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Il PD verso il congresso. 2. Si comincia discutendo del nulla

PARLARE DI RENZI PER NON PARLARE DI POLITICA
A giudicare da quello di cui si sta discutendo in questi giorni, e da quello di cui si tace, il congresso del PD comincia sotto pessimi auspici.
Si discute molto del ruolo di Renzi. Per scoprire, come se fosse una novità, che nutre l’ambizione di guidare il governo del Paese. O per avanzare il sospetto che, dopo aver fatto fuoco e fiamme per contrapporsi al segretario del partito, con tanto di deroga allo statuto, nelle primarie di coalizione, ora pensi di tornare alla figura unica.
La questione che pone Renzi è diversa. La pone attraverso la stampa tedesca e evita di argomentarla, come è nel suo stile. Ma i suoi interlocutori si guardano bene dall’affrontarla nel merito. Si tratta di questo: l’incarico di segretario sarà incompatibile con la candidatura a premier?

IL TRIONFO DELL'OVVIO
Non si pensi che sia una fantasia di mezza estate del sindaco di Firenze. Non la pone perché ha preso un colpo di sole ma perché ci sono varie correnti (non tutte “di pensiero”) che hanno preso a sostenere questa tesi, con un ribaltamento radicale di impostazione rispetto a quella originaria su cui è stato fondato il PD. Non c’è nulla di scandaloso. E’ però un bruttissimo segnale che non si confrontino argomenti seri attorno a questo tema ma ci si limiti a piantare bandierine o, peggio, a tirar fuori battute e baggianate. Come quelle di chi insinua che sarebbe il segno di un’ambizione sfrenata (paragonabile, per capirci meglio e senza offesa per nessuno, a quella di un Veltroni o di un Bersani). O di chi argomenta che il partito è così mal ridotto che serve qualcuno che ci si dedichi a tempo pieno (come se Veltroni, Franceschini e Bersani lo avessero fatto a tempo perso).
In effetti, se si tratta di questo, e di questi argomenti, basta e avanza il puro e semplice buon senso, il richiamo all'ovvio in cui è maestro D'Alema, non a caso pronto a dire la sua. Senza togliere a un iscritto al PD, che avesse i numeri per farlo, la possibilità di candidarsi alla guida della coalizione anche se non è il segretario, apparirebbe perfino bizzarro fissare per statuto una norma che faccia divieto al segretario nazionale, unico tra tutti i tesserati, di candidarsi alle primarie di coalizione per la presidenza del consiglio.
Insomma, una discussione attorno al niente, utile solo a evitare che si discuta in modo aperto della durata di questo governo e del come superarlo (visto che non è quello che il suo stesso premier vorrebbe …), dei tempi del congresso (in funzione del rilancio e della ricostruzione del partito o delle esigenze del governo) e, perché no, del dualismo Letta-Renzi.

FABRIZIO BARCA, CHI ERA COSTUI?
Quella su cui si dovrebbe discutere è un’altra questione, di primaria importanza, che Fabrizio Barca ha il merito di aver sollevato con dovizia di argomenti nel suo documento sul “Partito nuovo” (per il buon governo). Una questione su cui si è preferito sorridere per il termine usato per definirla, un pochino desueto (“catoblepismo”). Che però riguarda un tema cruciale, il rapporto tra partito e istituzioni e la necessità di stabilire una chiara divisione di ruoli. E che richiama l’attenzione su una doppia degenerazione, quella dell’occupazione delle istituzioni, fin negli apparati amministrativi che ne dipendono, da parte dei partiti e quella della riduzione del ruolo dei partiti a pure “infrastrutture di servizio” delle istituzioni.

Ma, ormai si è capito, per tutto ciò che odora di politica gli ordini di scuderia sono chiari: “alla larga!”

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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