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Congresso PD 7. NON SI CAMBIA COSI' LA LEGGE ELETTORALE!

Il cantiere di lavoro per la modifica del Porcellum è stato aperto al Senato. E' dalla vittoria di Prodi nel 2006 che l'Italia aspetta: il cantiere è stato aperto più volte, sarebbe ora di chiuderlo.

Come è noto, gli obiettivi dichiarati del PD in questa materia sono:
1) Tornare a dare agli elettori la possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti, confinando il ruolo dei partiti nella costruzione delle candidature; per le proprie liste il PD adotta le primarie come meccanismo che assicura una reale contendibilità basata sull'ampiezza del consenso

2) Permettere agli elettori di pronunciarsi sulla scelta, non solo dei propri rappresentanti ma della forza politica (o coalizione di forze) cui spetterà di formare il Governo.
Corollario di questa scelta può essere (ma non necessariamente deve essere) l'indicazione anche del Presidente del Consiglio, lasciando invariate le prerogative costituzionali del Capo dello Stato.
Un corollario ulteriore è il superamento del bicameralismo perfetto. Esigenza largamente condivisa, richiede una modifica costituzionale e deve quindi seguire un distinto percorso legislativo.

Per il PD il sistema elettorale che meglio garantisce l'insieme di questi obiettivi è il maggioritario a doppio turno di collegio. Per alcuni questo sistema presupporrebbe l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, sul modello francese (per altri del Presidente del Consiglio). Su questa tesi vi è ampia discussione tra gli specialisti (e tra le forze politiche), per cui la si può considerare materia opinabile, sottoposta a valutazione politica (discrezionale) e si può affermare che la scelta di questo sistema è perfettamente compatibile con l'indicazione del premier associato ai candidati di collegio. Il sistema, pertanto, non implica necessariamente modifiche costituzionali, come sarebbe nel caso di una indicazione vincolante (o, a maggior ragione, di un'elezione diretta del Capo dello Stato).
Nessuno ostacolo pregiudiziale impedisce dunque al PD di sostenere in sede parlamentare la sua proposta come legge ordinaria. Sarebbe pertanto questa la scelta da compiere e dovrebbe essere argomentata affermando con chiarezza gli obiettivi che intende perseguire.

E' parimenti noto che si situano su una posizione diametralmente opposta, da fronti diversi ma accomunati da un interesse convergente, sia il PDL che il M5S.
1) Hanno entrambi interesse a restringere il campo di scelte possibili dell'elettore. Il PDL, partito padronale, per controllare dall'alto la scelta dei candidati, il M5S per riservarla ai soli aderenti, controllati a loro volta in modo ferreo nella loro affidabilità e fedeltà ai due leader.
2) Hanno entrambi interesse a un risultato che costringa a un patto tra forze politiche di segno opposto evitando qualunque esito univoco. Il PDL perché, consapevole di riuscire a mobilitare ormai solo un consenso fortemente minoritario (un sesto degli elettori), senza quasi più capacità di coalizione, non ha altro modo per governare; il M5S perché spera di lucrare una rendita di scontento da entrambi i fronti, come è avvenuto a febbraio, nella paziente attesa dell'agognato 51%.
Il Porcellum è il sistema ideale per questi obiettivi. Lo è ancor di più se viene modificato seguendo pedissequamente le indicazioni della Consulta sugli aspetti di incostituzionalità che lo caratterizzano:
- se viene abbassata (come è inevitabile in base a un elementare principio democratico) l'entità massima del premio di maggioranza ovvero la soglia minima di accesso
- se si mantiene un sistema difforme per il Senato (o se si uniforma nel modo di cui sopra)
- se le preferenze (singole, o doppie con vincolo di genere) vengono introdotte senza modificare l'attuale disegno di collegi e circoscrizioni: la composizione delle liste resterebbe soggetta al controllo, a monte, delle forze politiche e all'interno delle liste così composte resterebbero pochissime chance per i candidati esterni all'apparato, non conosciuti dalla maggior parte degli elettori in territori di grande ampiezza.


Per fugare ogni dubbio in proposito, basterà segnalare chi, nel PDL, insiste, in modo martellante, per apportare alla legge elettorale solo i “ritocchi” imposti dalla Consulta: parliamo di Brunetta e di Gasparri. 

Sarebbe sbagliato però trascurare una differenza profonda tra il PDL, nella cui cultura politica questo sistema non desta alcuno scandalo, e il M5S. In quest'ultimo, il settarismo (che si nutre della cultura dell'omologazione) convive con richieste di maggiore democrazia e libertà di opinione: il M5S può dunque essere sfidato su questo terreno e difficilmente reggerebbe una scelta di campo su principi cardine della democrazia come quella che prospetterebbe il PD (se facesse la sua parte).


Il rischio di un ennesimo autogol è invece dietro l'angolo. Si sta infatti ricercando, in modo sempre più affannoso, una mediazione. Che potrebbe anche muovere da una motivazione ragionevole, saggiare il terreno per verificare se si possa evitare lo scontro aperto, almeno verso il M5S.
Il problema è che la proposta che viene maggiormente accreditata come oggetto di trattativa e possibile punto di approdo (attribuita a Violante), assumendo la bandiera del proporzionalismo, con una strizzata d'occhio ai minoritarismi presenti in tutti gli schieramenti, in realtà stravolge uno per uno gli obiettivi del PD. Non tocca (se non come opzione secondaria, poco credibile) il disegno dei collegi e delle circoscrizioni e pone come contrappeso una soglia di sbarramento ragguardevole. In questo modo assicura al PDL e al M5S il raggiungimento di entrambi gli obiettivi che li accomunano. Grandi collegi e dunque liste sotto il controllo degli apparati. Frammentazione e dunque stallo, premessa per un ritorno obbligato alle larghe intese. Non è forse un caso che questo esito sia stato dato, se non per scontato, quanto meno per assai probabile dal Presidente del Consiglio Letta.
Rappresenterebbe dunque, più che una mediazione, una resa del PD mascherata da compromesso, una sorta di eutanasia o suicidio assistito. Rinunciando a una battaglia politica attorno ai motivi di fondo della scelta e dunque senza far pagare pegno al M5S. 

E' pur vero che nella versione di questa proposta ora in circolazione sembra si preveda un ballottaggio tra le due coalizioni più votate nel caso in cui nessuna raggionga la soglia di accesso al premio, così da garantire la chiarezza dell'esito finale. Ma, a parte la macchinosità, l'effetto della proposta potrebbe risultare tale da configurare un atto di autolesionismo puro. 

Il PD, abdicando alla libera scelta dei candidati in sede locale su collegi ristretti, getterebbe alle ortiche l'insegnamento di tutte le ultime tornate amministrative, che hanno dimostrato come le scelte su base locale (con primarie aperte) valorizzino quasi senza eccezione i candidati di centro-sinistra. Tornerebbe invece a scommettere sull'appeal della lista che, come sappiamo, è andato regolarmente scemando, dalla sua fondazione ad oggi. Cosicché è tutt'altro che da escludere che il ballottaggio finale possa essere tra PDL e M5S. Con buona pace della grande quantità di quadri locali di centrosinistra che si sono guadagnati la stima e il consenso degli elettori.
Occorre dunque far di tutto per impedire la trappola in cui si rischia di cadere anche in questo campo, decisivo per la salvaguardia della democrazia (detto senza alcuna enfatizzazione).
Se di mediazione si deve parlare, l'unica possibile è quella del ritorno al Mattarellum. Con qualche minimo correttivo – aggiungere un'ulteriore riduzione della quota proporzionale e eliminare l'assurdo meccanismo dello scorporo – ci avvicineremmo molto al maggioritario di collegio (sia pure a un turno secco). In ogni caso, nonostante sussista il rischio di un esito che non permette la chiara individuazione della coalizione vincente, non vi è alcun dubbio che questa mediazione sia l'unica praticabile senza che si sancisca una resa incondizionata. Perché è quella che si può raggiungere con il percorso legislativo più semplice e più rapido e perché è quella in cui la libertà di voto dell'elettore è meglio garantita.

Si potrebbe finire per sentire la mancanza dell'”aiutino” rappresentato dal premio di maggioranza. Ma dal male può nascere il bene: dovendo contare sulle proprie forze, si potrebbe essere incentivati a lavorare ancora meglio sulla scelta dei candidati e sulla elaborazione della proposta politica per guadagnarsi, magari con un po' di sudore in più, il consenso degli elettori.   

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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