voci che circolavano nel Ministero del Lavoro nei giorni immediatamente precedenti l'omicidio, si stava consumando un divorzio tra il professore e gli uffici ministeriali, per la linea di scontro radicale che era prevalsa in sede politica. E una email indirizzata allo staff dei collaboratori di Sacconi subito prima dell'omicidio sembra confermarlo.

E' insomma possibile una ricostruzione di quella vicenda secondo cui la scorta di Biagi rientrò tra quelle revocate da Scajola, banalmente, perché la sua collaborazione con il Ministero, in posizione particolarmente esposta come obiettivo dei terroristi, si era conclusa o era in via di conclusione.

Perché non dirlo, se così fosse? Si può capire una sorta di senso di colpa per la concatenazione di eventi, tragica, che aveva fatto sì che i terroristi entrassero in azione quando il professore aveva smesso di esercitare un ruolo centrale, ignorando con ogni probabilità quanto stava accadendo. Ma proprio perché sarebbe stato del tutto comprensibile, perché tacerlo?
Devo ripetere che la ricostruzione che propongo avrebbe bisogno di altri elementi di conferma. Ma non posso non osservare che, se risultasse vera, significherebbe che Marco Biagi aveva deciso di tenere riservati, per “lealtà nei confronti di Maroni e Sacconi”, come scriveva nella sua email, i motivi della rottura. E che su quei motivi ancora oggi i protagonisti di allora intendono tacere.

Per colpa delle parole improvvide di Scajola, stavano per trapelare. Ma le sue dimissioni hanno chiuso il caso. Purché accetti, di nuovo, di assumersi ogni responsabilità.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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