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A chi fa paura il dibattito interno al PD?

Una brutta giornata per il PD.
Tra Renzi a Torino e D'Alema a Roma, non mi è proprio andata giù.
Il segretario che dice “il PD non perda tempo a litigare al suo interno”. L'ex lider maximo che dice “se la minoranza [o comunque quella “cosa” che si è incontrata a Roma su invito di Cuperlo] si mette a rivedere le virgole di Renzi, rinsecchisce”.
renzi e chiamparino del pd
Questa è dunque l'idea che hanno, del dibattito interno al partito, i due dirigenti che oggi pesano di più nel determinarne le scelte: un litigio che fa perdere tempo (provocato al solo scopo di cercare visibilità), sofismi da cacaminuzzoli (incapaci di organizzarsi come minoranza).

Qui poi, su questo dente, batte la lingua di D'Alema. “Non sono a mio agio in minoranza. Se la maggioranza sente il partito come un peso e non lo organizza, organizziamolo noi, stampiamo le tessere che si è deciso di non stampare più.”
Eppure, nel senso delle parole di D'Alema, quella minoranza a cui si rivolge e che a lui fa riferimento si organizza, eccome! Su quale strategia, su quali proposte non si sa e forse non si saprà mai. Ma intanto si organizza. Intanto presidia saldamente le principali poltrone ministeriali, in tandem con quelli della maggioranza che si fanno riconoscere come AreaDem rappresentati da Franceschini. Hanno stretto un accordo in tempi diversi, e su basi di rapporto diverse, con il segretario ma il risultato non è molto dissimile. Basta dare un'occhiata, oltre che alle cariche di governo, alle candidature, per le europee come per le amministrative, ai segretari delle principali strutture di partito.
Che il capo della maggioranza e il “punto di riferimento” di quella che si definisce come minoranza abbiano la stessa idiosincrasia per il confronto democratico è rivelatore.
Se penso che con “liti da comari”, o “distinguo da rompicoglioni”, ci si riferisce alle considerazioni critiche che vengono avanzate attorno a un progetto di riforma costituzionale che si propone di cambiare l'equilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo e il peso dell'espressione della volontà popolare attraverso il voto...
Se penso che sui capisaldi di quel progetto non è ammessa libertà di opinione da parte dei rappresentanti eletti...
Se ci penso, trovo che il timore che si stia prospettando una virata in senso autoritario del nostro sistema democratico sia giustificato, prima ancora che dal contenuto delle proposte, dal modo con cui le si vuole imporre.
Se penso che a voler accreditare la tesi che il libero confronto democratico sia un ingombro da rimuovere sono, in singolare sintonia, il capo del partito e colui che è stato a capo della ex maggioranza, temporaneamente inciampata in un ruolo di minoranza, mi dico anche che per la minoranza del partito, quella vera, quella che si oppone alla chiusura e alle imposizioni e vuole tenere aperto la spazio di un confronto democratico, non sono tempi facili.
Su tutto questo incombe il monito di Bersani, nello stesso incontro di Roma: non conviene a nessuno scommettere sul fallimento di Renzi.
Appunto. E' proprio così. Proprio perché non ci possiamo permettere di scoprire tra uno o due anni che Renzi ci ha portato, accumulando errori “fatali”, in un vicolo cieco, perché questo paese non si può permettere il lusso di accumulare altri due anni di fallimenti, proprio per questo motivo oggi è fondamentale discutere, obiettare, portare argomenti, aiutarlo a non sbagliare, insomma, e non accontentarsi delle risposte “qui comando io”, perché “è questo che vogliono i due milioni delle primarie”.

In politica l'ultima spiaggia non esiste. E' come l'orco per i bambini, serve a spaventare e a mettere in riga ma non esiste. Succede piuttosto che qualcuno arrivi al capolinea e qualcun altro subentri. Che magari non è migliore, ma per scoprirlo servirà altro tempo. Intanto si sceglie. Tra opzioni limitate, su informazioni condizionate. Il discorso pubblico serve per accumulare informazione e rimuovere i limiti, così funziona la vita associata, proprio come la vita degli individui. 
 

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