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Sulla Commissione Nazionale di Garanzia del PD




Oggi ho inviato al Presidente della Commissione Nazionale di Garanzia del PD, il Vice-Ministro dell'Economia Enrico Morando, una lettera (aperta) il cui contenuto vorrei far conoscere agli amici che mi leggono su questo blog.

Ecco il testo
Caro presidente,
conosco, perché ce lo hai manifestato, il tuo imbarazzo per la situazione in cui ti trovi, di inconciliabilità di fatto e di inopportunità politica, nel sommare una carica di governo a questa presidenza. Ho ritenuto tuttavia di doverti indirizzare questa lettera (aperta) perché, nell'attesa delle soluzioni che ti sono state promesse dai vertici politici, sei comunque il presidente di questa commissione. E lo sei in un momento delicato, la conclusione dei congressi regionali, la selezione delle candidature per una tornata elettorale di grande importanza.

Nell'affrontare le questioni di nostra competenza ci siamo trovati in più occasioni, ancora nelle ultime settimane, davanti a un problema di fondo, di non facile soluzione. Quando l'applicazione di una norma statutaria, di cui siamo chiamati ad essere custodi, può prestarsi alla considerazione classica “summum ius summa iniuria” ci si pone il dilemma se usare un criterio discrezionale, di ragionevolezza e di proporzionalità, sapendo però che nella discrezionalità è nascosta l'insidia dell'abuso. In più, siamo in un palazzo di cristallo (almeno, tale vorremmo che fosse) e dobbiamo preoccuparci dei riflessi della nostra azione all'esterno, rappresentato da una società che fatica a introiettare come inviolabile il principio di legalità e da una politica spesso tentata di porsi al di sopra della legge.

Ne traggo la conseguenza che la piena funzionalità di questa commissione, assicurando equilibrio, continuità e trasparenza nelle decisioni, sia indispensabile e urgente.

La finisco qui. Non ho soluzioni da proporti ma, conoscendo i principi cui ti sei sempre ispirato, sono certo che non resterai insensibile a questo appello

Cordialmente

Giovanni Principe

P.S: Mi concedo un'appendice, trattandosi dello stesso argomento. Mi è stata segnalata la lettera con cui è stata avviata nel partito la campagna di tesseramento. Non è un'occasione qualunque, è un momento centrale del rapporto tra il vertice, investito del potere politico, e il partito, il suo corpo vitale. Pur essendo in carica un responsabile di organizzazione, per quanto in una situazione non diversa dalla tua, nonché un segretario che ha fortemente voluto la sovrapposizione con la carica di premier, la sottoscrivono due autorevolissimi dirigenti che NON sono però mai stati nominati vicesegretari, come viceversa si qualificano. Non mi sento di considerarla una sottigliezza ma lascio alla tua sensibilità di valutare se il fatto non meriti, se non una censura, almeno una critica che, espressa “ex cathedra”, nel tuo ruolo, non resterebbe certamente inascoltata.

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