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Lettere al PD, verso il congresso. 1. Gli assist, a vuoto, della Corte

La Corte Costituzionale ha bocciato il contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro introdotto da Berlusconi e Tremonti nel 2011.
Indignazione on-line (e in un commento della CGIL): ancora una volta vengono salvati i ricchi mentre gli esodati, i pensionati che hanno visto congelata la scala mobile …
Tace la politica.

Eppure la sentenza incriminata (161/2013) dice che il prelievo è irragionevole e discriminatorio se applicato a una sola categoria di redditi (quelli da pensione).
Non sarebbe dunque censurabile se fosse applicato a tutti indistintamente.
Impensabile? Perché?

Poniamo in altri termini la domanda. Con una premessa.
Il governo Berlusconi aveva ritenuto percorribile la strada del prelievo (temporaneo, eccezionale, per tre anni) su i redditi più alti: 5% per la parte eccedente i 90.000 euro, 10% oltre i 150.000 euro e 15% oltre i 200.000 euro. Non si era neppure limitato ai pensionati, ma aveva in un primo momento esteso il prelievo anche ai dipendenti pubblici.
Ebbene: quali motivi impedivano di estenderlo ai dipendenti privati? E ai lavoratori autonomi? E ai redditi di impresa (dunque anche i redditi derivanti dalla distribuzione di dividendi di società quotate)? Che cosa impediva, insomma, di introdurre un prelievo (temporaneo, eccezionale, per tre anni) sui tutti i redditi superiori a 90.000 euro?

Scartiamo l’idea che non lo abbia fatto per il puro interesse particolare dell’allora Presidente del Consiglio, massimo contribuente italiano. Sarebbe offensivo e “alzerebbe i toni”.
Se poi sospettassimo una ritrosia dei parlamentari per il fatto che i loro stipendi rientrerebbero tra quelli “sovratassati” cadremmo, come è evidente, nell’antipolitica.
Parimenti impensabile che il motivo stia nel fatto che tra gli elettori PdL pesano poco pensionati e dipendenti pubblici mentre abbondano lavoratori autonomi e rentiers (possessori di rendite finanziarie, in francese per tenere i toni bassi). Si sa che in quel partito è forte il senso dello Stato.
O, peggio, che si trattasse solo di una preoccupazione propagandistica, perché il partito anti-tasse non avrebbe retto un aumento delle aliquote (si sarebbe trattato di questo, dal 42% al 44% tra 90.000 e 150.000, dal 42% al 46% tra 150.000 e 200.000, dal 42% al 48% oltre i 200.000). Un partito con forte senso dello Stato non subordina tutto alla propaganda.

Forse è stato considerato un provvedimento di poca importanza, per il quale era sufficiente un gesto simbolico (vista, tra l’altro, la diffusione del fenomeno dell’evasione fiscale tra i redditi più alti).
Proviamo allora a calcolare gli effetti, per verificare se si sarebbe trattato solo di un gesto simbolico.

Facciamo ricorso ai dati del Dipartimento delle Finanze, che fornisce le cifre per la categoria 100.000 – 200.000 € (di reddito dichiarato) e per quella superiore a 200.000 €.
Nella prima sono compresi l’1,1% dei contribuenti: un po’ meno di 350.000, che versano però all’erario il 10,17% dell’IRPEF: nel 2012, poco meno di 17 miliardi. Non potendo distinguere la platea fino a 150.000 (e considerando che abbiamo trascurato quella tra 90.000 e 100.000), possiamo realisticamente calcolare l’introito potenziale in base alla media tra le due aliquote, cioè al 7,50%. Parliamo dunque di una cifra (approssimativa ma non lontana dal vero) di 1,27 miliardi di euro all’anno, per tre anni.
Quanto alla platea dei contribuenti oltre i 200.000 euro, si tratta dello 0,25% dei contribuenti (circa 79.000) per un introito che è tuttavia pari, nel 2012, al 7,52% dell’intera IRPEF, ovvero a 12,513 miliardi di euro. Qui il conto può essere preciso: applicando un’addizionale del 15%, l’introito sarebbe (al 2012) di 1,877 miliardi. Sommati a quelli che si incasserebbero dai contribuenti tra i 100.000 e i 200.000 euro avremmo quindi qualcosa più di 3 miliardi all’anno (3,15 secondo i nostri calcoli) per raggiungere poco meno di 10 miliardi in tre anni.

No, non è una bazzecola. Coprirebbe il mancato aumento dell’IVA e la rimodulazione dell’IMU (detrazioni portate a 400 euro). Si tratterebbe di una proposta elementare di equità distributiva che il PD, forte della sentenza della Corte, dovrebbe cogliere al balzo, senza bisogno di copiare Hollande (estremista, forse “imbarazzante” per il Governo). E il PdL non dovrebbe opporsi, ovvio…
Strano destino, quello dei pronunciamenti della Corte.
Bocciano sonoramente il Porcellum. Sarebbe un assist per il PD ma il PdL trae motivo da quella sentenza per rivendicare due correttivi minimali sulle storture più eclatanti messe in rilievo dalla Corte, impedendo così di realizzare lo spirito della pronuncia (se non tra 18 mesi, nella speranza che si vada al voto prima di allora).
Bocciano l’addizionale IRPEF irragionevole e discriminatoria. Sarebbe un assist per il PD ma anziché renderla ragionevole e equa la ignorano bellamente.
Ora stiamo per assistere all'assist invocato (alla rovescia): una bocciatura attesa, funzionale alla politica del rinvio. Si vara un disegno di legge palesemente incostituzionale (con legge ordinaria si “deroga” all’applicazione della norma costituzionale sulle procedure di revisione della Costituzione stessa): un assurdo destinato ad essere bocciato, ma in un secondo momento. Al momento giusto?
Insomma, si invoca l’assist … per fare autogol.

Così va, nel nostro Paese, la separazione dei poteri.

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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