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Perché non provare a ribaltare il copione?

Ancora una volta il PD discute se dire si o no a Berlusconi. E' possibile dichiararlo ineleggibile in base alla legge del 1957?
Non arrivo a capire: non si può rovesciare il tavolo e far votare le proposte del PD su conflitto di interessi e  incompatibilità, legge elettorale (maggioritario a doppio turno di collegio), corruzione e reati finanziari, per le quali esiste, almeno sulla carta, un'ampia maggioranza in Parlamento? Il problema dell'ineleggibilità sarebbe risolto solo a partire dalla prossima legislatura. Ma non si darebbe una soluzione anche ai problemi di quella in corso? 

So di andare controcorrente, magari dico una sciocchezza, ma non mi scandalizza l'idea che si voti a favore dell'eleggibilità di Berlusconi. 
Penso però che un partito che si rispetti, tanto più se alla guida c'è uno che dovrebbe avere dimestichezza con la contrattazione, dovrebbe “inquadrare” questa scelta in una trattativa con cui far avanzare le sue posizioni. Traendo vantaggio dalla disponibilità concessa sul voto per B.

Un passo preliminare potrebbe consistere nella richiesta di un rinvio della votazione sul presidente e sulla convocazione della Giunta. Non sarebbe una concessione: al contrario, se si raggiunge l'accordo, bene, altrimenti ci si regola diversamente.

Dopo di che, quali provvedimenti si dovrebbero reclamare, annunciandoli alla delegazione PDL e al popolo italiano? Ecco un possibile elenco:
  • Ineleggibilità e conflitto di interessi. Sembra che ci stia lavorando Massimo Mucchetti. Se l'argomento a favore di Berlusconi è che la vecchia legge del 1957 non appare applicabile con chiarezza al suo caso, una nuova legge deve essere a prova di qualunque equivoco. Quanto alla natura delle concessioni e delle attività connesse all'informazione, quanto a controllo e proprietà di pacchetti azionari e quanto a gradi di parentela. Si farebbe fuori Berlusconi? Nossignori, lo si inviterebbe, per continuare a proporsi come leader della destra italiana, a privarsi delle proprietà dirette o indirette di Mediaset, Mondadori, Il Giornale e di costringere figli e fratelli a fare altrettanto. Pensate quanto bene potrebbe fare davvero al Paese reinvestendo una fortuna ragguardevole in attività imprenditoriali che non rientrerebbero nella casistica di legge, magari rilevando aziende in difficoltà. Dalle calzature alla componentistica per auto, dall'alluminio all'agricoltura biologica, dal wellness alla cantieristica (non nomino la grande distribuzione organizzata visto che il settore non gli ha portato fortuna), l'elenco sarebbe infinito.
  • Legge elettorale. Maggioritario a doppio turno di collegio. E' la posizione ufficiale del PD (se non vado errato lo è tuttora), non c'è bisogno di dire altro. Il minimo sindacale è dato dal ritorno al Mattarellum (con i correttivi essenziali sullo scorporo e sulle preferenze di genere), su cui ha già presentato una proposta Anna Finocchiaro. Tempestiva, ci mancherebbe.
  • Corruzione (procedere dove si era “interruptus” il governo Monti), concussione (cancellare il regalino della Severino), falso in bilancio (tornare a una legislazione in linea con i parametri internazionali).

Naturalmente il PDL obietterebbe che le priorità per il Paese sono altre. Ma è un argomento debolissimo: adottare questi provvedimenti non impedirebbe di fare pressioni sull'Europa per rivedere la politica dell'austerità o di correggere il disastro sugli esodati e i pasticci della “riforma” Fornero o di saldare i debiti della PA verso le imprese.
Si dirà: il PDL potrebbe a buon diritto minacciare la caduta del governo in quanto sarebbero approvati con una maggioranza diversa da quella che lo appoggia. Attenzione: a parte il fatto che non c'è nessun vincolo di questo genere (ci sarebbe solo se la coalizione poggiasse su un accordo politico generale), se c'è una maggioranza per votare i provvedimenti che ho elencato, la stessa maggioranza potrebbe decidere di non andare al voto in caso di caduta del governo.

Certo, il ragionamento svolto fin qui non vale se quella parte del PD che ha impedito l'elezione di Prodi (un po' più larga dei 101 che sono diventati emblematici con la loro astensione) non considera in realtà il governo Letta frutto di un accordo “di emergenza”, o di servizio, quanto piuttosto espressione di una coalizione politica di legislatura. In quel caso non si darebbe trattativa alcuna, mancando la fonte del conflitto. Se si va d'amore e d'accordo non si contratta ma ci si sposa.

Ma, sia chiaro, il dubbio lo espongo solo come pura ipotesi di scuola.  

Commenti

Agli amici e amiche che leggono

La veste grafica è cambiata, per rendere il testo più leggibile, e ho dato anche un'altra impostazione ai post, per renderli (così spero) più "veloci".
Non perdo però il vizio di "sfidarvi" (ma innanzi tutto di sfidarmi) con ragionamenti più articolati e più meditati. Serviranno a questo le pagine, che avranno questo scopo.
Buona lettura. I commenti sono sempre graditi, le critiche ... prese nella dovuta considerazione

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